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	<title>Lo Sgamato</title>
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	<description>Muoversi a Milano, ma anche starci fermi</description>
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		<title>Cinema a Milano &#8211; Rassegne e cineforum da non perdere</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 10:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>O.Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Miei cari lettori, lettrici e ibridi, un caloroso saluto dal vostro Gigi Proiettile. In questi giorni tiene banco sui media nazionali il Festival di Cannes, appuntamento irrinunciabile per chiunque voglia farsi due ore ammassato contro una transenna per poi vedere di sfuggita com&#8217;è vestita Angelina Jolie. Oh, e anche per chi ama il cinema, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-17289" title="Cinema a Milano   Rassegne e cineforum da non perdere" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2013/05/lumiere-1024x753.jpg" alt="lumiere 1024x753 Cinema a Milano   Rassegne e cineforum da non perdere" width="614" height="452" />Miei cari lettori, lettrici e ibridi, un caloroso saluto dal vostro Gigi Proiettile.<br />
In questi giorni tiene banco sui media nazionali il <strong>Festival di Cannes</strong>, appuntamento irrinunciabile per chiunque voglia farsi due ore ammassato contro una transenna per poi vedere di sfuggita com&#8217;è vestita Angelina Jolie. Oh, e anche per chi ama il cinema, si intende.<br />
Se poi un film italiano ha il pregio di piacere alla critica francese, apriti cielo: il Festivàl diventa più importante della finale dei Mondiali.<br />
Comunque sia, la manifestazione d&#8217;Oltralpe ha risvegliato nel vostro recensore una voglia di rassegne ed eventi legati alla settima arte: ho preparato per voi alcune dritte sulle prossime iniziative che la metropoli milanese ha in serbo per noi cinefili, in barba ai mangiaranocchie con le loro passerelle da fighetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Spazio Oberdan &#8211; Le rassegne </strong></p>
<p>Cominciamo bel belli con le rassegne proposte dallo <a title="spazio oberdan " href="http://oberdan.cinetecamilano.it/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/oberdan.cinetecamilano.it/?referer=');">Spazio Oberdan</a>: tra le interessantissime restrospettive organizzate, spicca quella dedicata a quel genio del male di <a title="Michael Haneke" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Haneke" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Michael_Haneke?referer=');">Michael Haneke</a>, con la tripletta (che già da sola vale davvero la vostra attenzione) composta da Amour, Il Nastro Bianco e Funny Games (con la U, che se mettessimo la A come erroneamente fa il sito dell&#8217;Oberdan si parlerebbe di ben altro genere).</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Has9E7j9Lrg" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Senza contare la riproposizione di un capolavoro assoluto della cinematografia italiana in versione restaurata, <a title="indagine al di sopra di ogni sospetto" href="http://www.mymovies.it/film/1970/indaginesuuncittadinoaldisopradiognisospetto/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.mymovies.it/film/1970/indaginesuuncittadinoaldisopradiognisospetto/?referer=');">Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto</a>; nella remota possibilità che non lo conosciate, vi invito ad andare a vederlo, e a capire perché dicono che una volta il vero cinema di faceva a casa nostra.</p>
<p>Eventi in programma: <a href="http://oberdan.cinetecamilano.it/programma/" rel="nofollow" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/oberdan.cinetecamilano.it/programma/?referer=');">http://oberdan.cinetecamilano.it/programma/</a></p>
<p>Spazio Oberdan &#8211; Cineteca Milano<br />
<em>Viale Vittorio Veneto, 2 </em><br />
<em>20124, Milano</em><br />
<em>0277406316<br />
MM1 P.ta Venezia</em><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cineforum del Centro Culturale San Fedele</strong></p>
<p>Per chi si sentisse un novello Fantozzi dedito alla classica proiezione a cui &#8216;seguirà dibattito&#8217;, consigliamo il <a title="cineforum san fedele" href="http://www.centrosanfedele.net/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=17374&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Cartella=1+AND+L3+AND+D5%3E=date%28%29+AND+F5=%22Cinema%22+AND+E1+in%28%22San+Fedele+1%22,%22San+Fedele+2%22,%22San+Fedele+3%22%29&amp;NRW=10000&amp;CODE=CCSF&amp;ORDERBY=D4" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.centrosanfedele.net/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=17374_amp_ST=SQL_amp_SQL=ID_Cartella=1+AND+L3+AND+D5_3E=date_28_29+AND+F5=_22Cinema_22+AND+E1+in_28_22San+Fedele+1_22_22San+Fedele+2_22_22San+Fedele+3_22_29_amp_NRW=10000_amp_CODE=CCSF_amp_ORDERBY=D4&amp;referer=');">Cineforum del Centro Culturale San Fedele</a>: il pregio di questo appuntamento è quello di proporre film più di nicchia accanto a opere che hanno raggiunto il grande pubblico, con titoli davvero interessanti come Lincoln di Steven Spielberg e <a title="il figlio dell'altra" href="http://www.mymovies.it/film/2012/ilfigliodellaltra/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.mymovies.it/film/2012/ilfigliodellaltra/?referer=');">Il Figlio dell&#8217;altra</a>, dramma sul conflitto arabo-israeliano.</p>
<p>Il programma completo lo potete trovare <a title="programma san fedele" href="http://www.centrosanfedele.net/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=2110&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=59&amp;CODE=CCSF" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.centrosanfedele.net/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=2110_amp_ST=SQL_amp_SQL=ID_Documento=59_amp_CODE=CCSF&amp;referer=');">qui</a>.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/dspmjtqT9WE" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Cineforum Centro Culturale San Fedele<br />
<em>via Hoepli, 3B, Milano</em><br />
<em>02 8635 2215<br />
MM1 Duomo </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>RiVediamoli &#8211; Rassegna agli Spazio Cinema Anteo e Apollo </strong></p>
<p>Per finire, i nostalgici, gli appassionati, e sopratutto quelli che dormivano possono recuperare i successi della passata stagione agli spazioCinema Anteo &amp; Apollo, che con titoli come Django Unchianed, Lès Miserables e Zero Dark Thirty ripropongono le pellicole che più ci sono piaciute, e che ci farebbe tanto, ma tanto piacere rivedere. La cosa che poi ti fa dire &#8216;noncipossocredereuaò&#8217; è il prezzo sensazionale di 2,50 <em>euri</em> a proiezione, un vero affarone amico, compra che è roba buona.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/exn0voVwGC4" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>I film che potrete RiVedere: <a href="http://www.spaziocinema.info/eventi-rassegne/rivediamoli-milano" rel="nofollow" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.spaziocinema.info/eventi-rassegne/rivediamoli-milano?referer=');">http://www.spaziocinema.info/eventi-rassegne/rivediamoli-milano</a></p>
<p>Anteo SpazioCinema<br />
<em>via Milazzo, 9</em><br />
<em>20121, Milano</em><br />
<em>026597732<br />
MM2 Moscova</em></p>
<p>Apollo SpazioCinema<br />
<em>Galleria De Cristoforis, 3<br />
20122, Milano<br />
02780390<br />
MM1 Duomo &#8211; San Babila</em></p>
<p><em></em><br />
Avete tutti gli strumenti che vi servono per farvi una cultura, scatenarvi in dibattiti all&#8217;ultimo sangue o semplicemente godervi del buon cinema.</p>
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		<title>TECO: Iscrizioni aperte</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 14:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>M.Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se anche voi come me siete iscritti all&#8217;Università Statale di Milano e conoscete le meraviglie che può regalarvi il sito &#8220;Unimia&#8221; , avrete magari fatto attenzione al riquadro in altro a destra sopra alle notifiche delle mail che ogni tanto appare irridente a spararvi novità. Se quindi avete notato il riquadro in questione e, incuriositi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se anche voi come me siete iscritti all&#8217;Università Statale di Milano e conoscete le meraviglie che può regalarvi il sito &#8220;<a title="unimia" href="http://unimia.unimi.it/portal/server.pt/community/unimia/207" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/unimia.unimi.it/portal/server.pt/community/unimia/207?referer=');">Unimia</a>&#8221; , avrete magari fatto attenzione al riquadro in altro a destra sopra alle notifiche delle mail che ogni tanto appare irridente a spararvi novità. Se quindi avete notato il riquadro in questione e, incuriositi, ci avete cliccato, sarà apparsa anche a voi questa <a title="unimia sito" href="http://www.unimi.it/news/63784.htm" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.unimi.it/news/63784.htm?referer=');">schermata</a>.<br />
In caso contrario vi apparirà cliccando sul link che ho appena postato. La magia dell&#8217;ipertesto.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.universitaly.it/images/teco/logo-teco.png" alt="logo teco TECO: Iscrizioni aperte" width="339" height="131" title="TECO: Iscrizioni aperte" /></p>
<p>Ma andiamo con ordine: magari non avete cliccato incuriositi, o nemmeno conoscete “Unimia” o addirittura non siete iscritti in Statale. Ma allora che ci state a fare su questa pagina?</p>
<p>Diciamo semplicemente che “Anvur” ( Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca ) ha voluto promuovere un test nazionale sulle competenze non tecnico-specifiche acquisite durante un corso di laurea. Ecco appunto <strong>TECO</strong>, test sulle competenze.<br />
Sicuramente non hanno eseguito un test anche sull&#8217;ideazione di un titolo originale.</p>
<p>A parte titoli ovvi e molto approssimativi, cliccando sul link riportato ad inizio articolo potrete leggere per benino in cosa consiste il test. Per procedere con l&#8217;iscrizione dovrete creare un account su “<strong>Universitaly</strong>”, seguendo questo <a title="Universitaly" href="http://www.universitaly.it/teco.php" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.universitaly.it/teco.php?referer=');">link</a>. Non vi ruberà più di un minuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Arrivati a questo punto, ecco qualche info aggiuntiva:</p>
<p>- <strong>Scopo del test:</strong> è un test di carattere generale ed analitico, utilizzato per analizzare come l&#8217;istruzione universitaria possa far acquisire allo studente capacità che vadano al di fuori della materia di studio e dare la capacità di rapportarsi a problemi di carattere reale e concreto.</p>
<p>-<strong> In cosa consiste:</strong> si tratta di un fascicolo con una domanda aperta (un vero e proprio quesito per intenderci, con grafici, tabelle..) a cui dare una risposta di qualche riga, più una serie di domande a risposta multipla.</p>
<p>- <strong>Chi può partecipare al test:</strong> studenti iscritti ad uno degli 11 atenei selezionati per il test, tra i quali figura l&#8217; Università degli studi di Milano (per avere ulteriori informazioni sulle altre università si invita a procedere con l&#8217;iscrizione al test e a sbattersi un po&#8217; nella vita), studenti che abbiano acquisito un determinato numero di crediti a seconda della tipologia del corso di laurea (tutte le info sono contenute nel link di Universitaly).</p>
<p>Il test si svolgerà online in un&#8217;aula di informatica dell&#8217;Ateneo tra il 3 ed il 13 giugno, a seconda del corso di laurea. Iscrivendosi ci si impegna a controllare regolarmente l&#8217;area privata per eventuali aggiornamenti e modifiche della data del test.</p>
<p>Iscrivetevi se avete i requisiti necessari, aspettate la mail di conferma e, se volete prepararvi al meglio, scaricate una simulazione della prova con soluzione annessa.</p>
<p>Si dice che la partecipazione al test rilasci inoltre un attestato, qualificante per l&#8217;ambito lavorativo.<br />
Provare non costa comunque nulla.</p>
<p>Anche voi potete mettervi in gioco. Non è vero che gli universitari sono fuori dal mondo e questa è una buona occasione per dimostrarlo.<br />
La nostra generazione, crisi o non crisi, può avere senz&#8217;altro sale in zucca e molto, molto fegato.</p>
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Per chi é stanco degli opinionisti e dei fantomatici conoscitori del più e del meno, ho un consiglio.
Andate da chi sapete saperne di più.
Ieri, sono...</small></li><li><a href="http://www.losgamato.it/2013/01/03/giovani-migranti-crescono/" title="GIOVANI MIGRANTI CRESCONO">GIOVANI MIGRANTI CRESCONO</a><br /><small>Dal 2002 il numero dei giovani italiani che fuggono all'estero è triplicato. Lo sostiene l'Istat (LINK) che parla di circa 39 mila persone in viaggio. A scappare dal Bel Paese sono per la maggior part...</small></li></ul><script type="text/javascript">
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		<title>E&#8217; morto Ray Manzarek</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 23:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle 23 circa di ieri sera, sulla pagina Facebook ufficiale dei The Doors è apparso un triste messaggio: Ray Manzarek, 74 anni, co-fondatore della band, è morto in una clinica, a causa in un cancro. Tastierista eclettico, tutti ricorderete di lui le lunghe dita, i capelli buffi e la sua presenza un po&#8217; spettrale dietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-17271" title="E morto Ray Manzarek " src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2013/05/Ray-manzarek-1024x747.jpg" alt="Ray manzarek 1024x747 E morto Ray Manzarek " width="368" height="269" />Alle 23 circa di ieri sera, sulla pagina Facebook ufficiale dei The Doors è apparso un triste <a title="ray manzarek died" href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151465310183412&amp;set=a.90581253411.86975.8606723411&amp;type=1" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/photo.php?fbid=10151465310183412_amp_set=a.90581253411.86975.8606723411_amp_type=1&amp;referer=');">messaggio</a>: <strong>Ray Manzarek</strong>, 74 anni, co-fondatore della band, è morto in una clinica, a causa in un cancro.</p>
<p>Tastierista eclettico, tutti ricorderete di lui le lunghe dita, i capelli buffi e la sua presenza un po&#8217; spettrale dietro le tastiere. Il suo lungo solo in Light My Fire è qualcosa di talmente magico che ricordo a memoria il suo ritmo ben più di quanto ricordi quelle poche strofe di testo.</p>
<p>Insieme a Jim Morrison, era i Doors. Vi sfido, ricordate i nomi degli altri due musicisti?</p>
<p>Una pila infinita di libri, testimonianze, documentari, foto, video, articoli di giornale, sarà pronta oggi a farvi ripercorrere la storia dei The Doors meglio di quanto possano fare poche righe di emozionato cordoglio di una fan che ha iniziato ad ascoltarli a otto anni, sotto l&#8217;ombrellone, con un walkman.</p>
<p>Niente di romantico, mi trovavo a Diano Marina.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/6O6x_m4zvFs" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
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		<title>La Hit Porcade</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 18:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Giulio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera è calato il sipario sull’edizione 2012/2013 della Serie A e, visto l’anno dispari, non ci saranno né Mondiali né Europei a rendere lieve l’astinenza da calcio giocato agli appassionati di tutta Italia. Ok, è in programma la Confederation Cup e Prandelli ha la possibilità di lavorare in vista del 2014 brasiliano, ma il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.losgamato.it/2013/05/20/la-hit-porcade/78e6e5306a0623bb4a48e7adcc579b73-44626-1368997093/" rel="attachment wp-att-17255"><img class="aligncenter size-full wp-image-17255" title="La Hit Porcade" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2013/05/78e6e5306a0623bb4a48e7adcc579b73-44626-1368997093.jpeg" alt=" La Hit Porcade" width="800" height="533" /></a></p>
<p>Ieri sera è calato il sipario sull’edizione 2012/2013 della Serie A e, visto l’anno dispari, non ci saranno né Mondiali né Europei a rendere lieve l’astinenza da calcio giocato agli appassionati di tutta Italia. Ok, è in programma la Confederation Cup e Prandelli ha la possibilità di lavorare in vista del 2014 brasiliano, ma il rischio è di passare più tempo del dovuto a sentire e leggere sproloqui sul futuro di Conte o su quale sarà il prossimo Dob Bleier che la Juvendus non riuscirà ad agguisdare. D’altra parte la pausa estiva consentirà agli amanti del calcio pulito di staccare la spina e ai vertici di Figc, Lega Calcio, Osservatorio per le manifestazioni sportive ecc. ecc. di cercare rimedi per un sistema il cui stato di salute è da bollino rosso. Sì, e Rockerduck riuscirà a battere Paperon Dé Paperoni mentre Willy il coyote si gusterà la scena mangiando arrosto di struzzo.</p>
<p>L’ultima giornata ha regalato anche gli ultimi due verdetti che ci si aspettava dal campionato: l’Udinese si qualifica all’Europa League e il Milan alla Champions, dopo una rimonta in extremis in casa del Siena e ai danni della Fiorentina. La vittoria dei friulani aggiunge un ulteriore significato alla finale di coppa Italia fra Roma e Lazio: solo una delle due, vincendo la competizione, avrà un posto in Europa l’anno prossimo. I bookmakers sono scatenati e stanno proponendo quote in gran parte interessanti e variegate. Solo su una cosa sono tutti d’accordo: l’over 3 coltellate e mezza è dato a 0.95. In pratica per ogni euro giocato su questo fatto la casa di scommesse ti restituisce 95 centesimi. Affrettatevi che hanno bisogno di beneficienza.</p>
<p>Al termine della stagione direi che è giusto stilare una ‘Hit Porcade’ del campionato. Una top 5 di eventi, situazioni o atteggiamenti che strappano un sorriso a metà fra il divertito e l’agghiaggiandeahahah. Non mi sembra giusto farne una classifica vera e propria visto che a modo loro sono tutti unici. Come criterio ho scelto l’ordine di arrivo delle squadre citate nella graduatoria di Serie A vera e propria.</p>
<p>* Andonio Gonde che si professa juventino fino al midollo e poi si fa venire il “mal di pancia” alla sola idea di rifiutare le offerte che piovono dall’estero per restare nella “sua” Juve.</p>
<p>* Quella fetta di tifosi milanisti che al bar, nelle discussioni con gli amici e sui social network cercano seriamente di sostenere che la loro squadra non sia stata complessivamente aiutata dagli arbitri. Si, anche escludendo la partita di Siena (su cui non mi sono voluto documentare) e contando i “due rigori inesistenti che hanno dato alla Fiorentina contro di noi”.</p>
<p>* Le casse di San Siro che prima delle partite dell’Inter suonano l’inno dei nerazzurri intitolato “C’è solo l’Inter”. In realtà è sugli spalti dello stadio che ci sono solo Cassi, Brizio e Bum Bum.</p>
<p>* Il tanto acclamato 4-2-4 “offensivissimo” di Giampiero Ventura a Torino (sponda Toro). Risultato: maggior numero di pareggi e di 0-0 del campionato.</p>
<p>* I tifosi del Pescara. Sono tornati in Serie A dopo vent’anni grazie a una banda di giovani fenomeni che giocavano con loro solo in prestito e sono partiti tutti per altri lidi. Avevano un allenatore, Stroppa, che era riuscito miracolosamente a portare la squadra fuori dalla zona retrocessione e l’hanno contestato fino alle dimissioni. Risultato: due punti nel girone di ritorno. Due punti! Retrocessione immediata, squadra e società ridotte a un cumulo di macerie. Ad oggi direi che rischiano di retrocedere anche l’anno prossimo in Serie B.</p>
<p>Non mi rimane che salutare e ringraziare i lettori e chi mi ha concesso questo spazio consapevole che sarebbe stato occupato da un argomento distante dai suoi interessi e dagli altri argomenti trattati solitamente da “Lo Sgamato”!</p>
<p>(<em>Foto di Daniele Buffa/Image Sport)</em></p>
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		<title>Gli italiani leggono poco, e come se non bastasse hanno dei gusti di merda</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 15:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Gianluca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andare a bere qualcosa al Salone del Libro di Torino ci sta. A quanto pare un qualche tipo di forza superiore profetica e soprannaturale ha inoculato iterativamente nella coscienza sociale condivisa questa salmodia, mai come oggi così consolidata, che all’incirca suona così: “Gli italiani leggono poco, e come se non bastasse hanno dei gusti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Gli italiani leggono poco, e come se non bastasse hanno dei gusti di merda" src="http://cdn.blogosfere.it/cultura/images/Inferno-Dan-Brown.jpg" alt="Inferno Dan Brown Gli italiani leggono poco, e come se non bastasse hanno dei gusti di merda" width="634" height="344" />Andare a bere qualcosa al <a title="Salone Libro Torino " href="http://www.salonelibro.it/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.salonelibro.it/?referer=');"><strong>Salone del Libro di Torino</strong></a> ci sta.<br />
A quanto pare un qualche tipo di forza superiore profetica e soprannaturale ha inoculato iterativamente nella coscienza sociale condivisa questa salmodia, mai come oggi così consolidata, che all’incirca suona così: “<em>Gli italiani leggono poco, e come se non bastasse hanno dei gusti di merda</em>”.<br />
Questa <strong>nenia</strong> funziona benissimo, confermata dai dati triti e ritriti alla portata di tutti, ma proprio di tutti, compresi i lettori stakanovisti che all’anno divorano dai 2 ai 5 tomi al massimo ma non riescono proprio a perdere occasione per scagliarsi contro la fetta sociale che si limita a leggere dai 0 ai 2 capolavori, additata come colpevole della crisi culturale-sociale-civile-etc.<br />
Anche se non mancano le eccezioni, l’assenza di manicheismo fra noi italiani è un dato di fatto, quindi a meno che tu lettore non viva in una specie di villaggio paleolitico molto primitivo chissà dove o non abbia sviluppato sensibilità per l’argomento o ancora tu non sia troppo perspicace, non ne parleremo più.</p>
<p>Il parallelismo di questo discorso riguarda invece la fiera che svetta nel mondo editoriale dello stivale in toto, ossia il salone del libro di Torino, conclusa ieri, che è stata un successone in piena regola in termini di pubblico e vendite.<br />
Gli editori italiani a quanto pare avevano davvero bisogno di esporsi in vetrina per raddrizzare il trend negativo che stava compromettendo il loro settore; qui è bene precisare una volta per tutte la struttura di questo articolo: puramente descrittiva. Non sarò certo io a disquisire sui professionisti delle varie case editrici che sono quasi sempre personaggi brillanti e ingegnosi o a giudicare il loro operato, ma bensì si tratta semplicemente di fornire una modesta analisi gnoseologica delle letteratura che è e che sarà.</p>
<p>Gli editori (a questo punto possiamo dire che sono degli esseri umani iperdotati dal punto di vista del Q.I. e nessuno avrà da ridire) sono gli artefici materiali delle cose come la <a title="Coprolalia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coprolalia" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Coprolalia?referer=');">coprolalia</a> delle sfumature cromatiche, Daria Bignardi, il l Trono di spade, la dieta Dukan etc. E’ a loro che dobbiamo tutto il nostro sapere, alla loro dovizia di idee che un domani saranno date alle stampe per finire poi negli scaffali della libraria che hai sotto casa.</p>
<p><strong>I libri più venduti in Italia</strong> &#8211; A livello imprenditoriale è giusto ricordare i libri che si accomodano sul podio dei più venduti del Salone: la medaglia di bronzo va ad Andrea Pirlo con la sua <a title="autobiografia Pirlo " href="http://www.repubblica.it/rubriche/la-storia/2013/04/30/news/libro_pirlo-57752560/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.repubblica.it/rubriche/la-storia/2013/04/30/news/libro_pirlo-57752560/?referer=');">autobiografia</a>, l’argento (per un soffio dicono gli addetti ai lavori) è assegnato a <a title="Matteo renzi " href="http://www.linkiesta.it/nuovo-libro-matteo-renzi" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.linkiesta.it/nuovo-libro-matteo-renzi?referer=');">Matteo Renzi</a> con qualcosa che ha scritto, e l’oro sarà l’ennesimo successo nel palmares di un fenomeno della paraletteratura quale Dan Brown, che si presenta con <a title="inferno dan brown " href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inferno_%28Dan_Brown%29" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Inferno_28Dan_Brown_29?referer=');">Inferno</a>.<br />
Il premio della critica però va a <strong>Francis Scott Fitzgerald</strong> che ha visto le sue opere (tra cui ovviamente quella del film) andare a ruba allo stand della Newton Compton che li ha spinti sul mercato al costo record di 0,79 euro. Ci tengo a precisare, anche per fare onore in qualche modo a FSF per quello che ha fatto alla narrativa americana, che Newton Compton Editore è lo stesso di alcuni titoli mozzafiato tra cui spiccano “Amore bugie e tacchi alti”, “L’onore del samurai” e il loro cash cow a livello di vendite materiali e elettroniche: “Biscotti, dolcetti e una tazza di tè”.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/1CpYFae_k0c" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe><br />
Lo spinoso argomento dell’elettronica invece resta la croce e delizia del salone: se da un lato l’incremento degli <strong>ebook</strong> si aggira al 100% rispetto al 2012 resta l’1% del mercato reale complessivo, cifra ridicola rispetto ad altri paesi civilizzati: questo è dovuto al fatto che certe opere presentano <strong>una venatura in copertina e una flessibilità sotto tensione che le rende perfettamente calzanti ad essere lanciate contro coleotteri</strong>, etc. oppure a essere poste sotto la gamba di un tavolo, o a essere regalate per Natale o essere postate su Instagram etc. Voglio dire anche che <strong>il profumo di carta di libro nuovo in realtà è dovuto a un complesso sidro di solventi</strong> che viene sfruttato al momento della stampa: presumo sia tossico, ma fino a un certo punto.</p>
<p>Se come abbiamo visto i libri venduti lasciano il tempo che trovano e lo sviluppo del mercato si sta precipitosamente avventurando nel mondo del futuro, è sulla composizione materiale che sono emerse le novità più interessanti.<br />
<strong>Testi collettivi e &#8220;twitteratura&#8221;</strong> &#8211; Quella più stupida e noiosa riguarda i testi collettivi scritti da un sacco di gente contemporaneamente, con l’affastellare di frasi in una rete che come potete facilmente immaginare non saranno considerate da nessuno, ma strabilieranno i giornalisti più duri di comprendonio che la descriveranno come una bella iniziativa (sic).<br />
Cito il Corriere della Sera che sull’argomento si sbilancia in un’analisi talmente lucida e geniale come: “Questa piace molto agli editori perché fa molto social.” Per tutta la durata del Salone hanno preso corpo almeno 20 forme di scrittura condivisa talmente belle che sono state presentate (in parte) da Paola Maugeri e giudicate nel complesso da Ensi (rapper) e da quello degli Zero Assoluto.<br />
La novità che tutti stavano aspettando è la twitteratura: ovvero la scrittura d’autore via twitter (sic) predisposta al dilagare dello smartphone e al dogma <strong>io-twitto-tu-leggi</strong>. La twitteratura si muove tra la grammatica dei Cannibali del Settanta e la poesia ermetica toscana, il tutto impregnato di grande <a title="Solipsismo" href="http://www.treccani.it/vocabolario/solipsismo/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.treccani.it/vocabolario/solipsismo/?referer=');">solipsismo</a> (cosa che è molto ipocrita da scrivere dal momento che Twitter è un social network: chiamiamolo <em>socialsolipsismo</em>) e rinchiuso in 140 caratteri: avrebbe molto probabilmente divertito <a title="Esercizi di stile Queneau" href="http://www.einaudi.it/libri/libro/raymond-queneau/esercizi-di-stile/978880619312" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.einaudi.it/libri/libro/raymond-queneau/esercizi-di-stile/978880619312?referer=');">Queneau</a>.<br />
Vi consiglio di andarvi a leggere <a title="Tweetanic" href="http://www.corriere.it/cultura/eventi/2012/titanic/notizie/tweetanic_f62da3dc-858e-11e1-8bd9-25a08dbe0046.shtml" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.corriere.it/cultura/eventi/2012/titanic/notizie/tweetanic_f62da3dc-858e-11e1-8bd9-25a08dbe0046.shtml?referer=');">Tweetanic</a> (titanic che affonda in 70 tweet) di cui vi lascio un assaggio qui:<br />
“Rumori di cose che si rompono. Assi, ossa. Visioni di uomini che precipitano. E la corrente s’interrompe, e c’è solo buio, paura, preghiere.”<br />
Tra gli altri, <a title="Doppio Zero " href="http://www.doppiozero.com/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.doppiozero.com/?referer=');">doppiozero</a> che riscrive le fiabe italiane e Tancredi Palmeri, autore di una surreale biografia intitolata #whenCassanoalmostkilledme.<br />
Questo è quanto, più o meno.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-17251" title="Gli italiani leggono poco, e come se non bastasse hanno dei gusti di merda" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2013/05/kafka-sulla-spiaggia-di-haruki-murakami-L-Vc-g_j.jpeg" alt=" Gli italiani leggono poco, e come se non bastasse hanno dei gusti di merda" width="670" height="501" />Editori e addetti ai lavori</strong> &#8211; Voglio comunque precisare che gli editori si spostano a bordo di aerei commerciali o su treni ad alta velocità da una città all’altra perché sono quel genere di professionisti il cui lavoro prevede frequenti spostamenti: tutti gli altri dettagli contestuali sull’effettivo svolgimento del loro ruolo rimangono oscuri. Sta di fatto che l’economia del commercio della cultura si fa sempre più moderna e complessa, e gli editori particolarmente scaltri e arguti, che si dividono 4-5 massimo 6 case editrici, coltivano l’abilità intellettuale, per così dire retorica, di strutturare la domanda del mercato per ottenere per così dire la risposta (sia in termini commerciali che di critica) che avevano previsto di ricevere all’ultima riunione semestrale. Man mano che la letteratura nel resto del mondo si fa più sofisticata e specialistica nel genere (intendo sottolineare in particolare gli ispanismi e le nuove leve del Sudamerica: argomento trattato benissimo su Internazionale e Micromega) gli editori hanno ben chiaro che massimizzare il valore della risposta in certi casi presuppone rendere una certa domanda più specifica e dipinta di un colore che non è suo, mai.</p>
<p>E’ per questo motivo che suscitano molte, moltissime polemiche tra gli addetti ai lavori autori come Milan Kundera, Haruki Murakami e probabilmente anche l’ultimo John Updike, che possono essere considerati fenomenali dal mercato anche se non è vero, formando una nuova casta stavolta di lettori, quelli dei min2 max5 all’anno, spediti al ruolo di critici letterari/culturali man mano che di anno in anno la loro sola presenza fisica diventa un rimprovero vivente per chi si limita a godersi 90° minuto o Novella2000; e anche se <strong>Gli italiani leggono poco e come se non bastasse hanno dei gusti di merda</strong> essi si accontenteranno come al solito di sostituire una scelta narrativa ad un&#8217;altra senza mai spingersi a superare la fatidica soglia di 5 libri/anno o, per quanto la mia speranza vorrebbe, senza rompere i coglioni agli altri spesso semplicemente colpevoli di preferire PES a Tolstoj, come nel caso del sottoscritto.</p>
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		<title>Nei musei d’arte contemporanea non ci vado piu&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 14:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Bologna è una ricca signora che fu contadina, benessere, ville, gioielli e salami in vetrina..” F. Guccini, Bologna Oggi mi trovo a Bologna, capitale di un’animatissima vita culturale e sociale tra infiniti portici, città natale di innumerevoli personaggi noti ed influenti, culla universitaria di tantissimi studenti fuorisede. Bologna &#8220;la dotta, la rossa e la grassa&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Bologna è una ricca signora che fu contadina,<br />
benessere, ville, gioielli e salami in vetrina..” F. Guccini, <em>Bologna</em></p>
<p>Oggi mi trovo a<strong> Bologna</strong>, capitale di un’animatissima vita culturale e sociale tra infiniti portici, città natale di innumerevoli personaggi noti ed influenti, culla universitaria di tantissimi studenti fuorisede.<br />
Bologna <em>&#8220;la dotta, la rossa e la grassa&#8221;</em>.<br />
Oggi mi trovo a Bologna e non posso esimermi dal fare un salto al <strong>MAMBO</strong>, celebre <strong>museo d’arte moderna</strong>.<br />
Ahimè, nessuna mostra in vista, ma oramai sono qui e il cielo plumbeo non promette nulla di buono: entro e decido di dare una chance alla <strong>collezione permanente</strong>, la quale vanta ben nove aree tematiche articolate in un percorso espositivo che documenta l’esperienza artistica dalla seconda metà del Novecento fino a oggi. Promettente.<br />
Questa visita in solitudine, l’ennesima in un museo d’arte contemporanea, è stata spunto e stimolo di riflessione riguardo ad un tema largamente dibattuto, a cui voglio oggi sottoporre la vostra attenzione.<br />
Il punto della questione e argomento di questo articolo, infatti, non è il MAMBO né la collezione in sé, quanto l’<em>ambiguità</em> delle sue <em>opere d’arte</em>. Anzi, il cruccio non riguarda nemmeno le opere di questa parti<a href="http://www.losgamato.it/2013/05/18/nei-musei-darte-contemporanea-non-ci-vado-piu/mambo-collezione-permanente/" rel="attachment wp-att-17166"><img class="alignleft size-full wp-image-17166" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2013/05/MAMBO-collezione-permanente.jpg" alt="MAMBO collezione permanente Nei musei d’arte contemporanea non ci vado piu" width="721" height="480" title="Nei musei d’arte contemporanea non ci vado piu" /></a>colare collezione, ma più in generale l’indefinibile e misterioso idioma di tanta arte moderna e contemporanea (non tutta, fortunatamente).<br />
Tra le sale espositive del museo di Bologna, di fronte a innumerevoli opere d’arte dal dubbio contenuto, mi sono realmente innervosita.<br />
Perché il linguaggio usato dagli artisti contemporanei sembra essere così astruso?<br />
Come posso accostarmi a questo tipo di arte?<br />
Innovazione e ricerca o porcheria finalizzata a se stessa?</p>
<p>L’importante, per l’artista contemporaneo, sembra essere la <strong>capacità di saper stupire</strong>, sempre e comunque, con <strong>assurdità dichiarate a gran voce <em>arte</em></strong>.<br />
E in questa ricerca di una tanta anelata comprensione da parte del pubblico, <strong>critici e curatori</strong> non hanno di certo un ruolo attivo. Al contrario, spesso <strong>promotori di opere ermetiche e misteriose</strong>, tendono a fare tanta chiacchiera, ma poco arrosto, abbandonando così la difficile scommessa di dare spiegazioni a chi vede nel complesso fenomeno dell’arte contemporanea qualcosa di incomprensibile.<br />
Ma oltre allo scarso contributo di chi con l’arte ci lavora, ciò che spaventa è spesso la risposta sterile dello spettatore, il quale sembra essere biecamente abituato a tutto e amorfo nel cercare di dare un senso a ciò che ha di fronte.<br />
Da sempre l’<strong>arte ha un ruolo fondamentale</strong> all’interno della società in cui matura, peso e responsabilità davanti ai quali non può tacere rimanendo indifferente al suo pubblico.<br />
Al contrario, una delle sue caratteristiche dovrebbe proprio essere la capacità di <strong>instaurare una relazione con lo spettatore</strong>, richiedendo il suo intervento in quanto necessario alla riuscita dell’opera stessa, ma l’artista, una volta acquisita la nomea tanto discussa dai critici d’arte, sommi detentori della verità artistica, sembra dimenticarsene spesso.<br />
Altrettanto spesso, mi sembra che l’arte abbia abbandonato il senso del gusto per acquisire sempre più un alone di <strong>pretenziosità</strong>,<strong> elitarismo</strong> e<strong> incomprensibilità</strong>.<br />
Non mi basta la scusa della provocazione, della trasgressione, dell’interpretazione personale e dell’opera concettuale. Non mi interessa rimanere a fissare oggetti apparentemente inutili ed insignificanti, se qualcuno non mi spiega che cosa sto guardando. Non mi piace arrovellarmi sul possibile significato di un cubo bianco in mezzo al nulla.<br />
Nei musei d’arte contemporanea non ci vado più.</p>
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		<title>C&#8217;e&#8217; chi continua a riconsiderare il nucleare</title>
		<link>http://www.losgamato.it/2013/05/16/riconsiderare-il-nucleare/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 17:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>R.Davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Questa è la &#8221;tendenza&#8221; dell&#8217;ultimo anno. Dopo una prima frenata iniziale, a seguito degli ultimi avvenimenti di Fukushima in Giappone, sembra che diversi governi abbiano ripreso la via del nucleare, anzi pare che non l&#8217;abbiano mai abbandonata. Recentissima in Italia (15 Maggio 2013) la dichiarazione di Formigoni che consiglia di riconsiderare l&#8217;energia nucleare, dato [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.losgamato.it/2013/05/16/riconsiderare-il-nucleare/schermata-2013-05-20-a-10-59-55-3/" rel="attachment wp-att-17231"><img class="alignleft  wp-image-17231" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2013-05-20-a-10.59.552.png" alt="Schermata 2013 05 20 a 10.59.552 Ce chi continua a riconsiderare il nucleare" width="511" height="387" title="Ce chi continua a riconsiderare il nucleare" /></a>Questa è la &#8221;tendenza&#8221; dell&#8217;ultimo anno. Dopo una prima frenata iniziale, a seguito degli ultimi avvenimenti di Fukushima in Giappone, sembra che diversi governi abbiano ripreso la via del nucleare, anzi pare che non l&#8217;abbiano mai abbandonata.</p>
<p>Recentissima in Italia (15 Maggio 2013) la dichiarazione di Formigoni che consiglia di riconsiderare l&#8217;energia nucleare, dato che &#8211; sostiene l&#8217;ex presidente della Regione Lombardia &#8211; è l&#8217;energia meno costosa, più pulita e senza sprechi.</p>
<p>Il neo-ministro allo Sviluppo Economico Zanonato aveva suscitato numerose polemiche per aver mostrato una leggera apertura verso il nucleare. <strong>Il ministro, che aveva affermato &#8221;se ci fossero i siti adatti, perché no. L&#8217;energia nucleare è una forma di energia, se si può gestire non è sbagliata di per se&#8221;, ha poi dovuto precisare di non voler fare un passo indietro</strong> rispetto al referendum del 2011 in cui gli italiani hanno scelto un futuro senza il nucleare, aggiungendo anche che l&#8217;Italia non presenta siti adatti ad ospitare questa tecnologia.</p>
<p><strong>Unite le risposte di ambientalisti ed esponenti di PD e Sel </strong>che numerosi hanno ricordato l&#8217;irrisolto problema delle scorie, della sicurezza degli impianti e anche gli alti costi di funzionamento. Grave l&#8217;affermazione per Idv e Legambiente che non vedono questa dichiarazione come un buon inizio per il mandato della nuova squadra scelta dal Premier Letta.</p>
<p>Oltremare c&#8217;è chi è ancora più convinto della scelta del nucleare come energia del futuro: la Tunisia. Il Paese, che produce solo il 50% dell&#8217;energia richiesta ogni giorno dai propri cittadini e dalle industrie, avrebbe in programma la costruzione della sua prima centrale entro il 2020. Questa sarebbe in grado di coprire solo il 20% del fabbisogno, ma sarebbe già un risultato se si conta che il consumo di elettricità pro capite viene utilizzato come indice di ricchezza in un Paese che si vede costretto spesso a interrompere la diffusione di energia negli abitati.</p>
<p>Anche in India, tra le proteste, c&#8217;è chi vorrebbe costruire un nuova centrale proprio in una zona colpita dallo tsunami del 2004. I movimenti contro il progetto si battono da mesi, ma la Corte Suprema ha dato il via ai lavori, a patto che riceva dettagliate informazioni sulla sicurezza dell&#8217;impianto.</p>
<p><strong>Chernobyl è l&#8217;esempio più (tristemente) celebre di cosa può provocare un malfunzionamento dei sistemi di sicurezza. E pur essendo accaduto negli anni 80, oggi a 27 anni di distanza ancora se ne sentono gli effetti.</strong> Si sentono sui bambini nati con malformazioni, sui malati di leucemia. Anche in Italia che, dopo il disastro, quando iniziarono ad essere effettuati dei controlli, presentava dosi di radiazioni tali da essere inserita nel top 3 dei Paesi europei più colpiti dopo Grecia e Germania. A Marzo 2013, in Valsesia sono stati rinvenuti in cinghiali selvatici alti tassi di Cesio 137, probabilmente riconducibili &#8211; secondo gli scienziati che li hanno analizzati &#8211; al disastro di Chernobyl.</p>
<p>Gregory Jaczko, ex presidente della commissione alla sicurezza del nucleare in US, ha rilasciato ad Aprile un&#8217;intervista al New York Times nella quale afferma che tutti i 104 reattori in funzione negli States non sarebbero sicuri e andrebbero cambiati. Questa affermazione non fa che alimentare la tesi per cui non si tratti solo di Paesi come l&#8217;Italia a non aver le tecnologie e i mezzi adatti, ma che sia anzi un problema globale. L&#8217;energia nucleare se non producesse scorie e fosse sicura al 100% sarebbe sicuramente perfetta. Ma allora perché non puntare sulle energie rinnovabili, come il vento e il sole. Difficilmente viene in mente qualcosa di più pulito e sicuro.</p>
<p>(foto di digit-al)</p>
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“EFFETTO FUKUSHIMA”

La settimana scorsa vi abbiamo raccontato come il Giappone stia affrontando lo spegnimento di tutti i suoi 54 reattori nucleari, seguito al disastro di Fukushima. Ma le ripe...</small></li><li><a href="http://www.losgamato.it/2012/07/17/contro-lenergia-nucleare-il-sole-ride-ancora/" title="Contro l&#8217;energia nucleare il sole ride ancora">Contro l&#8217;energia nucleare il sole ride ancora</a><br /><small>&nbsp;

Era il lontano 1975 quando ad Aarhus –si, siamo sempre li- nasceva il simbolo del movimento anti nucleare. In Italia, il sole che ride, è diventato il simbolo dei verdi, quel simbolo ideato ...</small></li><li><a href="http://www.losgamato.it/2011/03/23/il-giappone-non-e-poi-cosi-lontano/" title="Il Giappone non e’ poi cosi’ lontano.">Il Giappone non e’ poi cosi’ lontano.</a><br /><small>Dopo il terribile terremoto che ha colpito l’isola nipponica lo scorso 11 marzo, provocando ingenti danni alla centrale nucleare di Fukushima, tutto il mondo si è fermato a riflettere sulla sicurezza ...</small></li></ul><script type="text/javascript">
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		<title>MALE NON FARE PAURA NON AVERE &#8211; di Alberto Sansone</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 19:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>O.Maddalena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Sansone]]></category>
		<category><![CDATA[autoproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[male non fare paura non avere]]></category>

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		<description><![CDATA[Tu sei la strada della città, e la città con tutte le sue strade.    Una giustificazione alla vita è necessaria. L’essere  umano, in ordine di sopravvivenza, ricerca schemi chiari – in primo   luogo a se stesso, non importa che siano compresi o accettati dal senso comune- in cui incanalare le ragioni della propria esistenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="right"><a href="http://www.losgamato.it/2013/05/15/male-non-fare-paura-non-avere-di-alberto-sansone-2/941526_294665694001103_2006502175_n/" rel="attachment wp-att-17121"><img class="alignleft  wp-image-17121" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2013/05/941526_294665694001103_2006502175_n.jpg" alt="941526 294665694001103 2006502175 n MALE NON FARE PAURA NON AVERE   di Alberto Sansone" width="507" height="285" title="MALE NON FARE PAURA NON AVERE   di Alberto Sansone" /></a></p>
<p align="right"><em>Tu sei la strada della città,</em></p>
<p align="right"><em>e la città con tutte le sue strade.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em>Una giustificazione alla vita è necessaria.</p>
<p>L’essere  umano, in ordine di sopravvivenza, ricerca <strong>schemi</strong> chiari – in primo   luogo a se stesso, non importa che siano compresi o accettati dal senso comune- in cui incanalare le ragioni della propria esistenza e delle conseguenti azioni; il mondo si potrebbe ridisegnare come agglomerato di alibi e prese di coscienza di singoli individui che si spostano in modo convulso nello stesso spazio in tempi diversi. Lottare contro il concetto di dispersione del senso psicologico è una delle prime coordinate insite nella natura dell’essere vivente che altrimenti rimarrebbe imbambolato e dondolante davanti ad una propria essenza non avvertita, ma dalla quale è sovrastato. Semplicisticamente potremmo riassumerlo in una catena di montaggio bisogno-soddisfacimento: ho fame quindi mangio, ho sonno quindi dormo, ma i concetti possono ispessirsi fino ad arrivare all’interrogarsi sul “<strong>come viversi</strong>”.</p>
<p>Questo guardarsi da fuori, essersi satelliti –impersonare la Luna per la propria Terra- analizzarsi e conoscersi, non è immediato: c’è chi si chiude in sgabuzzini bui pensando solo a fiammelle di luce che indicano la ragione, chi intraprende viaggi che non finiscono mai, chi non prenderà mai in considerazione l’eventualità di farlo e chi invece si ritrova costretto da qualcosa di esterno e assolutamente alieno alla propria persona a dover intraprendere un percorso.</p>
<p>Un equilibrista, per anni avvezzo alla fune, dopo kilometri di passeggiate sospese, si ritrova in una situazione alquanto surreale: la corda –pur rimanendo sospesa- finisce, dietro di lui il buio, quello da tagliare con il coltello, inghiotte il percorso fatto, e a lui non resta che volare, perché di lame non ne ha. La presa di coscienza delle proprie dinamiche può avvenire, quindi, anche grazie ad una <strong>situazione limite</strong>. Un pericolo annunciato ma senza cognizione di tempo, un caso che alza la tensione umana verso il senso di salvezza, ma anche d’ineluttabile fine.</p>
<p>In questa situazione è gettato il mondo raccontato nel lungometraggio autoprodotto <a href="https://www.facebook.com/pages/Male-non-fare-paura-non-avere/294656717335334" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/pages/Male-non-fare-paura-non-avere/294656717335334?referer=');">&#8220;Male non fare paura non avere&#8221;</a>opera prima del giovane regista milanese<strong> Alberto Sansone</strong>, dove i racconti barcollano sulla lama della speranza isterica e della disillusione. Una <strong>città</strong> immensa e senza limiti, che piena della sua grandezza diviene stretta, quasi asfittica, accarezzata da un buio sacrale e accecata da una luce bianca con segni neri; i colori si mischiano alle azioni, le scene si accavallano e scorrono alla velocità scandita da un repentino sbattere di ciglia, con poche pausa, oasi in un deserto destabilizzante.</p>
<p>La storia si svolge nell’<strong>onirico iperrealismo</strong> che può regalare una metropoli e in un gioco di eventi potenzialmente fittizi che compongono l’intera narrazione frattale. Un uomo e le strade, un uomo e le case, un uomo e la gente, o, per meglio dire, un <strong>occhio</strong>. Un occhio e la città; un occhio che osserva e che è scrutato a sua volta, che si pone con l’atteggiamento di chi ha molto da imparare insegnando, si trova, spesso e volentieri, a impersonare l’ultima goccia che fa traboccare il vaso, la chiave di volta di un determinato atteggiamento, ritrovandosi ad esserne succube. Racchiude la conoscenza del <strong>sapere ignorando</strong>, porta avanti un concetto di semplicità e devozione all’essenziale in contrasto con il gioco dell’oca in cui si muove e da cui sembra uscire, sempre se esiste una reale liberazione da un labirinto.</p>
<p>In questa scatola cinese di vie che si contorcono, dove il nord non ha più importanza, ma l’unica cosa tangibile è l’emergenza della situazione, tutto si srotola nella violenza di un soffio e l’intero percorso si sfalda in una prospettiva circolare che fa pensare a un ritorno perpetuo o a un’ambigua risoluzione di un percorso irrimediabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PREMIERE DEL FILM AUTOPRODOTTO &#8220;MALE NON FARE PAURA NON AVERE&#8221;. </strong></p>
<p><strong>Di Alberto Sansone con Massimiliano Zampetti, Federico Branca, Rossano Jalenti, Ettore Distasio, Sara Grippo, Alberto Torquati, Enrica Chiurazzi, Massimo Giudici, Monica Bonomi, Mario Fedeli.</strong></p>
<p><strong>Venerdì 17 maggio, ore 21. </strong></p>
<p><strong>Presso il festival &#8220;The Bridge, un ponte verso l&#8217;Irlanda&#8221; di Paderno d&#8217;Adda. (<a href="https://www.facebook.com/events/500810873301109/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/events/500810873301109/?referer=');">Pagina Facebook dell&#8217;evento</a>)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>UN RECORD SENZA (QUASI) PRECEDENTI</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 17:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>S.Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[COME I COLPI DI TRUFFAUT C’è un numero che rappresenta un vero e proprio tabù per gli ambientalisti, per i climatologici e per tutti coloro che si sono arresi all’evidenza dei cambiamenti climatici. Una cifra che rappresenta un confine, oltre il quale si estende l’irreversibilità del riscaldamento globale: 400 ppm (parti per milione). Questa è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.losgamato.it/2013/05/14/un-record-senza-quasi-precedenti/5621-emissioni-co2-vetture/" rel="attachment wp-att-17107"><img class="aligncenter size-full wp-image-17107" title="UN RECORD SENZA (QUASI) PRECEDENTI" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2013/05/5621-emissioni-co2-vetture.jpg" alt="5621 emissioni co2 vetture UN RECORD SENZA (QUASI) PRECEDENTI" width="570" height="330" /></a></p>
<p>COME I COLPI DI TRUFFAUT</p>
<p>C’è un numero che rappresenta un vero e proprio tabù per gli ambientalisti, per i climatologici e per tutti coloro che si sono arresi all’evidenza dei cambiamenti climatici. Una cifra che rappresenta un confine, oltre il quale si estende l’irreversibilità del riscaldamento globale: 400 ppm (parti per milione). Questa è infatti la concentrazione atmosferica di CO2 registrata il 9 maggio sul Mauna Loa, vulcano nelle isole Hawaii, dai climatologi del Noaa (National Oceanic and Atmospherical Administration). Antonio Cianciullo, prima firma della sezione Ambiente di Repubblica, parla, più che di record storico, di “record geologico”.</p>
<p>LA PIÚ GRANDE CONCETRAZIONE DAL PLEISTOCENE</p>
<p>Una tale quantità, calcolata in seguito ai carotaggi effettuati presso i poli e i massicci rocciosi più antichi del mondo, si sarebbe verificato solo durante il Pleistocene, ossia in un’epoca compresa tra i 4 e i 5 milioni di anni fa, ben lontana dalla comparsa dell’Homo Sapiens Sapiens, con la quale inizia la nostra Storia. Ciò non significa che di qui a breve l’Uomo si estinguerà, di certo sarà necessario invertire la rotta. Se osserviamo i dati raccolti dal centro di ricerca americano constatiamo quanto recente (sempre geologicamente parlando) sia l’impennata della quantità di CO2 presente in atmosfera. Se in epoca preindustriale infatti le parti di CO2 per milione erano 280, nel 1958 erano 316 con un aumento del 13%. Negli ultimi 50 anni si assiste a un’incredibile accellerazione: 350 parti per milione del 1988, quindi alle 390 del 2008, fino alle 400 di oggi. Secondo il Noaa, questo livello diventerà la media dell’emisfero settentrionale entro l’inizio dell’estate; stessa cosa nel resto del mondo, durante i prossimi due anni.</p>
<p>WARNING</p>
<p>Cosa significa tutto ciò per il nostro Pianeta? Principalmente un aggravamento del processo di riscaldamento globale, cui fanno seguito fenomeni arcinoti come desertificazione e scioglimento dei ghiacciai. Secondo l’IPCC (l’International Panel on Climate Change) a 400 ppm corrisponderebbe, nel corso di questo secolo, un aumento di 2 o più gradi centigradi. Troppo, anche per le nostre capacità d’adattamento. I maggiori metereologi al mondo, tra i quali ci limitiamo a citare Jim Hansen della Columbia University, avvertono come, con le attuali tecnologie, l’Umanità sarebbe in grado di affrontare un aumento di 1,5 gradi, al quale corrisponde una concentrazione di 350 ppm. Il messaggio della comunità scientifica è chiaro: si può ancora tornare indietro.</p>
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		<title>Etichette di morte</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 14:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1.125 morti. Questo è il bilancio provvisorio delle vittime, delle persone rimaste uccise dal crollo di un palazzo di Dacca, la capitale del Bangladesh, dove su sette piani erano in attività cinque diverse aziende tessili, fornitrici di molti marchi occidentali. 1.125. Pochi di noi hanno contatti con la realtà del Bangladesh. La maggior parte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-17060" title="Etichette di morte" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2013/05/Bangladesh.jpg" alt="Bangladesh Etichette di morte" width="322" height="241" />1.125 morti.<br />
Questo è il bilancio provvisorio delle vittime, delle persone rimaste uccise dal <a title="disastro bangladesh" href="http://it.euronews.com/2013/05/12/bangladesh-recuperati-altri-15-corpi-1125-vittime-nel-disastro-di-dacca/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.euronews.com/2013/05/12/bangladesh-recuperati-altri-15-corpi-1125-vittime-nel-disastro-di-dacca/?referer=');">crollo di un palazzo di Dacca</a>, la capitale del Bangladesh, dove su sette piani erano in attività cinque diverse aziende tessili, fornitrici di molti marchi occidentali.<br />
1.125.<br />
Pochi di noi hanno contatti con la realtà del Bangladesh. La maggior parte di noi stabilisce un rapporto con quel paese quando compra un capo di abbigliamento, un articolo per la casa, un oggetto. <strong>Avete mai guardato l&#8217;etichetta del vestito che avete comprato</strong>, magari in un negozio low cost di via Torino? Non è un mistero: le multinazionali, per mantenere i prezzi più bassi, appaltano la produzione in paesi poveri con un costo del lavoro e della produzione molto più basso di quello occidentale. Le fabbriche italiane e europee chiudono, ma le stesse industrie diventano la linfa vitale e allo stesso tempo il veleno di paesi come la Turchia, l&#8217;India, il Bangladesh, la Cina e così via.<br />
E&#8217; difficile stabilire davvero se un capo che riporta la scritta &#8220;Made in Italy&#8221; sia stato davvero prodotto nel nostro Paese. Le regole sono strane e le fregature assolutamente frequenti, ma forse conviene rischiare. Difendo il &#8220;Made in Italy&#8221; o il &#8220;Made in Eu&#8221; per patriottismo o amor di patria? No, lo difendo perché <strong>le etichette dei nostri vestiti e di ciò di cui ci circondiamo sono macchiate del sangue dei lavoratori senza nome</strong> della fabbrica di Dacca e di molte altre.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-17061" title="Etichette di morte" src="http://www.losgamato.it/wp-content/uploads/2013/05/benetton.jpg" alt="benetton Etichette di morte" width="270" height="190" /></p>
<p>Sapevate che <strong>Benetton è coinvolta nella vergogna del crollo di Dacca</strong>, del palazzo dov&#8217;erano presenti le cinque fabbriche tessili? Come scritto negli ultimi giorni da molte testate italiane, e come anticipato da un blogger del New York Times che sta seguendo la vicenda fin dall&#8217;inizio, dopo un&#8217;iniziale smentita dell&#8217;esistenza di rapporti di fornitura tra le fabbriche coinvolte nel crollo (New Wave Bottoms, New Wave Style, Ether Tex, Phantom Tac, Phantom Apparels), sono spuntate fuori alcune foto di indumenti con la celebre etichetta verde. L&#8217;esito della storia lo potete leggere <a title="tragedia dacca" href="http://www.ilpost.it/2013/05/09/la-strage-infinita-di-dacca/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.ilpost.it/2013/05/09/la-strage-infinita-di-dacca/?referer=');">qui</a>.</p>
<p>Certo, Benetton non è coinvolta in prima persona nel crollo del palazzo. Ma ha contribuito ad alimentare un mercato che in Bangladesh prevede una <strong>paga minima di 37 dollari al mese (circa 28 euro)</strong>, continuando a investire migliaia di euro in campagne pubblicitarie che cercano di promuovere il multiculturalismo e l&#8217;integrazione tra persone di diversa provenienza, religione e cultura. Non mi stupirei se alcuni attivisti per i diritti umani iniziassero a tormentare i negozi di Benetton del centro di Milano come fanno gli animalisti contro Max Mara e Rinascente, contro l&#8217;uso di pellami e pellicce. Del resto, c&#8217;è davvero una grande differenza tra l&#8217;uccidere animali per portare addosso un capo firmato e lo sfruttamento della manodopera per permetterci di pagare poco i nostri capi d&#8217;abbigliamento o le tazze o le pentole o gli oggetti che popolano le nostre case? Non credo, anche se il paragone può suonare molto azzardato.<br />
E&#8217; davvero molto difficile fare a meno di tutto ciò che viene prodotto in questo modo. La produzione nei paesi del sud-est asiatico coinvolge tutti i settori, da quello tecnologico a quello dell&#8217;arredamento low cost (vedi Ikea), a quello dell&#8217;abbigliamento, a quello dell&#8217;oggettistica e degli utensili e così via.</p>
<p>Sicuramente noi possiamo fare la nostra piccola parte, cercando di acquistare con un po&#8217; di responsabilità in più, favorendo tutto ciò di cui possiamo rintracciare la provenienza (es. alimentari) e optando quanto possiamo per vestiti e oggetti usati, per far continuare il loro ciclo di vita, o per produzioni che non provengano da paesi tanto disastrati quanto il Bangladesh. Dando un&#8217;occhiata alle etichette dei vestiti dei vostri negozi preferiti, ad esempio, potreste rendervi conto che non tutto ciò che vedete è stato prodotto nello stesso luogo. Un fatto rimane evidente: i nostri consumi e il sistema su cui si reggono, nel quale tutto si può sfruttare e buttare (comprese le vite umane), non hanno alcun senso.</p>
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