Diaz, la verita’ non e’ piu’ un optional

Diaz cover Diaz, la verita non e piu un optionalSmarrimento, rabbia, delusione, voglia di poter fare qualcosa; questi sono gli stati d’animo con cui cerco di descrivere me stesso ieri sera all’uscita da un multisala di periferia. Avete presente un incontro di boxe? Ecco, gli sconfitti per K.O. però sono due: la democrazia, ma anche il mio stomaco. Diaz-Don’t Clean Up This Blood, è quel pezzo di puzzle che mancava di diritto a tutti i cittadini italiani per poter avere un quadro più completo di ciò che è accaduto nel luglio 2001 durante il G8 di Genova. Il mio punto di partenza è informarmi e farmi un’idea, ho alcune domande senza risposta. Voglio capire.

Il film trae ispirazione dalle testimonianze dirette dei manifestanti e dagli atti giudiziari assumendo caratteristiche quasi documentaristiche. Le scelte del regista Daniele Vicari sono volte a dare una visione della realtà imparziale, senza preferire il punto di vista nè dei poliziotti nè dei manifestanti. Non è un film contro qualcuno. La narrazione scorre con un ritmo spedito senza focalizzarsi troppo sui singoli personaggi. Le scene di violenza sono spesso crude ma rendono l’idea dell’abuso di potere delle forze dell’ordine e della “più grave violazione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”-così è stato definito il blitz nella scuola media che dà il nome al film, dall’ONG Amnesty International.

Una serie interminabile di alibi è utilizzata dalla polizia per mascherare il massacro, dal fatto che si pensava che la scuola fosse il covo dei “Black Bloc”- la loro eventuale presenza non sarebbe comunque stata una legittima giustificazione- quando in realtà era diventato luogo di accoglienza notturna per manifestanti e anche qualche giornalista, alla sparizione delle molotov in realtà rinvenute dai poliziotti al di fuori della scuola. Il tutto col beneplacito dei principali media nazionali. All’epoca non si diponeva dei mezzi tecnologici di oggi, non esistevano ancora telefonini in grado di fare riprese video, ma grazie alle poche e valide testimonianze il Mondo intero aveva capito che i princìpi della democrazia italiana erano stati violati. A quasi undici anni di distanza le sentenze di secondo grado riguardo ai fatti della scuola Diaz e quelli della caserma di Bolzaneto hanno ribaltato il primo grado di giudizio. Si è passati da 13 condanne a 25 nel primo caso mentre da 15 a 44 nel secondo. Mi permetto un paio di domande forse ingenue. Perchè in Italia non esiste ancora il reato di tortura (che ha per altro fatto cadere in prescrizione alcuni processi)? Perchè nessun responsabile dei fatti accaduti è stato rimosso dalla sua carica?

Il merito di questa pellicola è di aver scavato nei ricordi, nelle speranze deluse di una generazione intera le cui proposte per un sistema economico e sociale diverso sono attuali più che mai a dieci anni di distanza. Ora un po’ più di italiani saranno coscienti di ciò che accadde a Genova, in un paese che sembra non voler guarire mai dalla patologia cronica dell’Alzheimer storico.

Quando i responsabili ammetteranno pubblicamente le loro colpe – magari senza confondere i termini prescrizione e assoluzione – ed esterneranno le loro scuse davanti al popolo, solo allora potremmo avere la presunzione di chiederci se stiamo veramente guarendo.

 

Di Lorenzo Di Stasi (01 May 2012)
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