Intervista a Mauro Mercatanti, ideatore di Milanificio

 Intervista a Mauro Mercatanti, ideatore di MilanificioA Milano si fanno incontri interessanti. Uno di questi è con Mauro Mercatanti, ideatore di Milanificio, uno spazio online dove smettere di parlare della Milano che vorremmo per cominciare a costruirla davvero. Lo abbiamo intervistato per voi.

 

Che cos’è Milanificio?

Milanificio è uno strumento che viene messo a disposizione della città. Uno strumento che a noi sembrava mancasse e che si propone di dare un contenuto concreto e operativo al grande tema della partecipazione, di cui si parla da tanto tempo a Milano. La parola d’ordine “partecipazione” continua a riproporsi ma a noi sembrava che nessuno fosse ancora riuscito a metterla davvero a frutto, a dargli un contenuto, lasciandola solo come bandiera, senza concretizzazione. Per questo Milanificio si propone di andare dal “social bla” al “social do”, quindi meno chiacchiere da social network e più operatività. Potremmo quindi dire che Milanificio è un social netmake, o meglio una piattaforma di progettualità partecipata.

 

Com’è nata l’idea?

L’idea è nata nell’ambito dell’associazione “Cambiamo città. Restiamo a Milano”, un gruppo di cittadini, formatosi attorno alla candidatura di Stefano Boeri alle amministrative, che non si sentivano pienamente rappresentati dall’orizzonte politico ma che volevano attivarsi e rendersi utili per quella che sembra essere una stagione stimolante di Milano. L’idea era quindi quella di dotarsi di uno strumento che permettesse di raggiungere degli obiettivi concreti a prescindere dall’appoggio istituzionale, che è anche un modo anche per stanare le persone, vedere chi davvero vuole cambiare le cose e non solo lamentarsi di ciò che non va bene. Detto ciò, se partiamo dal presupposto che non vogliamo inseguire le istituzioni, questo non vuol dire che non possano essere le istituzioni a inseguire Milanificio.

 

 Intervista a Mauro Mercatanti, ideatore di MilanificioChe genere di progetti volete realizzare attraverso i “cantieri” di Milanificio?

Te ne cito tre che mi sembrano i più rappresentativi. Il primo si chiama CABOOX, e consiste nella richiesta di farci affidare da Telecom cinque cabine telefoniche di quelle che vanno dismesse, per convertirle in punti di raccolta e scambio di libri usati. Il book crossing non l’abbiamo inventato noi, ma cerchiamo di aggiungere un elemento che ha un valore culturale e politico molto forte, il riutilizzo di qualcosa che c’era già (le cabine del telefono in questo caso) per creare qualcosa di nuovo. Ci sono indubbiamente dei punti critici: come tutelarsi rispetto al vandalismo e ai furti, come preservare le cabine telefoniche, ecc., ma tutte queste cose si trattano e risolvono all’interno del cantiere stesso su Milanificio, dove quindi gli utenti si confrontano e propongono delle soluzioni di fronte ad ogni possibile criticità. Il secondo è un progetto che si propone di mappare e segnalare (con dei simboli di riconoscimento) i ristoranti che forniscono il seggiolone per i bambini. Abbiamo messo a disposizione delle vetrofanie da attaccare sulle vetrine dei ristoranti e abbiamo chiesto agli utenti del sito di prenderne una decina e di attaccarli nei ristoranti in cui trovano questo servizio. C’è poi il progetto dei Net-Urbani, cittadini che affiancano i netturbini e che “adottano” un tratto di strada nel quale si impegnano a raccogliere le cartacce. Ecco, se ad esempio ti metti a raccogliere le cartacce in Martesana, troverai di sicuro quello che ti guarda strano e ti dice che dovrebbe pensarci l’Amsa… Ma noi non siamo dei cani che il Comune deve seguire con la paletta, siamo dei cittadini.

 

Sembra che Milanificio vada oltre i “cantieri”, che abbia una portata anche molto culturale…

Noi adesso abbiamo trovato il nuovo nemico, il nuovo colpevole: la casta. È tutta colpa della casta, della politica. E il problema, intanto, come facciamo sempre noi italiani, lo poniamo al di fuori, come qualcosa di esterno che inquina la nostra presunta purezza. Ma il vero problema è che siamo corrotti dentro, siamo dei furbastri… O facciamo lo sforzo di cambiare la nostra testa, i nostri comportamenti e il nostro approccio con quello che ci circonda, oppure i nostri problemi non li risolverà mai nessuno. E il punto sta nel cominciare dalle piccole cose, nel diventare responsabili della città che abitiamo. Per farlo dobbiamo abbandonare un po’ quella che è di fatto la logica di Facebbok: si propone un’idea, una bella idea, che riceve un sacco di “I Like” ma che poi sparisce nel flusso continuo delle parole. Milanificio vuole intervenire proprio su questo punto: se condividiamo una cosa, se siamo d’accordo con un’iniziativa, non mettiamo solo “I Like” per poi tornare ai fatti nostri aspettando che qualcun altro la realizzi: la realizziamo noi!

 

Tu, che sei l’ideatore di Milanificio, ti sei mai chiesto perché proprio ora ti è venuta quest’idea?

Secondo me è un qualcosa che è nell’aria e su cui in molti si interrogano. Io ho la convinzione che Milanificio sia uno strumento che possa aggregare tutte queste persone che riflettono sui problemi del cambiamento partecipato. Milanificio tenta di dare una risposta a una domanda diffusa: “io cosa posso fare?”. Diciamo che mi piace pensare che Milanificio è nato ora perché era un’idea matura.

 

Di quale cantiere si sente davvero il bisogno, oggi, a Milano?

Quello che faccia funzionare Milanificio, che faccia capire ai cittadini che il loro futuro è nelle loro mani molto più di quanto non pensino. Un cantiere che costruisca consapevolezza e disponibilità all’attivazione.

 

VISITA IL SITO WWW.MILANIFICIO.IT

 

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