Tre domande a Luca Sofri al Festival del Giornalismo di Perugia

Come già anticipato, nei tre giorni trascorsi al Festival del Giornalismo di Perugia, abbiamo intervistato alcuni personaggi di rilievo del mondo dell’informazione in Italia.

Oggi è il momento di condividere con voi la breve intervista che abbiamo fatto a Luca Sofri, direttore de ilpost.it, un caso di eccellente start up giornalistica che in Italia sta iniziando a lasciare il segno (e che ha un seguito maggiore ogni giorno che passa) e che è molto presente anche su Twitter. Buona lettura!

ilpost 3 Tre domande a Luca Sofri al Festival del Giornalismo di Perugia

 

Eccoci qui nella hall dell’Hotel Brufani con Luca Sofri del Post. Ti abbiamo trovato nei corridoi del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Raccontaci di cosa parlerai nel tuo keynote speech…

Beh adesso… (ride ndr) Guarda, cercherò di mettere insieme un po’ delle cose che abbiamo imparato e capito facendo un giornale online in due anni, soprattutto rispetto a come ci si muove diversamente nella diffusione e nella distribuzione delle informazioni in rete rispetto alle abitudini tradizionali e anche a come invece la rete e la crisi economica hanno complicato le scelte di alcuni giornali e le hanno rese molto più precipitose, indebolite, fragili, persino mediocri e capire se può esistere una sintesi tra la necessità di numeri imposta oggi un po’ dalla crisi generale dei giornali e un po’ dai numeri della pubblicità online e un mantenimento oppure anche una reinvenzione qualitativa del giornalismo e dell’informazione.

 

Ieri ad un incontro sulle start up giornalistiche si parlava del Post come di un’eccellenza italiana. Può essere da esempio per un nuovo tipo di informazione fatta online?

Guarda, io spero che lo sia. Noi siamo molto contenti del Post e ci teniamo molto alla qualità delle cose che facciamo. Non ci si può nascondere appunto che dentro un’idea di eccellenza ci debba essere anche la capacità di stare in piedi economicamente e rendere concretizzabile economicamente e commercialmente quello che fai, qualsiasi prodotto… e viceversa. Non ti puoi permettere di fare un giornale di cui dire “va molto bene” solo perché vende tante copie, se il giornale non ha una qualità, un rilievo e un’utilità di pubblico servizio rispetto ai propri lettori.

Noi, e lo dico forse anche con un po’ di presunzione, siamo secondo me abbastanza avanti sulla prima cosa e siamo molto contenti del giornale che facciamo. Dobbiamo ancora arrivare ai numeri che ci permettono di stare in piedi. Abbiamo però ancora tempo per farlo, perché abbiamo ancora a disposizione un margine di tempo abbastanza ampio. Contiamo di farlo, però è sicuramente parte delle difficoltà di un giornale online.

 

Un’ultima domanda. Twitter cosa sta cambiando tra giornalista e lettore e tra giornalista e utente?

Sta cambiando un sacco di cose. Basta anche lì avere un approccio, che è quello che poi si dovrebbe sempre avere, che ci permetta di ricordare sempre che tutti i mondi sono micro-mondi. Quindi Twitter sta cambiando tante cose per un pezzetto dell’informazione e per un pezzetto forse ancora più piccolo dei lettori. E’ vero che Twitter sta rivoluzionando molto di più di quanto non abbia fatto e stia facendo Facebook, basta ricordarsi però che i numeri di Twitter sono straordinariamente più piccoli dei numeri di Facebook. Dentro questo, e dentro a una moderazione che non chiami “micro-giornalismo”… Ogni cosa è un pezzetto del giornalismo e del cambiamento. Twitter sta introducendo molti elementi interessanti sia per i lettori che per i giornalisti. Basti dire che ha praticamente eliminato o fatto fuori gran parte delle funzioni delle agenzie di stampa. Soprattutto sugli esteri, in Italia oggi le notizie si ricevono e si trovano molto prima e con maggior completezza rispetto ai link a cui rimandano su Twitter che non rispetto alle più lente elaborazioni delle agenzie di stampa.

IMG 0336 1024x768 Tre domande a Luca Sofri al Festival del Giornalismo di Perugia

Di Miriam Goi (30 April 2012)
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