Guida galattica per lavoratori precari – Parte 1

62647 Guida galattica per lavoratori precari   Parte 1Mentre il nostro ex presidente del Consiglio “disoccupato” cerca di riciclarsi e spolverare il doppiopetto per proporre l’elezione diretta (con voto dei cittadini) del Presidente della Repubblica, molti lavoratori o studenti italiani si trovano in condizioni di precarietà. Il momento non è dei migliori e cercare un lavoro in questo periodo ci fa sentire come Indiana Jones nella giungla (con un po’ meno grinta forse). Quando riusciamo finalmente ad ottenere l’agognato colloquio, è facile che ci si senta dire “la forma contrattuale sarà quella del co.co.pro.” oppure “ti assumeremo come lavoratore del 5° livello come previsto dal CCNL”. E una vocina nella nostra testa, mentre faremo finta di aver capito tutto, dirà di nascosto “Mi scusi, potrebbe tradurre in italiano così capisco che tipo di contratto avrò?”

Guida galattica per lavoratori  precari – Come sopravvivere alla giungla dei contratti a tempo determinato

Parte I – Iniziamo con tre tipologie di contratto poco amate dai lavoratori precari: il contratto a progetto, il contratto di lavoro a chiamata e la somministrazione di lavoro.

 

Contratti a progetto

Iniziamo dal tanto odiato co.co.pro, “Contratto a progetto”. Tale tipologia di contratto prevede che il lavoratore non sia inquadrato come dipendente, bensì come collaboratore autonomo. Il contratto è subordinato alla realizzazione di un progetto, quindi di durata determinata. Se il progetto si conclude prima del tempo, l’azienda non è obbligata a retribuire ancora il lavoratore e la collaborazione si considera conclusa. Qui un link dove si parla dettagliatamente del co.co.pro: http://www.arealavoro.org/contratti-a-progetto.htm.

Sì certo, direte voi, ma la fregatura dove sta? Il “collaboratore”, spesso e volentieri, non è altro che un lavoratore dipendente con cui si stipula un contratto più conveniente per l’azienda. Molte persone, soprattutto giovani precari, vengono inseriti in azienda attraverso un contratto a progetto che viene continuamente rinnovato e fanno gli stessi orari di un dipendente assunto che svolge un full time.  Gli svantaggi sono molti: generalmente i compensi sono molto bassi, non si  ha diritto a ferie e malattia pagate e in caso di maternità si può sospendere il contratto ma il periodo di fermo non sarà retribuito. Se vi state chiedendo dov’è la liquidazione in caso di scioglimento del rapporto di lavoro, ve lo confermo: non c’è.

 

Contratto di lavoro a chiamata

Il contratto di lavoro a chiamata (detto anche “intermittente”) prevede che il lavoratore metta a disposizione del datore  di lavoro la propria prestazione previo avviso, spesso anche tempestivo, sulle giornate di lavoro. Il contratto ha carattere discontinuo e può essere somministrato a giovani di età inferiore ai 25 anni e a individui di età superiore ai 45 anni. Questa forma di contratto è particolarmente adatta a chi lavora nei weekend o si rende disponibile per pochi giorni al mese per un’azienda. Pro:

“al lavoratore spetta, pro quota oraria, lo stesso trattamento retributivo e previdenziale ed assistenziale di
un pari livello occupato con normale contratto di lavoro subordinato” (fonte: Inps).

E’ possibile lavorare contemporaneamente in più aziende con vari contratti di lavoro a chiamata, e si accumulano contributi per l’anzianità (e per quella pensione tanto remota e lontana). Contro: alcuni datori di lavoro dichiarano che il lavoratore assunto con contratto di lavoro a chiamata lavora tot volte al mese, quando invece i giorni di lavoro effettivamente svolti sono di più e la differenza viene pagata in nero. Per maggiori informazioni: Lavoro a chiamata – INPS. A differenza del co.co.pro, sono previste indennità, ovviamente proporzionali alla quantità di giornate lavorative, per malattia, infortunio e maternità. Mentre il contratto a progetto prevede che il lavoratore sia considerato “collaboratore”, il contratto a chiamata lo rende a tutti gli effetti un subordinato.

 

Somministrazione di lavoro

untitled+(5) Guida galattica per lavoratori precari   Parte 1Qui le cose iniziano a complicarsi un po’. Nella fattispecie abbiamo tre attori: “somministratore” (Agenzia per il Lavoro), “utilizzatore” (azienda) e lavoratore. Tra i primi due si conclude un contratto di somministrazione e tra agenzia e lavoratore un contratto di lavoro. La somministrazione non è altro che l’evoluzione del lavoro interinale. Questa tipologia di contratto di lavoro, recentemente aggiornata, fa sì che l’azienda che necessita di manodopera si rivolga agli intermediari (agenzie) per cercare nuova forza lavoro. La peculiarità del contratto è questa: il datore di lavoro dell’operaio (o di qualsivoglia altra figura lavorativa coinvolta) non è l’azienda ma l’Agenzia per il Lavoro. Certo, nel periodo di somministrazione l’azienda ne assume il controllo e la direzione. La retribuzione non deve essere inferiore a quella dei lavoratori dipendenti presenti in azienda. La problematicità di tale tipo di contratto è il tempo determinato, che caratterizza una fetta consistente di somministrazioni (per scoprire quand’è prevista la somministrazione a tempo indeterminato vedi link). La durata massima è infatti in questo caso di 12 mesi e si ha diritto a massimo 4 proroghe di 6 mesi ciascuna. Può essere un vantaggio per alcuni e uno svantaggio per altri, magari non più giovanissimi, che si rivolgono alle Agenzie del Lavoro perché non occupati o precari e vengono assunti solo tramite somministrazioni e lavoro interinale.

 

A venerdì prossimo con la seconda puntata della nostra nuova Guida galattica per lavoratori precari 

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Di Miriam Goi (25 May 2012)
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