MACAO occupa Palazzo Citterio

 MACAO occupa Palazzo CitterioMACAO si è spostato da via Galvani e dalla Torre Galfa. L’occupazione di un nuovo stabile è avvenuta oggi pomeriggio e ha avuto come obiettivo Palazzo Citterio, storica struttura nel cuore del quartiere di Brera.

 

La notizia arriva a seguito del dibattito che si era aperto in questi giorni sulle sorti del collettivo dei Lavoratori dell’Arte. Qualche giorno fa, infatti, il sindaco Giuliano Pisapia, si era fatto avanti in prima persona offrendo al “popolo di MACAO” una sistemazione alternativa, presso la palazzina ex Ansaldo, in zona Tortona. Unica condizione: partecipare a un bando del Comune, nell’ambito del quale presentare formalmente il progetto del collettivo.

Tuttavia, dopo una prima titubanza, è arrivato, ieri, un comunicato ufficiale, nel quale i ragazzi e le ragazze di MACAO, si dicevano non disposti a partecipare al bando comunale per ottenere lo spazio offerto dal sindaco con un gesto “paternalistico”, a detta del collettivo, poiché non volevano sottrarre ad altre associazioni il privilegio di utilizzare quello spazio.

Per comunicarlo al Comune, durante un incontro con gli interessati allo spazio dell’ex Ansaldo, MACAO ha mandato ieri un messo, che è stato oggetto delle ire addirittura di uno dei sostenitori doc dell’iniziativa, Dario Fo, che si è scagliato contro il giovane ambasciatore definendo come semplice esempio di presunzione il gesto compiuto dal collettivo, che si ritirava dal dialogo partecipato di cui pretendevano di farsi promotori.

E arriviamo così a oggi. Dopo giorni di richieste sempre più pressanti affinché fosse liberata via Galvani (ribattezzata Piazza Macao), è arrivata la notizia dello spostamento del collettivo. E qui sorgono parecchi dubbi (per chi ne aveva già ne sorgono solo di ulteriori). Perché occupare un nuovo spazio? E perché proprio quello?

Si fa largo l’idea che il rivoluzionario movimento di MACAO, che sembrava dovesse riportare colore tra gli stantii movimenti di dissenso, occupando uno stabile abbandonato, uno sfregio sul volto di Milano che poteva così tornare ad avere un senso per la città e i cittadini, in realtà si stia facendo portatore del più antico dei peccati del giovane rivoluzionario: okkupare! Una logica ben diversa dalla volontà di ridare alla città i suoi spazi, e bene più vicina, invece, all’evergreen del dissenso perché c’è dissenso e del disagio perché c’è disagio.

Sembra curioso, poi, il fatto che, dopo le dichiarazioni dell’assessore Boeri (che aveva sostenuto che non ci sarebbe stato alcuno sgombero se si fosse occupato un spazio di proprietà del comune, ma si sarebbe avviata una riflessione assieme allo stesso collettivo), proprio oggi si sia deciso di occupare uno spazio di proprietà del demanio e non più privato (a volte i casi!).

Sorge dunque spontanea, e si fa sempre sempre più imponente, l’impressione che MACAO (o chi per lui) abbia deciso di non partecipare al bando comunale non per sottrarre posti ad altre associazioni (obiezione per altro discutibile, visto che allora ci si potrebbe domandare che senso abbia una nuova associazione se ce ne sono già le altre e le si vuole tutelare) ma perché per presentarsi a un bando serve un progetto, e per un progetto servono dei contenuti. E quelli purtroppo non ce li si può inventare. O ci sono o non ci sono. Il problema del contenitore verrà sempre dopo, perché non c’è contenitore se non c’è qualcosa da metterci dentro. E mi permetto di prendere spunto dallo stesso MACAO: E’ come il cranio, ma senza il cervello.

 

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