Bentrovati, sgamatissimi lettori, dal vostro estivo Gigi Proiettile!
Dopo la cocente delusione agli europei, e durante il cocente caldo che ci affligge (prima Scipione, poi Minosse.. manca Enea e abbiamo finito il programma di quinta di letteratura latina), nulla può rinfrescarci meglio gli animi e le ascelle di un bel blockbuster estivo..oppure del porno della Tommasi, vedete voi.
Sigla!
“The Amazing Spider-Man”, regia di Marc Webb

Mi ricordo ancora il primo fumetto che comprai: era un albo dell’Uomo Ragno (ancora non l’avevano ribatezzato Spider-man pure qua da noi), con spettacolari disegni di Romita Jr., in cui il buon Parker veniva finalmente smascherato dalla Zia May, iniziando un ciclo che sarebbe andato avanti per anni.
Le versioni che hanno sfilato sotto i miei occhi da allora sono infinite: costume rossoblù, costume oro, i What-if, i crossover, ma nel frattempo recuperavo anche le vecchie storie con Goblin, o i numeri degli anni 90 con i simbionti, o ancora la scintillante versione Ultimate..
Oggi, anche se il fumetto non è più un appuntamento fisso della settimana, e anche se in passato ti sei trovato davanti a cose come Spider-man 3, che faceva più cagare del Guttalax, rivedere al cinema ciò che ti ha emozionato da bambino non può che fare piacere, .
La domanda è: di fronte a un reboot, ossia un azzeramento della precedente saga firmata Sam Raimi, lo spettatore come deve comportarsi?
L’ispirazione che manda avanti tutta la baracca è chiara, versione Ultimate senza ombra di dubbio; la sceneggiatura, la regia e gli attori hanno tutti in testa una cosa, ed una sola: freschezza.
Considerato che c’erano tre film (la cui qualità sommata era più che buona) da dimenticare, la missione si può dire riuscita.
La principale novità è che Peter Parker non è più un nerd: i nerd ci sono in questo film, e discutono della plausibilità del volteggiare di Spider-man, ma Peter non è uno di loro. Siamo più dalle parti dell’indie tormentato, cappuccio, skate e cuffiette, che sì, ok, è tormentato dallo zarro di turno, ma alla gnagna ci pensa pure lui, e quindi addio agli occhiali da secchione e alle camicie abbottonate, per passare agli occhialoni del papà che ho già visto a due o tre hipster alle Colonne sabato scorso. Smart is the new sexy, dice qualcuno, e l’idea è proprio quella: un approccio rischiosissimo, che potrebbe far urlare allo scandalo i più affezionati al personaggio.
E invece funziona.
Sì, perché con buona pace di Tobey Maguire, Andrew Garfield è un Peter Parker incredibilmente convincente, presissimo dal ruolo e sicuramente più bravo del suo predecessore, che invece incarnava il Parker più nerd, forse più aderente alla prima versione cartacea, ma che in questo contesto non avrebbe funzionato. Lungi da me criticare il lavoro di Maguire, ma in questo film il Peter di Garfield è nel suo ambiente, e ci sta da dio.
Nonostante l’impronta moderna, però, si sceglie di riportare in auge personaggi dei primi numeri della serie, come Flash Thompson (con un ruolo che piace proprio per il suo contrapporsi a un Parker non più sfigato), il Capitano Stacy e la figlia, Gwen.
Ecco, abbiamo già detto che al nostro nuovo Spider-man piace combattere il crimine, ma la gnagna è la gnagna: anche col petto squarciato ci prova come se non ci fosse un domani con la bella Gwen, e sinceramente, come dargli torto (tira più un pelo di -CENSURATO- di una ragnatela di Spider-man).
Emma Stone, che porta Gwen sullo schermo, è il motore del film: c’è un po’ di ingenuità nel costruire il suo personaggio (non ha ancora finito il liceo e lavora già alla Oscorp?), ma sarà che lei gioca al rialzo con il suo “boyfriend” (cit.) in termini di bravura, sarà che è obiettivamente perfetta per il ruolo, saranno gli stivaloni con la coscia di fuori, ma il risultato è chiaro, Gwen 1 – Mary Jane 0.
Per quanto riguarda il villain, si ripesca il personaggio di Curt Connors (Rhys Ifans), e il suo alter ego Lizard. La via scelta è, per la saga, innovativa: non più personaggi schiavi del potere o nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma una sorta di drug addict, alla mercé di una ‘droga’ che può ridargli ciò che ha perduto. Nel complesso l’idea è buona, anche perché dopo quattro cattivi portati al cinema era necessario inventarsi qualcosa di nuovo; Ifans è bravo, e dipinge bene la discesa del dottore verso il suo lato bestiale. Pollice verso per la versione CGI del cattivo: si è visto decisamente di meglio, anche solo nel capitolo precedente (il Sandman di Raimi resta un ottimo esempio di come combinare arte e tecnologia).
Per il resto, sceneggiatura che guarda molto al romanticismo, e considerato il regista Webb non poteva essere altrimenti, mentre le scene d’azione non lasciano particolari ricordi.
L’idea che mi sono fatto, sinceramente, è che si sia guardato molto alla saga di Nolan del Cavaliere Oscuro: un primo film con un budget sì alto, ma non stratosferico, interpreti scelti con molta cura, una sceneggiatura che lascia aperte moltissime porte (e la scena finale non fa che alzare l’hype: Norman Osborn sarà il nuovo Joker?), per costruire un film godibile, fresco, che guardi alle nuove generazioni in vista di ampliare una mitologia che ha tantissime carte da giocare.
E se permettete, se in futuro sceglieranno di rivedere personaggi e situazioni già usati da Raimi (magari che avrebbero meritato di più) e il tutto con questo approccio, io ci metto la firma.
D’altronde, poteva andare molto peggio.