Sono passati esattamente quattordici giorni da quando, sul sito di Macao, è stata pubblicata un’emblematica immagine con un annuncio che poco spazio lasciava alla libera interpretazione: “trasmissione sospesa”. Sono passati quattordici giorni e torniamo a parlarne oggi perché, in queste ore, dopo due settimane di lontananza dai riflettori, i lavoratori dell’arte sono tornati in piazza, questa volta quella del Duomo, dove i ragazzi del collettivo hanno dato vita a una piccola performance, coinvolgendo anche alcuni passanti incuriositi.
Sembra che qualcosa stia tornando a muoversi ma non è ancora del tutto chiaro che cosa. Ciò che è certo è che, in questi ultimi giorni, Macao ha trovato una sua diversa e temporanea collocazione… è infatti in alcune fermate della metropolitana che i lavoratori dell’arte si sono incontrati riprendendo quei famosi “tavoli” sulla città che erano stati avviati durante la prima occupazione, quella presso la Torre Galfa.
Non è dato sapere cosa accadrà nei prossimi giorni ma cominciano a diffondersi in rete notizie di una imminente nuova occupazione (come ipotizza il sito del mensile “E”). E sul sito di Macao compare anche un video in cui si ripercorre Milano attraverso i suoi palazzi abbandonati (salvo poi la dubbia scelta di inserire il Duomo e San Siro…), quasi a voler stilare un elenco di possibili future location per il collettivo.
Ma l’occupazione non va data per scontata. Tra le critiche rivolte a Macao, a seguito dell’episodio di Palazzo Citterio, ricordiamo proprio quelle relative alla scelta di continuare sulla linea dell’occupazione. Proprio mentre veniva sospesa la trasmissione, infatti, la pagina Facebook di Macao diventava il luogo del dibattito tra sostenitori e detrattori dell’iniziativa, questi ultimi, spesso, delusi dal ritorno a logiche più vicine alle occupazioni dei centri sociali, piuttosto che ai progetti “avanguardisti” di democrazia diretta che erano stati prefigurati. Persino Dario Fo, sostenitore della prima ora dell’iniziativa proposta dal collettivo di lavoratori dell’arte, si era lasciato andare dando dei “presuntuosi” ai suoi, un tempo, pupilli. E non è quindi un caso che nell’elenco degli incontri degli scorsi giorni, compaia anche un incontro dedicato proprio al tema “Programmazione e Bando”. Forse i “macachi” hanno deciso di non chiudersi alle spalle tutte le porte?
Quel che è certo è che, come ha scritto Mario Di Vito su “E”, sta per essere scritto un nuovo capitolo di Macao. C’è da capire che seguito avrà.
(Aggiornamento del 08/06/12) Mi è stato fatto giustamente notare da un lettore che il “tavolo” “Programmazione e Bando” era già presente nel corso dell’occupazione alla Torre Galfa e che non è stato proposto in funzione di alcuna partecipazione a bandi comunali. Per dovere di cronaca, ovviamente, riporto questa doverosa notazione ma mi riservo la libertà (e la curiosità) di lasciare aperto il dubbio, considerando che Macao è un’iniziativa che è stata presentata fin dall’inizio come un qualcosa in divenire e che quindi, divenendo, potrebbe anche tornare sui suoi passi nel tentativo di trovare una dimensione in cui possa crescere e continuare ad esistere. Un colpo di scena non lo possiamo prevedere e, quindi, perché dovremmo escluderlo?
(Aggiornamento del 15/06/2012) Com’è, come non è, Macao alla fine ha deciso di partecipare alle Officine Creative dell’ex-Ansaldo (OCA). Questo non vuol dire che il collettivo di lavoratori delle arti abbia deciso di partecipare al bando del Comune per l’assegnazione di uno spazio ma che, per il momento, si è optato per una modalità di confronto sicuramente più conciliante rispetto a quella assunta fino ad ora. Per chi non lo sapesse OCA è un evento strutturato su quattro giornate, durante le quali associazioni e singoli sono chiamati a presentare progetti creativi e idee che riguardano la cultura e i suoi spazi all’interno della città. Tra le altre cose, durante OCA, si parlerà degli spazi da adibire a tali progetti. Al momento MACAO ha fatto sapere che parteciperà proponendo un tavolo di confronto sulle condizioni lavorative e i modelli occupazionali in campo artistico. Intanto attendiamo di capire cosa succederà dopo OCA, dato che, nel frattempo, non si fermano le voci relative ad una nuova imminente occupazione.
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