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	<title>Lo Sgamato</title>
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	<description>Muoversi a Milano, ma anche starci fermi</description>
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		<title>In Zona 5 arriva il bollo di qualità per i commercianti virtuosi. Intervista agli ideatori.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Z.Francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Milano si fanno incontri interessanti. Uno di questi è quello con quattro studenti della Bocconi. I loro nomi sono Enea Moscon, Adelaide Mozzi, Lorenzo Iseppi e Ludovica Moccaldi. Studiano Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali, e da qualche tempo collaborano con il Consiglio di Zona 5 per dar vita a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.losgamato.it/2012/05/18/in-zona-5-arriva-il-bollo-di-qualita-per-i-commercianti-virtuosi-intervista-agli-ideatori/evasione-fiscale/" rel="attachment wp-att-9693"><img class="alignleft size-full wp-image-9693" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2012/05/evasione-fiscale.png" alt="" width="484" height="324" /></a><strong>A Milano si fanno incontri interessanti</strong>. Uno di questi è quello con quattro studenti della Bocconi. I loro nomi sono Enea Moscon, Adelaide Mozzi, Lorenzo Iseppi e Ludovica Moccaldi. Studiano Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali, e da qualche tempo collaborano con il Consiglio di Zona 5 per dar vita a un <strong>progetto che mira a sensibilizzare cittadini e commercianti al tema caldo dell&#8217;evasione fiscale</strong>. Ne abbiamo parlato con loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parliamo del progetto. Come funziona?</strong></p>
<p>Chiedere lo scontrino è un diritto e un dovere. L&#8217;obiettivo è cercare di rendere il cittadino consapevole di questa cosa, di non farlo vergognare nel chiedere ciò che gli spetta e, contemporaneamente, di premiare i commercianti onesti. Troppo spesso si generalizza e si parla di commercianti ladri; vogliamo far capire che non sono tutti così e, anzi, spingere i cittadini ad andare da chi è onesto. <strong>Tutto comincia con un&#8217;autocertificazione da parte dei commercianti, che possono quindi attaccare in vetrina un logo</strong>, distribuito dal Consiglio di Zona, grazie al quale i cittadini possono riconoscere chi aderisce all&#8217;iniziativa. In questo modo si sensibilizzano i cittadini a una tematica importante.</p>
<p><strong>Che risultati vi aspettate per il breve e lungo termine?</strong></p>
<p>Per il breve termine ci aspettiamo principalmente che si parli di evasione. E che se ne parli in modo diverso. Siccome non si è stati abituati a dare peso al fatto che il commerciante ci dia lo scontrino o meno, al di là della nostra eticità, il risultato a lungo termine che <strong>ci aspettiamo è che si cominci a dare un valore a questo gesto</strong>. Non pretendiamo di educare nessuno, vogliamo solo che finalmente si parli di questo fenomeno.</p>
<p><strong>Avete pensato alla possibilità di “esportare” questo progetto?</strong></p>
<p>Già alcuni consiglieri di Zona 3 e Zona 8 ci hanno detto che l&#8217;idea e buona e che gli piacerebbe proporla anche nei rispettivi Consigli di Zona. <strong>Ora c&#8217;è solo da capire cosa ne pensano i commercianti</strong>: essendo un progetto a partecipazione volontaria, bisogna vedere che riscontro ci sarà dai diretti interessati, per capire se il progetto avrà un seguito oppure no. La speranza in ogni caso è di diffondere l&#8217;idea a tutta Milano. E una volta espugnata Milano, non sarà difficile esportare il progetto all&#8217;esterno!</p>
<p><strong>Qual è stata la reazione del Consiglio di Zona 5, quando avete presentato la vostra proposta?</strong></p>
<p>Beh, anzitutto bisogna ringraziare <strong>Aldo Ugliano</strong>, il presidente di Zona 5, che da subito ha appoggiato l&#8217;idea e ci ha aiutato a presentarla, e poi il presidente della Commissione Commercio di Zona 5, <strong>Raffaele Magnotta</strong>, che si è molto speso per aiutarci con il progetto. Per il resto, fatta eccezione per la componente del PdL, che si è astenuta, e un consigliere dell&#8217;Udc, che non ha votato, per il resto tutto il Consiglio ha votato a favore.</p>
<p><strong>Che riscontro c&#8217;è stato, invece, da parte dei cittadini?</strong></p>
<p>Com&#8217;è normale che sia, quando abbiamo presentato il progetto, ci sono stati pareri favorevoli ma anche qualche perplessità. Principalmente le perplessità erano legate alla sensazione che fosse come gettare un sasso in uno stagno, qualcosa di non risolutivo. Ma è proprio qui che sta il punto, perché <strong>il senso del progetto non è quello di risolvere magicamente il problema</strong>. L&#8217;obiettivo è concentrarsi sull&#8217;aspetto culturale, e finché non è un qualcosa in più che però crea un danno, perché non provare?</p>
<p><strong>Quanto, secondo voi, il problema dell&#8217;evasione è culturale?</strong></p>
<p>Il problema è decisamente culturale. In Italia manca la cultura dell&#8217;onestà, non l&#8217;onestà. Ma tutto ciò che hanno fatto fino ad ora i governi nazionali non è stato altro che concentrarsi sull&#8217;aspetto negativo, sulla caccia alle streghe, sulla punizione del cattivo, del personaggio negativo. Non che l&#8217;evasore non sia un personaggio negativo, ma il problema è che<strong> la politica ha il dovere di promuovere scelte e comportamenti virtuosi</strong>. Se non fai altro che punire un bambino, continuerà a fare ciò che vuole, anche solo per partito preso. Non basta punire, bisogna anche far capire perché si viene puniti e perché è meglio comportarsi nel modo corretto.</p>
<p><strong>Perché devono essere dei ragazzi di poco più di vent&#8217;anni a intervenire?</strong></p>
<p>Siamo di fronte a un cane che si morde la coda. Le tasse continuano ad aumentare perché sempre meno persone le pagano. Lo Stato potrebbe fare qualcosa per cambiare le cose. Ma anche no. Si sta sempre a guardare a cosa non fanno gli altri, ma <strong>a nostro parere è impensabile che una persona possa sentirsi davvero a posto con se stessa se non si chiede prima che cosa fa lei per cambiare le cose</strong>. Non dimentichiamoci, poi, che le amministrazioni sono anche lo specchio delle persone che le votano. Si deve lavorare anche per cambiare un po&#8217; le persone, e questo lo può fare lo Stato, attraverso l&#8217;educazione del cittadino, ma può farlo anche il cittadino stesso in modi differenti, come l&#8217;iniziativa nelle piccolo realtà della società civile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mastica, mastica, tutto il giorno mastica</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 11:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S.Federica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so voi, ma io, quando sono nervosa (come quando sono sotto esami), sento il bisogno di masticare: no, non perché sono la solita golosa e quindi sto trovando l&#8217;ennesima scusa per ingollare qualcosa (cioè, magari un po&#8217; sì), ma perché il fatto di masticare, di impegnarsi per sentire qualcosa che si disintegra sotto i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so voi, ma io, quando sono nervosa (come quando sono sotto esami), sento il bisogno di masticare: no, non perché sono la solita golosa e quindi sto trovando l&#8217;ennesima scusa per ingollare qualcosa (cioè, magari un po&#8217; sì), ma perché il fatto di masticare, di impegnarsi per sentire qualcosa che si disintegra sotto i denti, lascia che i nervi si distendano, poi, dopo tutta quella fatica.</p>
<p>Questa settimana ho battuto il record per la categoria &#8220;Numero di esami tentati e ben riusciti in 7 giorni&#8221;, roba che nemmeno il Trota nei suoi momenti migliori a Tirana; e come me, anche voi avrete iniziato a prepararvi per la fatidica Sessione Estiva, quel fantastico momento in cui persino i vostri genitori escono a godersi sole brezza e amici, mentre voi, tapini, siete reclusi in camera vostra in pigiama, a combattere con l&#8217;algoritmo o la guerra di indipendenza del momento, con la stessa voglia di vivere e frustrazione che accompagnano un prigioniero innocente.<br />
Probabilmente, anche la vostra alimentazione sarà molto simile a quella del Conte di Montecristo, pane e acqua &#8211; perché in fondo non avete molto tempo per altro &#8211; e questo vi renderà ancora più depressi nello scenario di coloro che si sacrificano mentre gli amici (che non si sa come mai, ma non fanno mai nulla) vivono di aperitivi nel parco e seratone per gente gggiusta.</p>
<p>Una piccola soluzione a questo devasto c&#8217;è: i vostri amici sono fuori a divertirsi? E voi, alla facciazza loro, vi mangerete &#8220;<strong>Il Croccante Mastichevole Antistress Più Buono Che ci Sia</strong>&#8220;.<br />
<img class="alignleft  wp-image-9758" title="barrette" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2012/05/barrette.jpg" alt="" width="576" height="432" />È una ricetta facilissima e davvero veloce, l&#8217;unico ostacolo potrebbe essere il caramello, ma vi spiegherò tutto a tempo debito per evitare ogni inghippo possibile.</p>
<p>Vi servono, per un Croccante per una fame e un nervosismo medi</p>
<ul>
<li>2 cucchiai di zucchero</li>
<li>un cucchiaio e mezzo di mandorle pelate e non (o nocciole o sesamo, quello che più vi aggrada)</li>
<li>un paio di gocce di limone</li>
<li>un cucchiaio d&#8217;acqua</li>
</ul>
<p>Se voleste aumentare le dosi, basterà che vi ricordiate che lo zucchero deve essere sempre un po&#8217; di più dei semi &#8211; potete tranquillamente andare a occhio.</p>
<p>Per prima cosa tostate i semi in una padella anti aderente, fuoco basso, altrimenti si bruciano (in particolare fate attenzione con il sesamo, si brucia molto facilmente e poi ha un sapore disgustoso).<br />
Quando sentirete un profumino affumicato e vedrete che i semi sono ben dorati, sarà il momento di levarli dal fuoco.<br />
Mettete i semi su un foglio di carta da forno posta o su un piano in marmo, o su una placca da forno; se si tratta di mandorle o di nocciole, sminuzzatele grossolanamente: ovviamente più le taglierete finemente, più il Croccante verrà sottile e regolare.<br />
Nella padella ancora calda che avete usato per tostare i semi, mettete lo zucchero, insieme al cucchiaio d&#8217;acqua e alle gocce di limone. Fate andare sempre a fuoco basso, mi raccomando.<br />
Qui viene il bello: lo zucchero, prima di diventare caramello, passerà da tre stadi.</p>
<p>1- &#8220;Wow, si sta sciogliendo, è davvero facile &#8216;sta cosa&#8221;<br />
2- &#8221; Macccccheddiavolo… No! Si è tutto raggrumato, è secco, solido, non è così che il caramello deve essere, aiuto, AIUTO! È TUTTO DA BUTTARE!&#8221;<br />
3- &#8220;Ehi ehi, vedi un po&#8217; che si sta sciogliendo ancora? Bella! È dorato, è liquido, è proprio caramello vero!</p>
<p>Quando avrete raggiunto lo Stadio 3, prendete i semi e versateli nel caramello, mescolate bene con un cucchiaio di legno in modo che i semi siano bene amalgamati al caramello, ma non incantatevi troppo a mescolare altrimenti si brucia tutto.<br />
Facendo attenzione a non ustionarvi (il caramello è una delle cose più calde di questa terra) versate quello che oramai è il vostro Croccante ancora allo stato liquido, sopra la carta da forno che avete usato prima; versatelo in modo fa formare un rettangolo (non perfetto, ovviamente) e lasciatelo lì a raffreddare.<br />
Quando si sarà raffreddato, tagliatelo a barrette e il gioco è fatto.</p>
<p><a href="http://www.losgamato.it/2012/05/18/mastica-mastica-tutto-il-giorno-mastica/img_0890/" rel="attachment wp-att-9752"><img class="alignright size-medium wp-image-9752" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2012/05/IMG_0890-e1337339458792-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Il tempo impiegato per questa preparazione è di circa 15 minuti: quanto una pasta al pomodoro, ma con un risultato decisamente più soddisfacente.<br />
Inoltre, essendo molto zuccherino e calorico, sazia in fretta e fa carburare il cervello per concentrarvi a dovere.<br />
Dopo aver mangiato, lavatevi i denti, sennò vi vengon le carie.<br />
Anzi, già che ci siete, lavatevi anche il resto che mi sa che puzzate un po&#8217;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutte le foto contenute nelle ricette pubblicate<br />
su www.losgamato.it sono realizzate dalla redattrice dell’articolo.</p>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intervista a Marco Lillo, co-fondatore de Il Fatto Quotidiano</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 21:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Collaboratori occasionali ma non troppo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Marco Lillo, co-fondatore de Il Fatto Quotidiano Credevate che ce ne fossimo dimenticati! Invece no&#8230; Come promesso, anche se con ritardo, pubblichiamo il testo della nostra conversazione con il co-fondatore de Il Fatto Quotidiano, che abbiamo incontrato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia: Marco Lillo. L&#8217;abbiamo incontrato in occasione della conferenza sul ruolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><img class="alignleft  wp-image-9746" title="IMG_6042" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2012/05/IMG_6042-1024x682.jpg" alt="" width="368" height="245" />Intervista a Marco Lillo, co-fondatore de Il Fatto Quotidiano</h2>
<p>Credevate che ce ne fossimo dimenticati! Invece no&#8230; Come promesso, anche se con ritardo, pubblichiamo il testo della nostra conversazione con il co-fondatore de Il Fatto Quotidiano, che abbiamo incontrato al <strong>Festival Internazionale del Giornalismo </strong>di Perugia<strong>: Marco Lillo.</strong> L&#8217;abbiamo incontrato in occasione della conferenza sul ruolo degli avvocati e delle cause legali nei confronti dei giornalisti e delle testate giornalistiche. Si è parlato del ruolo della pubblicità nelle testate sia cartacee che online, che molte volte sono l&#8217;emanazione dei giornali.</p>
<p><strong><span id="more-9745"></span>Che ruolo ha la pubblicità nel condizionare il giornalista e la testata e come si può fare per evitare il più possibile questo tipo di ingerenza?</strong></p>
<p>Io sostengo che sempre più spesso sia la <strong>pubblicità</strong> a condizionare la stampa più pesantemente della politica. Tutti immaginano la censura come una scena classica del politico danneggiato da un articolo che chiama l&#8217;editore che interviene sul giornalista e fa togliere l&#8217;articolo. Invece io faccio sempre un esempio: l&#8217;ultimo giorno della campagna elettorale di Bush vs. Kerry. In quel caso accadde che due network non mandarono in onda due documentari, il primo contro Bush (girato da Michael Moore) e il secondo contro Kerry del Partito Democratico, che avrebbe svelato notizie sui suoi trascorsi in Vietnam, non perché erano i politici che erano intervenuti sui network, ma per le lamentele degli investitori pubblicitari. I rappresentanti di uno dei network non volevano danneggiare i loro possibili compratori di destra, l&#8217;editore dell&#8217;altro network non voleva privarsi degli acquisti di pubblicità da parte di chi puntava invece al mercato di sinistra. Questo per dire come<strong> la pubblicità condiziona in modo tanto forte i media</strong>, che due documentari che sarebbero passati sotto le forche caudine della politica non sono passati da quella pubblicitaria. Questo perché? Perché i bilanci delle società editoriali sono sempre più dipendenti dalla pubblicità. Fortunatamente<em> il Fatto</em> incassa circa 27 &#8211; 28 mln da vendite e 1 mln di euro nemmeno dalla pubblicità&#8230; Questa percentuale di fondi provenienti dalla pubblicità, circa del 3% al Fatto, è decuplicata in altri gruppi editoriali di carta stampata. Cosa fa un gruppo quando viene danneggiato nella sua reputazione? Taglia il budget per l&#8217;anno successivo. Questo taglio ha un impatto sul bilancio del gruppo editoriale. L&#8217;editore si pone dei quesiti sulla prossima campagna di informazione, se è il caso di tutelare di più lo stipendio dei propri dipendenti, piuttosto che la libertà d&#8217;informazione e questo ha un effetto immediato sulle scelte editoriali. Come si può contrapporre a questa tendenza una controtendenza? Puntando di più al lettore, cercando di riportare i giornali al loro compito principale, che è quello di vendere in edicola e non di vendere la pubblicità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A proposito della realtà de Il Fatto Quotidiano, questa quota del 3% degli introiti pubblicitari. Come si pone la vostra testata all&#8217;interno di una dinamica di scelta delle inserzioni da pubblicare?</strong></p>
<p>Non sono d&#8217;accordo sull&#8217;idea di fare una selezione, e dire cose del tipo &#8220;poiché faccio una campagna contro l&#8217;Enel rifiuto la pubblicità dell&#8217;Enel&#8221;. Io non me lo pongo il problema, non mi faccio condizionare. Noi abbiamo avuto un caso, se non ricordo male proprio con Enel, di questo tipo. La società considerò uno sgarbo questo nostro comportamento, per cui fummo noi a chiedere loro se volevano continuare a tenere la pubblicità sul nostro giornale o a toglierla. Non siamo di certo noi a decidere. Quando ci propongono di fare pubblicità, non siamo noi a dire &#8220;non la vogliamo&#8221;. Sicuramente non metterei pubblicità contrarie ai valori de Il Fatto Quotidiano. Se il giornalista non si autocensura, non vedo il problema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Noi siamo i redattori de LoSgamato.it, una realtà che è nata circa un anno e mezzo fa a Milano. Per il momento non abbiamo banner né finanziatori e il nostro lavoro, fino ad ora, l&#8217;abbiamo considerato come &#8220;volontario&#8221;. Siamo noi che ci gestiamo il sito&#8230; </strong></p>
<p>Scusa se ti interrompo. Questa è una cosa importante. <strong>Internet</strong> da questo punto di vista è più esposto della carta stampata. E&#8217; indubbio che il lettore è la nostra prima garanzia di libertà. E&#8217; evidente che anch&#8217;io devo avere uno stipendio e questo, se non è pagato dagli inserzionisti pubblicitari (che come ho detto raramente scelgono il nostro quotidiano), me lo devono pagare i lettori, quindi questo crea un rapporto molto forte tra noi e i nostri lettori, ci impone delle responsabilità, però è anche l&#8217;aspetto positivo della questione. Internet purtroppo questo sistema di pagamento delle notizie lo rende molto più difficile, perché è evidente che la rete fornisce tanti prodotti gratuitamente, ed è difficile farsi pagare. Noi siamo riusciti a spiegare questa cosa ai nostri lettori: siamo uno dei quotidiani che, in proporzione agli abbonamenti cartacei, ha una grossa quota di abbonamenti via internet. Per un giornale come il nostro questo è un grande vantaggio: al 1° gennaio di ogni anno c&#8217;è la garanzia che un certo numero di persone ha scelto di dare quei 130 euro all&#8217;anno. Noi abbiamo trovato questo compromesso, tra le esigenze economiche e la rete.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Se un blogger vuole intraprendere la carriera di giornalista e vuole affrontare di argomenti delicati, come deve comportarsi? Se un blogger viene denunciato per diffamazione è il singolo che viene colpito e c&#8217;è il rischio che si ritiri dal mondo dell&#8217;informazione. Cosa dovrebbe cambiare nella legislazione italiana per tutelare questo tipo di figura?</strong></p>
<p>I principi devono essere due: la <strong>responsabilità</strong> di chi posta qualsiasi contenuto sul web non deve essere diversa da quella di chi dice o scrive qualcosa in Tv o sui giornali. Il punto è che evidentemente la valutazione delle responsabilità deve tenere conto del mezzo. Non si può non tenere conto che un mezzo di diffusione veloce e agile come può essere un <strong>blog</strong> non ha quegli strumenti di verifica che può avere un quotidiano.</p>
<p>Come aiutare un blogger quando ha ragione, quando ha scritto il vero? <strong>Bisognerebbe creare una Fondazione che tuteli la libera informazione</strong>, finanziata da contributi pubblici e privati e che supporti legalmente i blogger. Se è una questione di interesse pubblico, sarebbe il caso di stornare parte dei contributi all&#8217;editoria a favore della creazione di un <strong>ufficio legale unico che gratuitamente offra il proprio patrocinio qualificato</strong>, con i migliori avvocati, <strong>a tutti i blogger.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come vedi il panorama editoriale italiano attuale?</strong></p>
<p>Io sono abbastanza ottimista. Penso che stia migliorando. Ho iniziato a fare questo mestiere ormai 15 anni fa e secondo me il panorama è migliorato, c&#8217;è più libertà. Se confrontiamo i giornali italiani degli anni &#8217;90 con quelli di oggi, c&#8217;è stato un miglioramento e Internet forse ha avuto un ruolo in questo, come anche ha avuto un ruolo la crescita del giornalismo investigativo in Italia, che non è inferiore al giornalismo dei tempi passati. Spesso si parla dei grandi maestri dell&#8217;informazione degli anni &#8217;50 e &#8217;60, di grandi inchieste. Io sinceramente in quelle esperienze non vedo esempi migliori del giornalismo investigativo odierno. In piccola parte è merito dei predatori, dei &#8220;<strong>caimani</strong>&#8221; che circolano nel mondo del giornalismo investigativo che hanno obbligato noi &#8220;gazzelle&#8221; a migliorarci e a essere sempre più attenti e bravi.</p>
<p style="text-align: right;">Intervista a cura di Lorenzo Di Stasi, Miriam Goi, Erica Picco,  Kristian Tarussio</p>
<p style="text-align: right;">Testi e foto sono di Miriam Goi</p>
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		<title>Universita&#8217; in inglese: il caso del Politecnico.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 17:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Vegetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ di poche settimane fa le decisione del Politecnico di Milano di sperimentare a partire dal 2014 l’uso della lingua inglese in tutti i corsi di laurea magistrale. Probabilmente ne avrete sentito parlare, in fondo questo rappresenta una novità piuttosto significativa in Italia; esistono già interi corsi di laurea, triennale o magistrale, oppure master in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2012/02/20/670697/images/934706-politecnico_milano.jpg" alt="" width="544" height="304" />E’ di poche settimane fa le decisione del Politecnico di Milano di sperimentare a partire dal 2014 l’uso della lingua inglese in tutti i corsi di laurea magistrale. Probabilmente ne avrete sentito parlare, in fondo questo rappresenta una novità piuttosto significativa in Italia; esistono già interi corsi di laurea, triennale o magistrale, oppure master in inglese (dalla Bocconi allo stesso Politecnico; alcuni insegnamenti del corso in Ingegneria Meccanica che io seguo possono essere scelti in lingua inglese), tuttavia la decisione di <em>proporre</em>, o secondo alcuni <em>imporre</em> lo studio di <em>tutte</em> le lauree magistrali in inglese è una novità assoluta.<br />
E come tale non poteva lasciare indifferenti: agli entusiasti dell’internazionalizzazione si oppongono i difensori della lingua italiana e, dal loro punto di vista, della qualità di insegnamento; tra questi circa duecento tra docenti e ricercatori del PoliMi che hanno firmato l’appello che potrete leggere alla fine di questo articolo.<br />
Ieri un intervento di Beppe Severgnini al Politecnico (interamente in inglese, <em>of course</em>) ha invece affrontato la questione da un punto di vista decisamente più favorevole all’<em>internationalitation</em>. <a href="http://italians.corriere.it/2012/05/17/il-politecnico-e-il-cirpi/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/italians.corriere.it/2012/05/17/il-politecnico-e-il-cirpi/?referer=');">Qui una breve riflessione del giornalista sull’incontro</a>.<br />
E’ complesso affrontare questo tema in modo neutrale e da ogni punto di vista; però possiamo porci alcune domande assolutamente necessarie:<br />
<em>I docenti e gli studenti italiani sono pronti per affrontare corsi in inglese? Gli atenei dovrebbero dare ad ognuno la possibilità di potenziare le proprie capacità linguistiche?<br />
Studiare una materia in una lingua diversa dalla propria lingua madre può peggiorare la qualità dell’apprendimento? Sono più i vantaggi derivanti dal conoscere una materia in una lingua prettamente internazionale, ma magari avendo lacune, o piuttosto conoscerla perfettamente ma solo in italiano?<br />
Quella del Politecnico è veramente una scelta che avvantaggia gli studenti o piuttosto una trovata pubblicitaria? Negli ultimi anni soprattutto per le facoltà di Design e Architettura gli studenti esteri sono aumentati di molto, si vuole spingere su questo lato a discapito degli italiani?<br />
</em>Dal mio punto di vista di aspirante ingegnere meccanico mi trovo piuttosto d’accordo con la scelta dell’internazionalizzazione, vuoi perché reputo le materie tecniche e matematiche piuttosto <em>semplici</em> da affrontare in lingua straniera, vuoi perché ambisco a un futuro lavorativo di alto livello (e nell’industria ciò significa <em>globalizzazione</em> e quindi conoscere più lingue è un vantaggio <em>indiscutibile</em>).<br />
Si potrebbe affrontare la questione da punti di vista decisamente molto più ampi; tra gli <em>anti-anglofoni</em> c’è chi chiama in causa il problema del <em>dominio</em> linguistico e dei vantaggi piuttosto evidenti che garantiamo a inglesi e americani <em>“inginocchiandoci”</em> alla loro lingua. Ma davvero crediamo che per una tale questione di principio uno studente potrebbe rinunciare ad alcune potenziali opportunità di carriera?<br />
Invito i lettori sgamati, in buona parte studenti universitari, a commentare qui sotto con le loro riflessioni.<br />
Un’ultima frecciatina la mando al personale del PoliMi che firma l’appello sottostante; come nota Severgnini, l’ordine delle priorità tra docenti e studenti (<em>punto 2</em>) ci fa sorgere qualche dubbio su quali siano le sue vere preoccupazioni…</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>“Appello a difesa della libertà di insegnamento</em></strong><em></em></p>
<p><em>Al Magnifico Rettore e agli organi di Governo Politecnico di Milano</p>
<p>I sottoscritti, docenti e ricercatori del Politecnico di Milano</p>
<p>Premesso che:<br />
1) Il Senato Accademico e il Consiglio di amministrazione, rispettivamente nelle sedute del 15.12.2011 e del 20.12.2011, hanno approvato le Linee strategiche di Ateneo 2012-2014;<br />
2) A seguito di tale approvazione, nella seduta del 23.01.2012, il Senato Accademico ha deliberato le prime azioni sull’internazionalizzazione dell’Ateneo, predisponendo le risorse per farvi fronte, al fine di rendere obbligatorio – senza alternative &#8211; l’insegnamento nella lingua inglese di tutti i corsi di Laurea magistrale, a partire dall’A.A. 2014;</p>
<p>Considerato che:<br />
1) tali provvedimenti, nella parte in cui impongono l’uso esclusivo della lingua inglese per l’erogazione dei corsi di laurea magistrali, comprimendo la libertà di scelta di docenti e studenti e il pluralismo dell’offerta formativa, appaiono in palese contrasto con l’art. 33 della Costituzione, a tenore del quale “L&#8217;arte e la scienza sono libere e libero ne è l&#8217;insegnamento”;<br />
2) essi risultano altresì lesivi del fondamentale principio di uguaglianza, di cui all’art. 3 della Costituzione, nella misura in cui introducono surrettiziamente un criterio di discriminazione su base linguistica, con effetti sicuri, anche se non del tutto prevedibili e governabili, sulle carriere del personale docente e su quelle degli studenti;<br />
3) sotto diverso ma non meno importante profilo, le delibere in oggetto sono, all’evidenza, illegittime per violazione dell’art. 271 del r.d. del 31 agosto 1933 n. 1592, il quale dispone che “la lingua italiana è lingua ufficiale dell’insegnamento e degli esami in tutti gli stabilimenti universitari”. Tale norma, pur a fronte delle molteplici riforme che hanno interessato l’Università e che hanno certamente portato al superamento di molte delle disposizioni ivi contenute, non è mai stata abrogata ed è certamente norma ancora oggi vigente – e, anzi, rafforzata – dalle molte riforme dell’università sopravvenute, con le quali si prevede che la conoscenza della lingua italiana sia presupposto indefettibile per l’accesso all’università e per l’ottenimento di qualsivoglia titolo universitario (così il d.m. 270/04);<br />
4) le delibere contestate finirebbero per stravolgere il senso dell’art. 2, comma 2, lett. l) della legge<br />
240/10, il quale, nel promuovere l’internazionalizzazione dell’Università, mira a promuovere l’integrazione fra le culture &#8211; e non ad imporne una, peraltro non la propria, a scapito delle altre -<br />
e, non a comprimere ma ad ampliare l’offerta formativa;<br />
5) né sembra condivisibile l’idea che ciò sia fatto in nome della qualità e dell’eccellenza, essendo, al<br />
contrario, evidente che l’insegnamento nella lingua madre – e talora l’italiano e non l’inglese è madre non solo dei docenti ma anche della materia insegnata – sia di qualità superiore, per ovvie ragioni, di quello impartito in una lingua diversa.</p>
<p>Per tutte queste ragioni, i sottoscritti docenti del Politecnico di Milano invitano codesta Amministrazione a non dare ulteriore seguito alle delibere adottate e, previa sospensione dell’efficacia delle stesse, a revocarle in parte qua.</p>
<p>Con riserva, in mancanza, di tutelare i propri diritti e interessi presso le competenti sedi.<br />
Milano, 25 aprile 2012”</em></p>
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		<title>Macao sgomberato a Milano &#8211; Video</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 19:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>t.charlotte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[MACAO sgomberato a Milano Ieri siamo stati in via Galvani, a Milano, ad assistere alla fase post-sgombero dell&#8217;esperimento Macao. Dopo 10 giorni di occupazione della Torre Galfa, le forze dell&#8217;ordine all&#8217;alba hanno sgomberato lo stabile. Ma che cos&#8217;è successo a Macao, quell&#8217;insieme eterogeneo di lavoratori dell&#8217;arte che voleva costituire un nuovo centro per le arti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><img class="alignleft  wp-image-9732" title="Pisapia Macao" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2012/05/Immagine-2.png" alt="" width="614" height="349" />MACAO sgomberato a Milano</h2>
<p>Ieri siamo stati in via Galvani, a Milano, ad assistere alla fase post-sgombero dell&#8217;esperimento <a href="http://www.losgamato.it/2012/05/08/macao-meravigliao/"><strong>Macao</strong></a>. Dopo 10 giorni di occupazione della <strong>Torre Galfa</strong>, le forze dell&#8217;ordine all&#8217;alba hanno sgomberato lo stabile. Ma che cos&#8217;è successo a Macao, quell&#8217;insieme eterogeneo di lavoratori dell&#8217;arte che voleva costituire un nuovo centro per le arti e la cultura nel centro economico (e simbolico) della città? Come se niente fosse, chi era nella torre si è riversato in strada, e con loro centinaia di persone che ininterrottamente, per tutto il giorno, sono passate chi a salutare, chi a firmare, chi a presidiare. Al punto che si è arrivati a definire via Galvani bloccata, la nuova &#8220;piazza Macao&#8221;. Abbiamo realizzato un <strong>video</strong> per riassumere per chi non c&#8217;era la situazione di Macao di ieri, martedì 15 maggio.<span id="more-9726"></span></p>
<h2>Giuliano Pisapia: &#8220;Disponibile l&#8217;ex Ansaldo in zona Tortona&#8221;</h2>
<p>Al presidio è passato anche il sindaco <strong>Giuliano Pisapia</strong>, che ha parlato ai &#8220;manifestanti&#8221; e ha pubblicamente dichiarato la disponibilità a trasferire il loro progetto, mediante bando, nella sede<strong> ex Ansaldo</strong> in zona Tortona a Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/7D40dSertOI" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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		<title>Uccisi dalla crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 16:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>M.Ivan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un pensiero innocuo Mi sono sempre chiesto dove alcuni uomini trovino il coraggio, la forza, di piegare la propria vita fino a spezzarla. Alcuni la chiamano forza della disperazione, ma io non ci credo. Ho letto un articolo l&#8217;altro giorno. Le statistiche, attorniate da quell&#8217;alone di purezza matematica che le contraddistingue, mi dicono che i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.losgamato.it/2012/05/16/uccisi-dalla-crisi/crisi-economica-imprenditori-suicidi-anteprima-600x412-616664/" rel="attachment wp-att-9715"><img class="alignleft size-full wp-image-9715" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2012/05/crisi-economica-imprenditori-suicidi-anteprima-600x412-616664.jpg" alt="" width="294" height="202" /></a>Un pensiero innocuo</strong></p>
<p>Mi sono sempre chiesto dove alcuni uomini trovino il coraggio, la forza, di piegare la propria vita fino a spezzarla. Alcuni la chiamano forza della disperazione, ma io non ci credo. Ho letto un <a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2012/05/09/tasso-suicidi-italia-crisi-75241.html" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/daily.wired.it/news/scienza/2012/05/09/tasso-suicidi-italia-crisi-75241.html?referer=');">articolo</a> l&#8217;altro giorno. Le statistiche, attorniate da quell&#8217;alone di purezza matematica che le contraddistingue, mi dicono che i morti suicidi perché oberati da debiti e da assillanti problemi economici, perché rimasti senza un lavoro, o perché hanno visto fallire coi propri occhi impotenti ciò che avevano tirato su con le proprie mani zelanti, non sono aumentati rispetto all&#8217;anno scorso; ed io ci credo, ma non capisco. E poi le statistiche applicate ai morti mi hanno sempre fatto rabbrividire, raggelare, perché mi sembra che i morti diventino cose da usare, dei numeri, delle percentuali&#8230; qualcosa di perfidamente anonimo, degli zero e degli uno. Pensare che dietro la morte ci sia stata una vita è certamente poco “tecnico”, me ne rendo conto, ma io, non appena i <em>media</em> mi bombardano di notizie sicuramente pompate riguardo ai disgraziati che si tolgono la vita, colpiti dalla Crisi, io lo penso. Non lo so&#8230; sarà la “forza dell&#8217;immaginazione” di cui parlava Montaigne, o qualcosa del genere, che mi spinge a provare un certo orrore, un certo disagio emozionale, una forte scuffia di fronte a questi fatti. Mi immagino, sì, mi immagino cosa possa spingere qualcuno ad auto-annullarsi, annichilirsi, cancellarsi, a rinunciare alla vita, ai sapori, al dolore e ai sentimenti – che sono il sale della vita –, alle ferite, a quella precisa ferita d&#8217;amore che si spera non cicatrizzi mai, agli stati d&#8217;animo, alle proprie cose, a se stessi&#8230; Io me lo immagino, o meglio, ci provo, ma proprio non ci riesco: lo trovo sovrumano, <em>mortuario</em>, è un pensiero che non mi appartiene perché è impossibile. Per questo ci sto male. Mi chiedo dove abbiano preso, quegli uomini, la <em>forza dell&#8217;impossibile</em>. Mi chiedo come abbiano fatto a scegliere di non poter mai più scegliere. Lo so, sono pateticamente retorico, ma chi se ne frega. Un pizzico di pesantezza, pochissima, in questo mondo di <em>soubrette </em>e culi tutto tondi, di tecnici coi paraocchi dell&#8217;economia (pesantissimi!), secondo me non guasta. Fermarsi un attimo a riflettere, a dire “che cazzo!”, senza reagire, anche solo restando fra sé e sé fumando una sigaretta, fa comprendere meglio il senso delle cose, di ciò che ci accade intorno. E non importa il numero dei morti, importa che ci sono e che sono tali perché gli sono crollate addosso le <em>fondamenta</em> dell&#8217;Italia, una Repubblica <em>fondata</em> sul lavoro. Ma tutto questo pensare a cosa può portare? Giova a qualcosa? Ci aiuterà a scrollarci di dosso la Crisi?&#8230; Non lo so. Forse no. Ci penserò.</p>
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		<title>[im]possible living: dai nuova vita alla città abbandonata</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 17:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Z.Francesco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[design week]]></category>
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		<description><![CDATA[Arriva oggi la notizia dello sgombero del Collettivo Macao e si apre il dibattito sulla fine che farà la Torre Galfa, abbandonata ormai da anni. Ebbene si dà il caso che proprio oggi sia venuto a conoscenza di un progetto davvero molto interessante: [im]possible living. L&#8217;idea nasce dalle menti di un architetto, Daniela Galvani, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.losgamato.it/2012/05/15/impossible-living-dai-nuova-vita-alla-citta-abbandonata/impossible-living/" rel="attachment wp-att-9709"><img class="alignleft  wp-image-9709" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2012/05/impossible-living.jpeg" alt="" width="630" height="473" /></a>Arriva oggi la notizia dello sgombero del Collettivo Macao e si apre il dibattito sulla fine che farà la Torre Galfa, abbandonata ormai da anni.</p>
<p>Ebbene si dà il caso che proprio oggi sia venuto a conoscenza di un progetto davvero molto interessante: <a href="http://www.impossibleliving.com/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.impossibleliving.com/?referer=');">[im]possible living</a>.</p>
<p>L&#8217;idea nasce dalle menti di un architetto, <strong>Daniela Galvani</strong>, e di un ingegnere informatico, <strong>Andrea Sesta</strong>, e consiste nella <strong>creazione di una community che si pone l&#8217;obiettivo di mappare strutture ed edifici abbandonati in giro per il mondo per potergli dare nuova vita</strong>, attraverso una serie di azioni congiunte: il tutto ha inizio con l&#8217;iniziativa dell&#8217;utente che, connettendosi al sito, può segnalare in pochi e semplici passi l&#8217;edificio abbandonato, che viene inserito all&#8217;interno di una mappa di luoghi abbandonati permettendo quindi la raccolta di informazioni sugli edifici segnalati e l&#8217;ideazione di progetti di ristrutturazione delle strutture abbandonate, con la collaborazioni di professionisti nel settore.</p>
<p>Un modo diverso e intelligente per fare qualcosa per le zone abbandonate delle nostre città.</p>
<p><a href="[im]possible living, [flash] flash mob, Milan Design Week 2011 " target="_blank">Cliccando qui potete vedere il video relativo a una delle attività proposte da [im]possible living nel corso dell&#8217;edizione 2011 del Salone del Mobile di Milano</a>, durante la quale gli ideatori del sito hanno affisso una lavagna sulla facciata della Casa degli Artisti (edificio dei primi del &#8217;900 situato in Corso Garibaldi e in stato di abbandono dal 2007), sulla quale i cittadini hanno scritto il futuro che avrebbero voluto per l&#8217;edificio fatiscente.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Invasione danese a Milano &#8211;  Festival Caffe&#8217; Copenhagen</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 14:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D.Daniela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era già  stato accennato (qui) che, qualora un danese metta piede a Milano, Daniela De Lorenzo -la sottoscritta-  lo sa. Non tanto per le mie infinite e sopraffini doti di stalkeraggio, quanto perchè, questa volta sono venuta a conoscenza di questo nuovo evento per puro caso. La scorsa settimana avevamo accennato all’evento organizzato da Ragnarock [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<p><img class="alignleft" title="Iperborea Logo" src="http://letturepirata.files.wordpress.com/2011/11/iperborea_nastro.jpg" alt="" width="273" height="69" /></p>
<p>Era già  stato accennato (<a href="http://www.losgamato.it/2012/05/08/ragnarock-per-leuropa-10-11-maggio-2012/" target="_blank">qui</a>) che, qualora un danese metta piede a Milano, Daniela De Lorenzo -la sottoscritta-  lo sa.<br />
Non tanto per le mie infinite e sopraffini doti di stalkeraggio, quanto perchè, questa volta sono venuta a conoscenza di questo nuovo evento per puro caso.</p>
<p>La scorsa settimana avevamo accennato all’evento organizzato da <strong>Ragnarock</strong> , un’organizzazione no profit, durata circa due giorni.<br />
Questa volta la durata dell’evento di cui andiamo ad accennarvi è molto piu’ lunga della due giorni della settimana scorsa: sara’ una vera e propria invasione.<br />
La casa editrice <a href="http://iperborea.com/en/component/content/article/3-news/20378-festival-caffe-copenhagen.html" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/iperborea.com/en/component/content/article/3-news/20378-festival-caffe-copenhagen.html?referer=');">Iperborea</a>, quest’anno, porta a Milano un festival lungo un mese e più, per promuovere la cultura danese. Incontri con scrittori, artisti, rassegne cinematografiche e spettacoli teatrali si svolgeranno in varie location milanesi. Il festival <strong>Caffè Copenhagen</strong> – ed anche il suo nome- vuole essere un incontro tra la cultura scandinava e quella mediterranea.<br />
Il primo evento sarà questo mercoledi 16 maggio  alle ore 11.00 in Statale, con il giornalista Olav Hergel che si ripetera’ lo stesso pomeriggio alle 18.30 presso lo showroom Fritz Hansen sponsor del festival insieme a Carlsberg.<br />
Questa parentesi danese si concluderà il 25 giugno, sebbene gli eventi non saranno giornalieri. Potete trovare il programma dettagliato, con le schede degli scrittori che presenteranno i loro libri, introduzione agli spettacoli teatrali e molto altro nel <a href="http://iperborea.com/images/programma_cop.pdf" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/iperborea.com/images/programma_cop.pdf?referer=');">programma</a> sul sito di Iperborea.</p>
<p>Tutti gli eventi sono a partecipazione gratuita &#8211; o con un contributo minimo- fino ad esaurimento posti.</p>
<p>Ditelo a Bossi, il vero Nord a Milano, da domani.</p>
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		<title>10 movimenti di protesta che non potete non conoscere</title>
		<link>http://www.losgamato.it/2012/05/14/10-movimenti-di-protesta-che-non-potete-non-conoscere/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 20:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 15 maggio 2012, domani, ricorre il primo anniversario del movimento di protesta degli “indignados”, detto anche Movimento 15-M. Vista l’occasione e visto che i manifestanti di tutto il mondo sono tornati a far parlare di sé dopo un periodo di relativa quiete, ecco a voi la lista dei 10 movimenti di protesta più influenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 maggio 2012, domani, ricorre il primo anniversario del movimento di protesta degli “indignados”, detto anche Movimento 15-M. Vista l’occasione e visto che i manifestanti di tutto il mondo sono tornati a far parlare di sé dopo un periodo di relativa quiete, ecco a voi la lista dei 10 movimenti di protesta più influenti degli ultimi 12 mesi che non potete non conoscere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Indignados</strong></h2>
<p>Il movimento degli <em>indignados</em> ha avuto un peso fortissimo su tutto ciò che è accaduto nelle proteste mondiali degli ultimi 12 mesi. Sorto come movimento di protesta –pacifica- contro le politiche scelte dal governo spagnolo in un periodo di crisi economica che ha colpito la penisola iberica con tassi di disoccupazione da record, ha utilizzato in maniera molto intelligente Twitter, ha lanciato hashtag che sono stati utilizzati nei cinguettii di mezzo mondo e, soprattutto, ha riempito le piazze con un metodo alternativo al corteo. <strong>Puerta del Sol</strong>, piazza centrale di Madrid, è stata occupata per circa un mese, sono stati organizzati tavoli di lavoro, workshop, “accampamenti”. Il loro metodo ha fatto scuola, come vedremo tra poco. Zapatero è stato costretto a invocare <strong>elezioni anticipate</strong>, stravinte dal conservatore Mariano Rajoy. E nella serata di sabato 12 maggio (2012), un folto gruppo di migliaia di manifestanti è tornato in Puerta del Sol, affermando di voler tenere un’assemblea generale permanente per quattro giorni, anche se la polizia ha imposto il “coprifuoco” alle 22.00.</p>
<p><img class="aligncenter" title="puerta del sol" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/sol.jpg" alt="Immagine da democraziakmzero.org" width="980" height="638" /></p>
<p>Il termine “indignados” viene usato ormai per indicare genericamente i partecipanti alle proteste a livello mondiale, anche quelle di altri movimenti. Per essere più precisi, il movimento spagnolo va cercato sotto il nome di “Democracia Real YA”.</p>
<p><strong>Twitter</strong>: @democraciareal <a href="https://twitter.com/#!/democraciareal" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/democraciareal?referer=');">https://twitter.com/#!/democraciareal</a></p>
<h4>Facebook: <a href="https://www.facebook.com/democraciarealya" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/democraciarealya?referer=');">https://www.facebook.com/democraciarealya</a></h4>
<h4>Sito web: <a href="http://www.democraciarealya.es/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.democraciarealya.es/?referer=');">http://www.democraciarealya.es/</a></h4>
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<h2><strong>Occupy Wall Street</strong></h2>
<p>Difficile riassumere in poche righe l’importanza del movimento <strong>Occupy Wall St.</strong> nel panorama mondiale. Forse mi basterebbe cercarvi un link per ogni movimento nel mondo che è sorto prendendo in prestito la parola “occupy” dal presidio di Zuccotti Park a NYC, ma non sarebbe abbastanza. Occupy Wall St., dopo un appello del fondatore della rivista canadese <a href="http://www.adbusters.org/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.adbusters.org/?referer=');">Adbusters</a>, si è formato grazie a mesi di assemblee e riunioni tra un gruppo di attivisti decisi a mettere subbuglio nella città di New York. Una cronologia molto utile la potete trovare nelle parole di Mark Bray che abbiamo intervistato qualche mese fa (<a href="http://www.losgamato.it/2012/03/09/intervista-esclusiva-a-mark-bray-di-occupy-wall-street-an-interview-with-an-occupy-wall-street-protester-mark-bray/">http://www.losgamato.it/2012/03/09/intervista-esclusiva-a-mark-bray-di-occupy-wall-street-an-interview-with-an-occupy-wall-street-protester-mark-bray/</a>).</p>
<p>Anche qui, nonostante la quantità esponenziale di cortei non autorizzati organizzati in città, ai quali sono seguiti centinaia di arresti, la logica dell’accampamento in una piazza è stata vincente. Il presidio è durato due mesi, ha avuto l’appoggio di alcuni tra i più grandi intellettuali, giornalisti, musicisti e esponenti di rilievo del mondo. Per non parlare dell’impatto mediatico che ha avuto la protesta. Dopo due mesi di presidio a <strong>Zuccotti Park</strong>, e dopo uno sgombero semi-violento, il movimento si è riorganizzato con iniziative più diluite nel tempo, anche se negli ultimi tempi, soprattutto con il #MAYDAY, ha ricominciato a far sentire la sua voce. Esemplari le iniziative organizzate da Occupy Wall St. a sostegno degli individui che subiscono il pignoramento della casa (<a href="http://occupyourhomes.org/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/occupyourhomes.org/?referer=');">http://occupyourhomes.org/</a>) causa crisi economica oppure Occupy The Farm (<a href="http://www.takebackthetract.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.takebackthetract.com/?referer=');">http://www.takebackthetract.com/</a>). Il movimento “Occupy” si è diffuso a macchia d’olio in tutti gli USA e oltreoceano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/30081785?title=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="500" height="281"></iframe></p>
<p>Per info</p>
<h4>Twitter: @OccupyWallStNYC <a href="https://twitter.com/#!/OccupyWallStNYC" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/OccupyWallStNYC?referer=');">https://twitter.com/#!/OccupyWallStNYC</a></h4>
<h4>Facebook: <a href="https://www.facebook.com/Gilded.Age" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/Gilded.Age?referer=');">https://www.facebook.com/Gilded.Age</a></h4>
<h4>Sito web: <a href="http://occupywallst.org/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/occupywallst.org/?referer=');">http://occupywallst.org/</a></h4>
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<h2><strong>In Italia e a Milano: Teatro Valle Occupato, Binario 21, Macao, #occupymilano</strong></h2>
<p>Italia, la solita anomalia. Se nel resto del mondo i movimenti che si sono imposti con più forza sono stati quelli che hanno affrontato le cosiddette intemperie di un’occupazione/accampamento all’aria aperta, in Italia le proteste scalano torri e grattacieli, occupano teatri e quando provano a imitare il modello #occupy, falliscono in pochi giorni.</p>
<p><strong><img class="alignleft" title="teatro valle occupato" src="http://www.teatrovalleoccupato.it/wp-content/uploads/2011/07/valle470.jpg" alt="" width="376" height="237" />-Teatro Valle Occupato (Roma)</strong></p>
<p><strong>Lavoratori dello spettacolo</strong> occupano il Teatro Valle di Roma dal 14 giugno 2011. La protesta è nata dal disagio vissuto dai lavoratori precari dello spettacolo e del teatro. L’iniziativa si è trasformata in un esperimento di autogoverno del teatro, che è arrivato ad elaborare lo Statuto della Fondazione Teatro Valle Bene Comune. Tutte le info utili sul loro sito: <a href="http://www.teatrovalleoccupato.it/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.teatrovalleoccupato.it/?referer=');">http://www.teatrovalleoccupato.it/</a></p>
<p><strong>-I Licenziati dei Treni Notte (Binario 21, Milano)</strong></p>
<p>È la protesta dei <strong>Lavoratori dei treni notturni</strong> che sono rimasti senza lavoro perché Trenitalia ha deciso di sopprimere quasi tutti i treni notte che collegavano il Nord al Sud. Un presidio permanente verso il fondo del binario 21 dà il supporto all’azione di protesta coraggiosa e faticosa di due lavoratori licenziati che stanno “in cima alla torre”. Per saperne di più:</p>
<p><strong>Facebook:</strong> <a href="https://www.facebook.com/pages/I-Licenziati-dei-Treni-Notte/163437633720892" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/pages/I-Licenziati-dei-Treni-Notte/163437633720892?referer=');">https://www.facebook.com/pages/I-Licenziati-dei-Treni-Notte/163437633720892</a></p>
<p><strong>Mail</strong>: <a href="mailto:ilicenziatideitreninotte@gmail.com">ilicenziatideitreninotte@gmail.com</a></p>
<p><strong>Videoreportage de LoSgamato:</strong> <a href="http://www.losgamato.it/2012/02/10/incontro-con-i-lavoratori-licenziati-dei-treni-notte-presidio-al-binario-21-milano-centrale-video/">http://www.losgamato.it/2012/02/10/incontro-con-i-lavoratori-licenziati-dei-treni-notte-presidio-al-binario-21-milano-centrale-video/</a></p>
<p>-<strong>#occupymilano</strong></p>
<p>Nato come immaginerete sulla falsa riga dei movimenti “Occupy” di cui sopra, è più o meno finito prima di nascere (non me ne voglia chi ha partecipato alla loro protesta). Iniziato il 15ott (giornata mondiale di proteste) con un’occupazione simbolica di un’area di piazza Duomo a Milano, vuoi per il freddo, vuoi per organizzazione limitata, il movimento è andato scemando, con l’organizzazione di assemblee pubbliche in piazza che hanno radunato sempre meno persone, fino all’ultima iniziativa risalente a gennaio 2012. A proposito di abile utilizzo dei social network, sappiate soltanto che tra gli album di fotografie di Facebook del gruppo “Occupy Milano” ci sono 540 foto solo per la prima giornata di proteste. Va bene l’abbondanza di materiale, ma qui sembra più un’overdose.</p>
<p><strong>Facebook</strong>: Occupy Milano</p>
<p><strong>Twitter</strong>: @occupymilano <a href="https://twitter.com/#!/occupymilano" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/occupymilano?referer=');">https://twitter.com/#!/occupymilano</a></p>
<p>-<strong>Macao</strong></p>
<p><img class="alignleft" title="macao" src="http://milanoinmovimento.com/wp-content/uploads/2012/05/tumblr_m3u0dviWmT1rsdj75o1_500-300x300.jpg" alt="foto da milanoinmovimento.com" width="300" height="300" />L’occupazione della Torre Galfa che risale soltanto allo scorso sabato. Un grattacielo di 33 piani in disuso occupato dai <strong>Lavoratori dell’Arte</strong>, che sta attirando persone da ogni parte e che ogni sera, organizzando serate-benefit, attira una quantità di persone inverosimile. E’ scaduto ieri il bando per presentare progetti di riqualificazione dello stabile. Ancora troppo presto per parlare dei risultati, ma potete andarli a trovare in via Galvani a Milano, a due passi dalla stazione Centrale.</p>
<p>Voto per abilità sui social media: 10, per la lode aspettiamo un utilizzo anche più astuto di Twitter</p>
<h4>Facebook: <a href="https://www.facebook.com/macaopagina" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/macaopagina?referer=');">https://www.facebook.com/macaopagina</a></h4>
<h4>Twitter: <a href="https://twitter.com/#!/MacaoTwit" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/MacaoTwit?referer=');">https://twitter.com/#!/MacaoTwit</a></h4>
<h4>Tumblr: <a href="http://www.macao.mi.it/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.macao.mi.it/?referer=');">http://www.macao.mi.it/</a></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<strong>Ultimo aggiornamento su Macao alle h. 13.00, 15/5/2012</strong>: lo stabile<strong> è stato sgomberato</strong> stamattina dalle Forze dell&#8217;Ordine. Nella strada sottostante si è formato un presidio permanente che blocca il traffico e dove affluiscono sempre più persone di ora in ora. Se volete aggiornamenti su Twitter, seguite l&#8217;hashtag #iostoconMacao. Se siete di Milano e avete del tempo libero, potete raggiungere via Luigi Galvani con la metrò verde e gialla a Centrale o verde a Gioia. Stay tuned!</p>
<p>p.s. Se non c&#8217;è il movimento NOTAV non è perché sono brutti e cattivi e non meritano spazio nell&#8217;articolo. Sono già stata abbastanza prolissa e l&#8217;argomento è talmente ampio (e il movimento è attivo da talmente tanti anni) che ho preferito non inserirlo nella lista dei movimenti di protesta più recenti.</p>
<h2><strong>Primavera Araba: The Arab Spring </strong></h2>
<p><img class="alignleft" title="arab spring" src="http://www.redletterchristians.org/wp-content/uploads/Arab-Spring-Revolution.png" alt="" width="284" height="299" />Non pretendo di spiegarvi esattamente in cosa consiste la primavera araba e quali siano state tutte le sue fasi e le sue vittorie. Bisognerebbe dedicare al tema un articolo a se stante. Le proteste che hanno coinvolto in primis Egitto, Tunisia, Algeria, Siria, Libia, Barhein, Yemen e Giordania, trovano un simbolico e drammatico inizio nel gesto di Mohamed Bouazizi, che nel dicembre 2010 si uccise dandosi fuoco in piazza in segno di protesta. Sicuramente i risultati di alcune sommosse sono stati incredibili: pensiamo solo alla resa di Ben Ali dopo 24 anni di governo, all’uccisione di Gheddafi (anche se in quel caso il discorso dovrebbe ampliarsi alla Guerra Civile libica, al ruolo che hanno avuto le democrazie occidentali in quella guerra e ai punti ancora oscuri della vicenda) o all’Egitto che riesce a liberarsi di Mubarak, anche se sotto il governo della giunta militare si sono avute nuovamente proteste – e scontri – in piazza Tahrir.</p>
<p>La primavera araba ha avuto il grandissimo merito di ridare voce al popolo del mondo arabo, e di catturare l’attenzione mondiale su un’area geopolitica che troppo spesso abbiamo ignorato. Twitter, i social media, i blog, hanno avuto un’influenza e un ruolo importantissimo nella vicenda, ma guai a chiamarla “rivoluzione di Twitter”. Persino Andy Carvin, considerato il miglior account Twitter del mondo, che twittava in maniera compulsiva durante le rivolte dal suo ufficio e dalla sua casa a Washington, nel suo recente intervento al Festival del Giornalismo di Perugia ha invitato a ridimensionare la questione e ridare agli egiziani, ai libici, ai tunisini ecc… il merito di esserci stati, in prima persona. In piazza e non attaccati a una tastiera.</p>
<p>Il quotidiano inglese The Guardian ha sviluppato una <strong>timeline</strong> interattiva attraverso cui si possono vedere tutte le fasi della primavera araba, stato per stato. Eccola tutta per voi: <a href="http://www.guardian.co.uk/world/interactive/2011/mar/22/middle-east-protest-interactive-timeline" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.guardian.co.uk/world/interactive/2011/mar/22/middle-east-protest-interactive-timeline?referer=');">http://www.guardian.co.uk/world/interactive/2011/mar/22/middle-east-protest-interactive-timeline</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Damas de Blanco (Signore in bianco)</strong></h2>
<p><img class="alignleft" title="damas de blanco" src="http://www.reportajes.org/wp-content/uploads/2010/04/damas-de-blanco-1.jpg" alt="da reporajes.org" width="490" height="308" />Le Damas de Blanco si sono fatte sentire durante la visita del Papa a Cuba. Mentre la leader del movimento studentesco cileno Camila Vallejo “se l’è chiacchierata” con Fidel Castro (a questo proposito rimando a un articolo della blogger cubana Yoani Sanchez <a href="http://www.internazionale.it/opinioni/yoani-sanchez/2012/04/16/camila-e-il-comandante/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.internazionale.it/opinioni/yoani-sanchez/2012/04/16/camila-e-il-comandante/?referer=');">http://www.internazionale.it/opinioni/yoani-sanchez/2012/04/16/camila-e-il-comandante/</a>) i primi di aprile, a marzo 70 tra le Damas de Blanco, mogli di uomini tenuti prigionieri a Cuba per reati d’opinione, venivano arrestate. Appena prima della visita del Papa a Cuba cui avevano chiesto di essere ricevute. Ovviamente quell’incontro non si è mai verificato.</p>
<p>Le Damas de Blanco hanno una peculiarità: ogni domenica da 9 anni sfilano silenziosamente per le strade de L’Avana, di bianco vestite, per chiedere la liberazione degli arrestati.</p>
<h4><strong>Sito web</strong>: <a href="http://www.damasdeblanco.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.damasdeblanco.com/?referer=');">http://www.damasdeblanco.com/</a></h4>
<p><strong>Twitter</strong>: @DamasdBlanco <a href="https://twitter.com/#!/DamasdBlanco" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/DamasdBlanco?referer=');">https://twitter.com/#!/DamasdBlanco</a></p>
<h3 style="text-align: center;">1 &#8211; <a href="http://www.losgamato.it/2012/05/14/10-movimenti-di-protesta-che-non-potete-non-conoscere-parte-2/"><span style="text-decoration: underline;">2</span></a></h3>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>10 movimenti di protesta che non potete non conoscere &#8211; Parte 2</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 20:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Occupy Russia Occupy Russia è un movimento di protesta, che ha visto negli scorsi mesi moltissimi arresti e la cui popolarità è cresciuta moltissimo da quando Putin è stato rieletto, grazie anche a “brogli elettorali”, come denunciato da alcuni osservatori internazionali e dallo stesso movimento. Quello che è nuovo, però, è una modalità di protesta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Occupy Russia</strong></h2>
<p><strong><img class="alignleft" title="occupy russia" src="http://www.euronews.com/images_news/img_606X341_russia-occupy-moscow-110512br.jpg" alt="da euronews.it" width="606" height="341" />Occupy Russia</strong> è un movimento di protesta, che ha visto negli scorsi mesi moltissimi arresti e la cui popolarità è cresciuta moltissimo da quando Putin è stato rieletto, grazie anche a “brogli elettorali”, come denunciato da alcuni osservatori internazionali e dallo stesso movimento. Quello che è nuovo, però, è una modalità di protesta “neonata” (almeno a Mosca), la prima iniziativa sfacciatamente antigovernativa in Russia che è passata dal riunirsi davanti ad un comizio oppure in corteo, ad organizzarsi cercando di imitare i cugini americani, con l’occupazione stabile di un luogo di Mosca: da quasi una settimana a <strong>Chistye Prudy</strong> boulevard un presidio, rinominato <strong>#occupyabay</strong> su Twitter, sta causando pruriti e malumori ai piani alti del Cremlino, mentre gli occupanti chiedono rispetto dei diritti di base, elezioni non truccate e una stampa libera. Guardare le foto scattate a Chistye Prudy fa impressione: sembra di essere di fronte a immagini scattate a Zuccotti Park, a NYC, mentre siamo in Russia. Anche la protesta si è globalizzata.</p>
<h4>Facebook: <a href="https://www.facebook.com/pages/Occupy-Russia/269785629711187" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/pages/Occupy-Russia/269785629711187?referer=');">https://www.facebook.com/pages/Occupy-Russia/269785629711187</a></h4>
<h4>Twitter: @OccupyRussia <a href="https://twitter.com/#!/occupyrussia" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/occupyrussia?referer=');">https://twitter.com/#!/occupyrussia</a></h4>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Wukan, Cina</strong></h2>
<p><strong><img class="alignleft" title="cina wukan " src="http://cina.quotidiano.net/wp-content/uploads/2012/01/wukan2-1024x681.jpg" alt="da cina.quotidiano.net" width="717" height="477" />Wukan</strong>, nella provincia del Guangdong, è il luogo dove a partire dal settembre 2011 si è scatenata una rivolta contadina, con manifestazioni davanti alla sede del Partito Comunista. Il motivo della protesta è tanto semplice quanto importante: gli abitanti del villaggio accusavano i dirigenti del partito di aver venduto i loro terreni e di aver intascato quasi tutti i proventi, lasciandone una minuscola parte a loro. La protesta, che ovviamente ha scatenato un’ondata di arresti, ha visto anche la morte in carcere di uno dei “rivoltosi”,<strong> Xue Jinbo</strong>, per cause sospette. A dicembre, dopo la sua morte, la cittadinanza ha cacciato i funzionari locali e ha sperimentato un modello di autogestione del villaggio. A marzo il progetto di speculazione edilizia è stato annullato e si sono svolte le prime elezioni libere, che hanno visto la vittoria di due attivisti che erano stati in prima linea nelle proteste: Lin Zuluan e Yang Semao. Per saperne di più, ecco un ottimo articolo de La Stampa sulle elezioni a Wukan <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/vociglobali/grubrica.asp?ID_blog=286&amp;ID_articolo=511&amp;ID_sezione=654" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/vociglobali/grubrica.asp?ID_blog=286_amp_ID_articolo=511_amp_ID_sezione=654&amp;referer=');">http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/vociglobali/grubrica.asp?ID_blog=286&amp;ID_articolo=511&amp;ID_sezione=654</a> e un archivio di articoli sull’argomento su Eilmensile <a href="http://www.eilmensile.it/?s=wukan&amp;x=0&amp;y=0" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.eilmensile.it/?s=wukan_amp_x=0_amp_y=0&amp;referer=');">http://www.eilmensile.it/?s=wukan&amp;x=0&amp;y=0</a></p>
<p><strong>Video</strong>: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nHUIO2q4l_A" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.youtube.com/watch?v=nHUIO2q4l_A&amp;referer=');">http://www.youtube.com/watch?v=nHUIO2q4l_A</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>Grecia vs. austerity</strong></h2>
<p><img class="alignleft" title="grecia austerity proteste" src="http://www.theblaze.com/wp-content/uploads/2011/10/large_Fire-Dec8-08_GREECE_RIOTS_Meye.jpg" alt="" width="453" height="297" />Anche in questo caso, lungi da me farvi una ricostruzione delle vicende greche, anche perché in questo caso parliamo di un movimento con peculiarità totalmente diverse da ogni altro. Le proteste infatti, almeno quelle più violente, sono iniziate quasi 4 anni fa, e la situazione economico-sociale della Grecia parla da sola nel farvi immaginare che cosa potrà mai aver messo rabbia nei cittadini greci. Anche in questo caso una morte, più o meno simbolica, ha acceso la miccia: quella di Alexis Grigoropoulus, 15 anni, giovane anarchico ucciso durante una manifestazione nel dicembre del 2008. Il movimento è molto più politicizzato ed “estremista” di molti dei movimenti che vi ho citato ed è presente anche una matrice anarchica parecchio forte. Le proteste sono dirette contro l’amministrazione centrale per la politica economica di austerity che la Grecia ha messo in atto come ultimo disperato tentativo di evitare il default.  Ora che anche la Grecia sta vivendo una fase di transizione (al governo), come dice Antonio nel suo articolo su LoSgamato (<a href="http://www.losgamato.it/2012/05/11/le-elezioni-al-tempo-della-crisi/">http://www.losgamato.it/2012/05/11/le-elezioni-al-tempo-della-crisi/</a>) Atene è di nuovo nel caos.</p>
<p><strong>Cronologia delle proteste</strong>: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2010%E2%80%932012_Greek_protests" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/en.wikipedia.org/wiki/2010_E2_80_932012_Greek_protests?referer=');">http://en.wikipedia.org/wiki/2010%E2%80%932012_Greek_protests</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Blockupy Frankfurt</strong></h2>
<p><strong><img class="alignleft" title="blockupy frankfurt" src="http://www.neues-deutschland.de/img/o/56813" alt="" width="465" height="319" />Blockupy Frankfurt</strong> è l’unico movimento di cui mi permetto di parlare prima ancora che sia sceso nelle strade. Infatti nei giorni compresi tra il 16 e il 19 maggio, sono state indette quattro giornate di protesta nella città tedesca per protestare contro il “diktat di risparmio della troika e del governo”. Ricordiamoci che Francoforte è la sede della <strong>Banca Centrale Europea</strong> e che ovviamente non è un caso che questa mobilitazione avvenga proprio qui. Anche la scelta delle date non è casuale: come si legge nel comunicato del movimento, la loro protesta si aggancia alla giornata mondiale di mobilitazione del 12 maggio, quando Puerta del Sol è stata nuovamente occupata, e il <strong>15 maggio, primo anniversario della “acampada”</strong>.</p>
<p>Queste le fasi della protesta previste per i 4 giorni:</p>
<ul>
<li>Mercoledì, 16.05. Arrivo e azioni presso la sede del Consiglio della BCE</li>
<li>Giovedì, 17.05. Occupazione delle piazze, assemblee, manifestazioni e cultura</li>
<li>Venerdì, 18.05. Blocco della BCE e del quartiere delle banche</li>
<li>Sabato, 19.05. Manifestazione internazionale</li>
</ul>
<h4>Twitter: @Blockupy <a href="https://twitter.com/#!/Blockupy" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/Blockupy?referer=');">https://twitter.com/#!/Blockupy</a></h4>
<h4>Facebook: <a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100003736055456" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/profile.php?id=100003736055456&amp;referer=');">https://www.facebook.com/profile.php?id=100003736055456</a></h4>
<h4>Sito web: <a href="http://blockupy-frankfurt.org/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/blockupy-frankfurt.org/?referer=');">http://blockupy-frankfurt.org/</a></h4>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Anonymous</strong></h2>
<p><img class="alignleft" title="anonymous " src="http://www.webnet-italia.com/wp-content/uploads/2011/12/anonymous.jpeg" alt="da webnet-italia.com" width="599" height="399" />Anche se non si tratta di un movimento di protesta dalle fattezze simili a quelle dei movimenti che vi ho elencato fino ad ora, mi sembrava ingiusto non citarlo.</p>
<p>Anonymous è un gruppo di <strong>hacker-attivisti</strong>, che compie azioni di blocco di portali particolarmente importanti come quelli degli enti governativi, mette in rete il codice di alcuni software a pagamento, e molte altre azioni informatiche “scomode”. Nel mese di febbraio, ad esempio, è stata messa online da Anonymous la conversazione privata tra l’Fbi e la polizia inglese che verteva proprio sulle strategie per cercare di fermare o quantomeno limitare il raggio d’azione del gruppo di hacker. Uno dei simboli del movimento è la maschera di V per Vendetta. Se avete visto il film, ricorderete che “V” riesce a sintonizzarsi sui televisori di tutta l’Inghilterra mandando in tilt le trasmissioni ufficiali per trasmettere il suo messaggio, il suo invito alla ribellione e all’azione di protesta sulle scie di Guy Fawks (che altri non è che l’esplosione del palazzo del Parlamento inglese).</p>
<p><strong>Twitter</strong>: <a href="https://twitter.com/#!/AnonymousPress" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/AnonymousPress?referer=');">https://twitter.com/#!/AnonymousPress</a>, <a href="https://twitter.com/#!/YourAnonNews" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/YourAnonNews?referer=');">https://twitter.com/#!/YourAnonNews</a></p>
<p><strong>Facebook</strong>: <a href="https://www.facebook.com/OffiziellAnonymousPage" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/OffiziellAnonymousPage?referer=');">https://www.facebook.com/OffiziellAnonymousPage</a></p>
<p><strong>Il blog di Anonymous Italia</strong>: <a href="http://anon-news.blogspot.it/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/anon-news.blogspot.it/?referer=');">http://anon-news.blogspot.it/</a></p>
<h3 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.losgamato.it/2012/05/14/10-movimenti-di-protesta-che-non-potete-non-conoscere/">1</a></span>- 2</h3>
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