Il silenzio dei colpevoli

casini monti bersani alfano 610x458 Il silenzio dei colpevoliUno dei meriti indiscussi del cambio di governo e dell’arrivo dei tecnici (così li chiamano) è senza dubbio la cura dalla grave infezione di politichese acuto che debilitava uno scenario politico già di per sé poverissimo.
Lungi da me l’intenzione di lodare i tecnici per il loro impegno solerte e per il loro understatement, che spesso sono venuti a mancare (o non si sono mai palesati), ma è evidente a tutti quanto l’ago della bilancia nella cronaca politica si sia progressivamente spostato dal gossip dei ministri, deputati e politicanti, verso il merito dei problemi reali e le soluzioni concrete da adottare per affrontarli. Che le soluzioni proposte o decise dal governo siano veramente tecniche, rigorose, eque, efficaci e in generale giuste è un altro discorso. O per meglio dire sono altri discorsi, poiché se vogliono essere tecniche e non ideologiche, dovrebbero essere affrontate una per una.

Ma questo cambio di stile, questo nuovo modo di affrontare quello che dovrebbe essere il loro lavoro, queste nuove domande un po’ più costruttive dell’opinione pubblica e dei media (a volte coincidono) hanno lasciato i vetusti politicanti più che interdetti: basiti e muti.
Non si tratta più di salvare il padrone o di adularlo un poco, di accusare i governi precedenti dei disastri attuali, di lucidare cliché tediosi contro l’avversario politico: adesso che qualcuno ha urlato che il re è nudo e imposto con forza nell’agenda politica i problemi di questa Italia (e solo in parte!) gli innumerevoli operai della grassa macchina della partitocrazia all’italiana devono imparare un nuovo mestiere: fare politica. Rispondere ai problemi dei cittadini, affrontarli, analizzarli, sintetizzarli, risolverli (la politica non deve essere il Mr. Wolf [Pulp Fiction] di turno, ma a volte se si affronta un problema si riesce anche a risolverlo del tutto).
Ma siccome un lavoro vero la maggior parte di loro non l’ha mai avuto (dai parlamentari agli assessori e consiglieri regionali, provinciali), perché sempre cresciuti sotto la pingue protezione della politica dall’alto, dei partiti, risulta difficile rispondere coerentemente alle nuove richieste (in realtà i problemi sono quelli di sempre, solo che prima li si affrontava con belle parole e un po’ di ideologia da quattro soldi).
E allora si mimetizzano, tutti, alcuni nella fazione di supporto del governo, altri all’opposizione, tossicchiando prese di posizione talvolta deboli e timide (valuteremo, analizzeremo, aspettiamo, ci piace, non ci piace), talvolta assurde e irresponsabili, fuori dalla realtà.
Ma mai proponendo, mai analizzando criticamente e consapevolmente, con un occhio tanto al futuro quanto alla disastrosa situazione attuale (nazionale e internazionale). Se a questi giganti immobili, se a questi partiti fatti di vecchi professionisti della politica che da trent’anni promettono di tutto, perdendo sempre più il contatto dal mondo reale, era sempre mancata la lungimiranza, adesso che ci sono problemi attuali e pressanti manca tragicamente la capacità non tanto di risolverli, ma anche solo di affrontarli.
E allora balbettano, temporeggiano, non sanno che fare, chiusi nel terrore di andarsene a casa per sempre per aver appoggiato scelte sbagliate o per non aver fatto nulla prima.
Non gli resta che tacere, nella vergogna che forse ora iniziano a sentire su di sé.

E’ il silenzio dei colpevoli.

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Di Marco Vegetti (03 May 2012)
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