FUCKALDO (si pronuncia ‘fa caldo’), cari lettori Sgamati.
E’ quel caldo caino che non ti lascia in pace neanche un istante: non puoi studiare, non puoi dormire, non puoi fare all’amore (ma tanto molti di voi non si accorgeranno della differenza).
Il caldo rompe, è lì, vuole essere portato al ristorante, vuole giocare a soft-air e vedere la maratona di Dawson’s Creek. L’unica è il ventilatore, che gli fa ‘oh, basta’ e lui giù di muso lungo si mette nell’angolo, anche se continua a canticchiare la sigla di Dawson’s Creek.
In risposta a ciò, ecco recuperato per voi un filmozzo cult all’italiana, in linea con il clima, sia politico che mediterraneo.
Sigla!
“Sud”, regia di Gabriele Salvatores

1993: si stanno per concludere le elezioni anche per un seggio in una scuola elementare di un non meglio specificato paesino del Sud Italia.
Improvvisamente quattro uomini disoccupati, tre italiani e un eritreo, fanno irruzione, buttano fuori tutti e si barricano dentro il seggio, denunciando brogli elettorali da parte del politico più in vista della zona (e favorito alla vittoria).
Quando il ‘capo’ dei tre, ritenuto poco più di un sempliciotto, si dimostra pronto a tutto in favore della sua causa, il semplice gesto di protesta si trasforma in un vero e proprio assedio, con tanto di televisone, esercito, ostaggi e colpi di scena..
La cosa che colpisce di più a proposito di questo film è l’inversione di rotta rispetto ai precedenti lavori di Salvatores: dopo l’Oscar del ’92 con Mediterraneo e il successivo Puerto Escondido, viene scelta una location chiusa, senza via d’uscita, in cui si abbandona il tema del viaggio per accogliere la voce degli ultimi, dei reietti e dei disperati.
I protagonisti non sono personaggi nobili: hanno motivazioni plausibili e non hanno sicuramente una connotazione negativa, eppure lungo lo svilupparsi della pellicola ci si domanda quale sia la differenza tra il politico che commette i brogli e l’occupante che sfrutta la televisione o la folla per guadagnare punti nella battaglia. Il messaggio finale sarebbe un ‘massimo rispetto’ a tutti i centri sociali occupati, e quindi ci si chiede se, visto che si vuole fare dell’ideologia (niente di male), non convenga farla un po’ meglio.
Il cast è molto ricco, e oltre ai quattro protagonisti si fanno notare la figlia del politico (una Francesca Neri intrappolata per caso nel seggio, assieme al fidanzato milanesotto) e il politico stesso, l’on. Cannavacciuolo (Renato Carpentieri), che dà una grande prova di recitazione.
A proposito del milanesotto già citato, interpretato da Gigio Alberti: la sua caratterizzazione è talmente bidimensionale da essere paragonabile alla visione dei terroni da parte dei milanesi, ma al contrario. E in un film serio.
Il personaggio di Silvio Orlando, invece, è ricchissimo di sfaccettature (e l’attore ci mette del suo per approfondirlo al massimo) e considerato che il film si regge praticamente su di lui, nonostante le premesse corali, è tutto di guadagnato. Anche il suo braccio destro Antonio Catania è frutto di un bel lavoro di sceneggiatura, che aggiunge un po’ di humour alla vicenda e ci regala una figura indecisa e decisamente empatica.
Pollice verso per i due compagni, alias il giovane che sembra pronto a far saltare in aria la baracca (ma come al solito, tira più un pelo di figa che un’okkupazione di un seggio) e l’eritreo dalla saggezza mistica, fuori luogo come non mai. Menzione d’onore a Claudio Bisio versione reporter, un po’ a cazzo di cane ma comunque sempre simpatico.
Quello che piace davvero del film sono la colonna sonora, con il rap degli Assalti Frontali e dei 99 Posse, e l’ambientazione che, grazie ad un lavoro di regia sostanzialmente invidiabile, riesce a trasmettere allo stesso tempo la magnificenza e l’oppressione che solo alcuni scorci del Sud Italia possono farti provare: il tutto con un sapore da film indipendente che è innegabilmente affascinante.
In definitiva, una grande regia, una sceneggiatura che zoppica in alcuni punti ma che si risolleva grazie agli interpreti, e una morale che piacerà ad alcuni: peccato che siano gli stessi già d’accordo con le idee del regista fin da prima della visione del film.