Anti-politica e anti-politici

Ok forse siamo alla resa dei conti. A breve ci saranno le Amministrative in molti comuni d’Italia che potrebbero sancire il malcontento comune nei confronti della classe politica in generale.

Certo, non è che loro – i politici di professione – si stiano impegnando per arginare il fenomeno, anzi, sembrano scavarsi la fossa con le loro mani. Con buona pace di Grillo che, col primo V-Day del 2007 chiedeva l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti (o rimborso elettorale se preferite), le pagine dei giornali sono monopolizzate da fantomatici tesorieri di partito che gestiscono milioni di euro (dei cittadini) in giro per il mondo, il tutto all’insaputa dei segretari del partito stesso. E se Bossi si indigna per Belsito che accumula lingotti d’oro e diamanti (ma via Bellerio è la sede della Lega o il covo dei pirati?!), Rutelli si imbufalisce per Lusi che sottrae 20 milioni di euro dalle casse della Margherita – un partito che non esiste nemmeno più! Se poi guardiamo alla Regione Lombardia si rimane sbigottiti: ormai conviene che nella nuova sede mettano direttamente le sbarre alle finestre. O che la spostino a San Vittore.
belsito bossi 300x215 Anti politica e anti politici
Le parole di Bersani e Vendola, nonché di vari giornalisti riguardo a quelli che loro definiscono “movimenti di protesta e non di proposta”, come il MoVimento 5 Stelle, sono il campanello d’allarme che sancisce il cambiamento di atteggiamento nei confronti dei nuovi fenomeni politici che si stanno sviluppando (ormai da qualche anno) nel nostro paese. Se prima ci si limitava a ignorarli ora iniziano a preoccupare i leader di partito, che temono già alle Amministrative dei prossimi giorni di vedere ufficializzata la loro perdita di appeal sugli italiani. Ormai sono gli unici ad avere bisogno di una conferma, ma loro ci sperano ancora.

Questa seconda Tangentopoli che stiamo vivendo, a vent’anni dalla prima, sta facendo da catalizzatore del fenomeno; resta da capire se, dopo la tempesta, ci ritroveremo come vent’anni fa, con una mano di vernice fresca sopra i soliti tristi faccioni, oppure avremo risolto almeno uno dei tanti problemi italiani.

Sia ben chiaro, il problema non è un nome piuttosto che un altro o un sistema di voto più alla tedesca o che so io. L‘impressione (o la certezza?) è che non sarà Vendola a salvarci da Bersani, né Alfano da Berlusconi. Qui ci si riferisce innanzitutto a una classe politica formata tout-court da inetti e inadeguati, quando non condannati.
Alimentata da un perverso sistema di finanziamenti pubblici camuffati e mantenuta al potere grazie a vari favori elargiti sul territorio, a partire dagli appalti per piccole o grandi opere.

In secondo luogo,e in modo più profondo, la crisi politica italiana è da far risalire al vero e proprio sistema partitico. Purtroppo la tendenza in questi decenni è stata quella di far coincidere la democrazia col sistema dei partiti, cosicché quando si attaccano i secondi per le inefficienze, si viene tacciati di una deriva autoritaria. Ma cosa c’era di democratico nella distribuzione di prebende e tangenti nella Prima Repubblica? E in questa Seconda? Il fatto che la Lega investa 6 milioni di euro in Tanzania va ricondotto alla malafede di Belsito o c’è qualcosa di sistemico in questo utilizzo di soldi pubblici per mantenere e far prosperare i partiti? E poi, più partiti vuol dire più democrazia? Nella storia politica italiana stiamo assistendo a un’esplosione di sigle e siglette ma direi che si può con certezza affermare che l’italiano medio ha sempre meno peso nelle decisioni pubbliche.

I partiti sono utili nel momento in cui si fanno organi di diffusione della cultura politica in generale e delle scelte dei poteri legislativo ed esecutivo in particolare. Hanno una funzione di rappresentanza dei cittadini, ne raccolgono le richieste e le elaborano. Ma tutti questi compiti attualmente sono svolti male, e potrebbero essere garantiti in altri modi probabilmente più efficienti, come la e-democracy. Questo minerebbe la democrazia? No, minerebbe la partitocrazia.

Il vero problema di Alfano, Bersani e Casini non è quindi l‘anti-politica ma l’anti-politici: finita la vacanza con il governo Monti che si prende tutte le responsabilità, come sopravvivere nonostante la presa di coscienza della gente sul fatto che stiamo diventando superflui se non dannosi?

 

Di Antonio Grifò

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