LoSgamato @ Festival del Giornalismo di Perugia 2012 – #ijf12

tagcloud2.png Google Docs LoSgamato @ Festival del Giornalismo di Perugia 2012   #ijf12C’è un’occasione davvero unica nel panorama italiano del mondo dei festival. Si tratta del Festival del Giornalismo di Perugia, che quest’anno ha avuto inizio il 25 aprile e terminerà domani. Il grande evento di chiusura? Un incontro al Teatro Morlacchi con Michele Santoro che spiegherà “Che cos’è il servizio pubblico” (tra l’altro se il team sgamato spedito a Perugia per documentare il festival fosse un campione rappresentativo dello spettatore italiano medio, verremmo a scoprire che un italiano su quattro di età compresa tra i 21 e i 24 anni non ha mai visto “Servizio Pubblico”, pur apprezzando molto il sistema di messa in onda su diversi canali, satellitari, digitali e locali).

Purtroppo, visti i tempi e le possibilità limitate ci siamo potuti fermare al Festival solo nel pomeriggio del 26, per tutta la giornata di ieri e stamattina, ma siamo convinti che ne sia valsa la pena e soprattutto che il prossimo anno forniremo una copertura completa dell’evento (se non mi credete segnatevi già un appunto adesso sull’agenda 2013, potrete usarlo per minacciarmi da qui ad un anno).

Certo Perugia, in questi giorni di Festival, decide di mostrarsi nel suo lato più grottesco e diffidente. Forse perché non ne può più di trasformare le vie del centro in un’eterna passerella di giornalisti, blogger, spettatori, turisti, fan, gente che dice “ti seguo sempre in televisione” anche se tu al massimo in tv ci sei finito intervistato da Verissimo mentre facevi shopping. Specie Corso Vannucci subisce questa metamorfosi: la via, partendo dalla Fontana Maggiore attorno a cui si radunano i turisti accaldati come in una Roma in miniatura, apre le porte di ben 5 luoghi chiave per gli incontri del #ijf12 e si conclude con una bellissima vista panoramica della città dall’alto, proprio accanto all’Hotel Brufani 5 stelle lusso dove si trovano il press point e alcune delle sale adibite agli incontri. La città è un pullulare di badge danzanti, di cartellini che penzolano dal collo identificandoci a seconda dei casi come “press”, “staff”, “volunteer”, “speaker”, con un cordino rosso fuoco che rimembra a tutti noi che uno dei partner dell’evento è Unicredit. A noi è andata bene, siamo quelli della “press”, ma non è che ci sia troppo da vantarci. Qui quasi tutti lo sono, e anche molto più attrezzati e tecnologici di noi. Una bella cosa che abbiamo notato è che molti degli speaker presenti agli eventi (parliamo di persone come Clive Edwards, direttore esecutivo attualità BBC, ma anche di personaggi come Guido Romeo di Wired Italia o Filippo Facci di Libero), si ritrovano facilmente anche in mezzo al pubblico, in conferenze in cui non sono direttamente coinvolti. Di sicuro si tratta di un’occasione unica, visto che la maggior parte degli ospiti si è dimostrata anche molto disponibile. A fare due chiacchiere, a farsi intervistare, a lasciare il proprio biglietto da visita. Del resto, quando mi ricapita un Luca Sofri gentleman che nella sontuosa Sala Raffaello dell’Hotel Brufani, mi lascia passare con un eloquente gesto della mano che mi dà la precedenza  (e di intervistarlo, stamattina, appena prima di partire)? O quando ancora mi ricapita, con così tanta facilità, di intervistare Marco Lillo, co-fondatore de Il Fatto Quotidiano?

IMG 0336 LoSgamato @ Festival del Giornalismo di Perugia 2012   #ijf12

Ma entriamo nel vivo della vicenda. Porterò la mia esperienza di questi due/tre giorni di Festival, condensando in questo spazio i temi e i personaggi che sono stati coinvolti all’interno dei panel discussion e di un keynote speech. Insomma, tutti gli interventi che sono riuscita a seguire in prima persona. Non vi parlerò di Bruno Vespa ed Enrico Mentana, due “anchorman” a confronto che si sono quasi scannati in un incontro di giovedì e sono finiti pure tra i TT di Twitter. Non c’ero. Credo di aver seguito discussioni molto più costruttive e interessanti, dov’erano coinvolti anche personaggi molto meno popolari ma non per questo meno validi. Voglio parlarvi degli incontri cui ho assistito. Vi anticipo soltanto che in molti sostengono che l’account Twitter del personaggio che ha parlato ieri alle 17.00 al Teatro del Pavone, sia il migliore del mondo (anche se non tocca i 100.000 fan, non è solo una questione di numeri). Qualche indizio: primavera araba e sì, è americano, e pure molto simpatico.

START UP

In merito alle start up, nel pomeriggio di ieri al Centro Servizi G. Alessi sono stati presentati alcuni progetti di successo nel panorama del giornalismo indipendente europeo. Presenti alla panel discussion alcuni dei diretti interessati. Nello specifico: Thierry Chervel, co-fondatore di perlentaucher.de, un sito nato 12 anni fa in Germania, Yann Guegan, vicedirettore di rue89.com e Turi Munthe, CEO e founder di Demotix, una piattaforma il cui slogan è “news by you”. L’incontro in sé non è stato a mio parere tra quelli meglio strutturati, ma è stato interessante notare come i moderatori, Nicola Bruno di effecinque e Johanna Vehkoo –giornalista e scrittrice- siano stati in grado il primo di riassumere in concetti chiari quello che era stato espresso in modo un po’ articolato dai relatori e la seconda di fare domande precise e non “politically correct” come “Qui non si è parlato concretamente del vostro business model. Qual è? Vi fa guadagnare? E’ abbastanza o vorreste guadagnare di più?”.

SITUAZIONE DI GOVERNO IN ITALIA

IMG 6077 300x200 LoSgamato @ Festival del Giornalismo di Perugia 2012   #ijf12Forse in questo periodo di transizione e governo tecnico mi sarei aspettata più incontri sulla situazione politica attuale. Non è stato così, ma questo è un bene. Sorvolando su incontri come quello intitolato “Il talk show al tempo di Monti”, dove Luca Telese e Giuseppe Cruciani hanno dato vita a un dibattito/scontro a detta di molti inutile –e molto, molto televisivo-, la maggior parte degli incontri e degli eventi organizzati verte sul mondo del giornalismo e dell’informazione e su ciò che si può fare per migliorarlo.

Interessante l’incontro con Beppe Severgnini (che abbiamo intervistato, a breve il link) e Philippe Ridet di Le Monde al Teatro del Pavone, una sorta di chiacchierata informale tra i due giornalisti su quali possibili paragoni cinematografici potrebbero rappresentare la situazione italiana e il Presidente del Consiglio Mario Monti. Severgnini ha sfoderato il soprannome di sua invenzione, “Mary(o) Monti Poppins”, coniato in un suo articolo scritto per il Financial Times, mentre Ridet ha parlato di “9 settimane e mezzo”: tanto sarebbe durata la cotta della stampa internazionale nei confronti del primo ministro italiano, prima di ricominciare a scrivere in modo obiettivo, negativo quando serve, di lui e del suo operato.

CENSURA

“Gli avvocati stanno uccidendo il giornalismo investigativo?” – Di una delle più sottili forme di censura si è parlato nella mattinata di venerdì 26 all’Hotel Brufani, in un incontro che ha visto al tavolo dei relatori Clive Edwards della BBC, Guido Scorza dell’Università di Bologna, Marco Lillo (co-fondatore de Il Fatto Quotidiano) e John Kampfner, direttore dell’Index on Censorship. Il tutto moderato da un irresistibile Richard Lindley, giornalista e scrittore con accento inglese da doppiatore di documentari, che ha tenuto egregiamente le redini dell’evento, il tutto con un vistoso cerotto sulla fronte che smorzava quel poco di pomposità del panel discussion. Richard Lindley giornalista e scrittore 300x200 LoSgamato @ Festival del Giornalismo di Perugia 2012   #ijf12Edwards ha portato la sua personale esperienza in veste di direttore esecutivo della sezione attualità alla BBC e delle cause subite dalla sua redazione. Ma è stato Marco Lillo, co-fondatore del Fatto Quotidiano, a colpire di più il pubblico e a catturare l’attenzione di tutti noi, raccontando senza peli sulla lingua la sua personale esperienza fatta di cause intentate contro la sua persona da personaggi molto potenti e dei costi che tali azioni legali comportano all’interno dei gruppi editoriali.

L’INDIA COME UNA GEEK NATION

Giovedì 26 aprile avremmo voluto partecipare a più incontri, ma qualche ritardo sulla tabella di marcia e l’assenza di autobus che ci collegassero alla città all’ora desiderata, ci ha limitati. Questo non ci ha impedito di seguire la presentazione del libro “Geek Nation”: presenti in Sala Baldeschi l’autrice Angela Saini, inglese di origini indiane che ci ha raccontato di come l’India, fin dall’inizio della sua indipendenza dal Regno Unito, sia riuscita a investire soldi nella ricerca, nell’innovazione e nella tecnologia, fino ad arrivare a competere oggi con una superpotenza come la Cina. Elisabetta Tola, fondatrice di formicablu, una start up tutta italiana, e Guido Romeo di Wired, a cui ci siamo quasi affezionati, avendo avuto modo di incontrarlo nel ruolo di moderatore e presentatore al 70% degli incontri del Festival a cui abbiamo partecipato, soprattutto in tema di data journalism e innovazione.

 

DATA JOURNALISM

Il data journalism è l’argomento che mi ha coinvolta nella maniera più assoluta e che ha permesso a me e ad altri presenti di incontrare dal vivo personaggi importanti di testate internazionali. Ma il merito più grande è stato quello di riuscire a riunire tali relatori e produrre una serie di incontri (io sono riuscita a frequentarne tre) che avevano lo scopo di avvicinare i giornalisti e gli aspiranti tali al mondo dei dati. Come trovarli, estrarli, elaborarli. Qual è il lavoro di un data journalist. Come si devono presentare i dati agli utenti e ai lettori. Che strumenti vanno utilizzati. Visto che alcuni dei giornalisti erano presenti ad ognuno dei tre eventi che sono riuscita a seguire, vi farò un elenco unico dei personaggi che il pubblico ha potuto conoscere ed ascoltare: Dan Nguyen di ProPublica, Simon Rogers, direttore del Datablog del quotidiano britannico The Guardian, Aron Pilholfer, direttore delle interactive news per il New York Times, Mirko Lorenz di Deutsche Welle, Lucy Chambers dell’Open Knowledge Foundation, Caelainn Barr di citywire.co.uk e Liliana Bounegru dell’European Journalism Centre, che ha presentato per la prima volta in Italia il libro “The Data Journalism Handbook”, uno strumento molto utile per avvicinare i neofiti al mondo del giornalismo dei dati e dimostrare loro che, per riassumere il concetto di Pilholfer del NYT, “se sapete usare Excel e Google siete già sulla buona strada. Con un buon training in una giornata potrei riuscire a insegnarvi l’80% delle cose che dovete sapere per fare data journalism”. Molto utile l’incontro di stamattina, “Anche tu puoi essere un data journalist!”, dove soprattutto i relatori Mirko Lorenz e Caelainn Barr hanno fornito indicazioni su strumenti pratici e gratuiti per svolgere questo tipo di lavoro: Datawrapper, uno strumento gratis e open source e questo link: caelainn.primarypad.com/1 dal quale è possibile accedere alla banca dati sull’Unione Europea.

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Probabilmente in nessun altro posto in Italia avrei avuto l’occasione di incontrare tutti questi giornalisti insieme. E ditemi… Se volessi seguire qualcosa di molto simile a una lezione o a un workshop sul data journalism, con esperti provenienti da The Guardian, New York Times e altre testate importanti, dove potrei farlo a costo zero come al Festival del Giornalismo di Perugia? Di certo, su questo piano, per il momento questo festival si pone come leader assoluto per la qualità e la quantità delle iniziative proposte.

LA PRIMAVERA ARABA (E TWITTER)

Ieri ho avuto la fortuna di assistere al keynote speech del “miglior account di Twitter del mondo”: Andy Carvin della National Public Radio, un conduttore radiofonico dalla grande presenza (metaforica e letterale) scenica, ha raccontato al pubblico (e al nostro Guido Romeo onnipresente, che ha sostituito Carlo Antonelli di Wired, diventato padre proprio ieri pomeriggio) la sua esperienza alle prese con Twitter, partendo dal primo “cinguettio” nel 2007, che diceva qualcosa del tipo “che buono questo hummus”. Le cose negli anni sono cambiate, la community di Twitter si è allargata e Carvin si è reso conto in maniera crescente del potenziale del social network per “twittare” da Washington DC su quel che accadeva a Tahrir Sq. in Egitto, in Libia, in Tunisia ecc… diventando uno dei punti di riferimento mondiali per gli aggiornamenti sulla “Arab Spring”. Il suo monologo era strutturato in maniera tale da impedire di perdere la concentrazione anche solo per qualche istante. Un’iniziativa davvero ben riuscita e molto coinvolgente.

andy carvin 300x200 LoSgamato @ Festival del Giornalismo di Perugia 2012   #ijf12

IL SENSO DI FACCI E DI GILIOLI PER IL BLOG

In merito all’incontro “Ha ancora senso scrivere un blog?”, non mi soffermerò a discutere sul tema trattato durante la conferenza, quanto piuttosto sui dibattiti esplosi tra i presenti. Sebbene istintivamente avrei creduto di poter “tifare” per Alessandro Gilioli (il suo blog è “Piovono Rane”), de L’Espresso, mi sono ritrovata imprevedibilmente a sostenere che il più fine e acuto tra i relatori fosse Filippo Facci di Libero. Sebbene non mi trovassi d’accordo con alcune sue affermazioni, è stata gradita (da me e da quasi tutto il pubblico) l’ironia con cui è riuscito ad affrontare di petto i sostenitori un po’ positivisti di Twitter e dei blog, quelli più estremisti. Filippo Facci, infatti, si è domandato se davvero con i social network si comunichi di più, se la nostra vita in sostanza è migliorata e se, soprattutto, il diritto all’”assenza” dai social media non sia da tutelare e rispettare, se sia davvero giusto che il progresso delle tecnologie debba investire tutti e per forza, se è normale il concetto “condivido, twitto, dunque esisto”. Quando il suddetto si è scagliato contro il moderatore Alessio Jacona, perché quest’ultimo proponeva di fare domande dal pubblico –un pubblico di 100 persone al massimo- anche via tweet, Gilioli ha rilanciato una provocazione “è comunque uno strumento in più, non in meno no? Se uno è timido potrà non alzarsi!”. Vi risparmio l’ira di Facci, che potrete facilmente visualizzare chiudendo gli occhi e concentrandovi sulla frase che vi ho appena riportato. Come potete capire da quello che vi ho appena scritto, di blog si è parlato relativamente poco, si è detto il già detto, mentre ci si è focalizzati sul capire come nel 2012 il blogger debba rapportarsi al suo utente, al mondo del giornalismo e come soprattutto il giornalismo debba rapportarsi nei confronti dei blogger.

LA DIVISIONE DEI SESSI AL #IJF12

Un’ultima considerazione. Innanzitutto vi rendo partecipi di una riflessione nata tra i membri dello Sgamato in trasferta a Perugia, nello specifico: Lorenzo Di Stasi, Magog e Kristian Tarussio, collaboratore occasionale e membro del Laboratorio Lapsus di Milano. Esistono due categorie di giornalisti: quelli vestiti bene, di bellissima presenza, che sembrano senza difetti, immutabili e pronti a lisciare il ciuffo davanti a una promoter o una signora che stringe loro la mano e fa i complimenti “per quel programma”. Esiste l’altra faccia della medaglia: giornalisti vestiti che –almenoilpigiamatelopotevitogliere-, che girano per le sale con zaini più pesanti di loro, cuffie per la traduzione simultanea e occhiaie. Caffè e occhiaie. E poi ci sono le donne.

Sì, perché soprattutto tra i relatori, la stragrande maggioranza del mondo del giornalismo è ancora rappresentato da uomini, esponenti validissimi e competenti. Questo non vuol dire che nel mondo dell’informazione non ci siano donne e non ci siano donne capacissime di fare questo mestiere, ma che probabilmente all’interno delle redazioni queste ricoprono ancora ruoli diversi da quelli maschili, che vengono sempre interpellati come “esperti”. Quando al #ijf12 abbiamo visto delle donne le abbiamo viste tutte assieme, quasi come se dopo un’overdose di completi gessati e cravatte si sentisse la necessità di un’ondata di “gentil sesso” in una tornata unica e imponente. Per la prossima volta, attrezziamoci.

 

Per concludere, siamo molto orgogliosi di comunicarvi che quanto prima pubblicheremo le interviste che abbiamo fatto a quattro grandi personaggi del mondo del giornalismo italiano, ognuno proveniente da una diversa realtà:

Beppe Severgnini, Corriere della Sera http://italians.corriere.it/

Guido Romeo, Wired Italia http://www.festivaldelgiornalismo.com/menu/ospiti-2011/romeo-guido/

Luca Sofri, ilpost.it http://www.wittgenstein.it/

Marco Lillo, co-fondatore de Il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/MLillo/

 

Le foto presenti in questo articolo sono state scattate da Miriam Goi ed Erica Picco.

Tag cloud tratta dal sito www.festivaldelgiornalismo.com

Infografica tratta dal Datablog del Guardian

Tweet di Beppe Severgnini LoSgamato @ Festival del Giornalismo di Perugia 2012   #ijf12

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Di Miriam Goi (28 April 2012)
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