Lo sbroffo della settimana – Speciale #ijf12

logo IJF121 Lo sbroffo della settimana   Speciale #ijf12DISCLAIMER: Si definisce “Sbroffo” quell’elemento della società che è riuscito a costruire intorno a sé, nel suo ambiente, un ruolo di finto rispetto e fondamentale antipatia. Individuo di base solitario, comunica poco con le parole e molto con i gesti; difficile dire se creda davvero all’importanza della sua persona o sia in realtà un insicuro cronico. Probabilmente né l’uno né l’altro: lo sbroffo è il risultato dell’emarginazione e della disgregazione sociale e, in quanto tale, non ci pensa.

Ebbene sì. Questo è il preludio di un appuntamento che accompagnerà i lettori dello Sgamato.it ogni dannata settimana della loro vita: è con sommo orgoglio che vi presentiamo la rubrica Lo sbroffo della settimana, dove per estensione del termine, intendiamo recensire tutti i personaggi che si distingueranno per sbruffonaggine, celodurismo o primadonnismo (questo termine esiste, giuro, ho consultato il sito della Treccani). Per inaugurare questo appuntamento abbiamo voluto rendere omaggio all’evento che ci ha dato l’ispirazione e dove tutto è cominciato.

Al  Festival del Giornalismo abbiamo potuto vedere con i nostri occhi la quintessenza della sbroffaggine. Perciò abbiamo deciso di selezionare un podio di vincitori.


Al TERZO posto: a parimerito Enrico Mentana e Bruno Vespa, che con il loro show da primedonne ci hanno dimostrato che due galli in un pollaio proprio non stanno bene. Durante il confronto si sono pizzicati vicendevolmente, aprendo la coda a ruota e gonfiando il petto con un ego smisurato, non lasciando spazio al vero giornalismo. “Da Enrico ho tutto da imparare” è la sferzata di Vespa al direttore del Tg di La7, ricordandogli di essere entrato nel Tg1 grazie alle quote socialiste; la risposta non tarda a venire, quando al termine della breve biografia recitata da Mentana nei riguardi del collega, aggiunge che in fin dei conti non sarebbe corretto “dare del manutengolo del potere a Bruno Vespa”. Insomma i contenuti di Uomini e Donne, un po’ meno burini. Per fortuna le sorti del dibattito si sono riprese parlando del “fenomeno Grillo”…

Al SECONDO posto la tripletta Cruciani – Parenzo – Telese. Il contesto è il dibattito Il talk show al tempo di Monti, tematica interessante per chi vuole farsi un’idea di come uscire dal paradigma “spettacolare” e personalistico del dibattito televisivo. Peccato che questi tre anchormen hanno usato il palco esattamente nel modo che tanto criticano. Tutti tronfi nelle loro poltroncine hanno divagato per quasi tre quarti della durata dell’incontro. L’apice massimo sono i cinque minuti di discussione sul suv di Lapo Elkann, che si concludono con un “Sei un Robespierre mancato!” di Cruciani a Telese.

Al PRIMO e indiscusso posto Michele Santoro, con la sua sbroffissima sparata sull’autonomina alla direzione della Rai insieme a Carlo Freccero nel ruolo di presidente: una dichiarazione che trasuda eccitazione da tutti i pori e che non ha nemmeno bisogno di commenti. Si pensava ad un’efficace provocazione lanciata dal Festival degli addetti al mestiere e diretta ai palazzi grigi della politica e invece la conferma ufficiale è avvenuta durante il programma di Lucia Annunziata In mezz’ora.

 

PAGELLINE PERUGINE

 

Voto 10 a Guido Romeo (Wired) che, professionista fino in fondo, non esce mai dai panni del giornalista serio, neanche quando le panel discussion si accavallano tra loro e il caldo di Perugia mette a dura prova il suo completo d’ordinanza.

Voto 9 alla ragazza della Nespresso, la quale oltre a dover sfornare caffé gratis a nastro per i giornalisti assonnati durante tutti e cinque i giorni del festival, deve subire anche delle proposte indecenti da mezze maniche col cartellino press: stoica.

Voto 8 a Kristinn Hrafnsson (Wikileaks) che per sfuggire agli occhi indiscreti delle agenzie governative di mezzo mondo pensa bene di vestirsi come James Bond; chissà come sarà contento il suo capo di vedere piccoli Assange che crescono.

Voto 7 all‘inglese dei giornalisti italiani, tra il serio e il facezio, ridono alle battute furbe dei giornalisti albionici, qualcuno gli spieghi che “What God taxi driver” non significa che Dio t’assista.

Voto 6 alle quote rosa del festival, ammassate come la folla prima dell’apertura di nuovi megastore Apple in pochi incontri: speriamo che il nuovo corso del giornalismo italiano prosegua un po’ differentemente.

Voto 5 a Trenitalia che, per rispondere alla concorrenza della nuova compagnia di Della Valle, pensa bene di assumere come sponsor inconsapevole Severgnini. Un’editoriale scritto seduto accanto al bagno, sai che storia dire che l’hai incontrato su una carrozza di Trenitalia, e gli hai perfino stretto la mano, in precedenza utilizzata per tutt’altro.

Voto 4 ai perugini, stizziti quanto una coppia di anziani milanesi di fronte ai turisti in Piazza Duomo, mai uno sguardo interessato verso ciò che in quei giorni catalizzava l’attenzione. I Baci han fatto più danni che benefici, qui.

Voto 3 ai trasporti pubblici, che vista l’alta concentrazione di stampa nazionale e internazionale, pensano bene di fare un po’ di spazio alle nuove generazioni creando posti di lavoro uccidendo lo stomaco sulle ripide curve in discesa. Si prevede un’ottima generazione di futuri Schumacher da queste parti. Forse.

Voto 2 alla copertura internet dell’evento, presente solo all’Hotel Brufani (necessaria, in quanto vi trovava posto la sala stampa); ma per i normo-telefonini-dotati, gli altri eventi senza una connessione personale sono stati tutti da seguire.

Voto 1 agli sbroffi della settimana; irritanti, calati perfettamente nei panni degli attori teatrali durante le loro iniziative al teatro del Pavone, concentrano in pochi (per fortuna) incontri tutto ciò che di sbagliato c’è nel giornalismo italiano. E via.

Magog (& Gog) con la preziosa collaborazione di Kristian Tarussio

Di (03 May 2012)
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