Tra Lega e Movimento

 Tra Lega e MovimentoDi questi tempi rischia di consumarsi, per la seconda volta in meno di trent’anni, un terribile errore, dovuto al disgusto generato da quanto quotidianamente emerge dalle tante inchieste che stanno smontando pezzo per pezzo il sistema politico della Seconda Repubblica.

In realtà si dovrebbe parlare di diversi errori, e non di uno solo, perché si sa che siamo un popolo complicato e che quindi ci piace sbagliare compiendo dei veri e propri doppi carpiati. Sto parlando delle tante forme in cui si sta ripresentando il trend topic (per dirla con Twitter) dell’anti-politica. Ma andiamo per gradi.

Qualche giorno fa, mentre si svolgeva la pietosa manifestazione dell’Orgoglio Padano, ho avuto modo di parlare delle origini della Lega Nord ed è proprio da qui che vorrei ripartire ma, questa volta, per parlare di un altro Movimento.

Infatti, come la Lega Nord (allora Lega Lombarda, anno 1982) è sorta nell’opposizione alla degenerazione della Prima Repubblica, il Movimento 5 Stelle è sorto e si sta nutrendo della fine della Seconda. E, stando a quanto riporta l’agenzia di stampa britannica Reuters, a subire i danni di questa ascesa del M5S sarebbe proprio la Lega. Pare infatti che da recenti sondaggi il M5S, con il 7,2%, sia il terzo partito del Paese.

Tanto entusiasmo si può facilmente spiegare con l’evidente crollo di fiducia nei partiti (secondo un recente sondaggio ISPO, il 49% degli elettori si vuole astenere o non sa per chi votare) a seguito del quale i grillini hanno avuto modo di allargare la propria base elettorale.

Ma fuggire nelle braccia di Grillo sarà davvero la scelta giusta? Alla fine degli anni ’80, quando ha cominciato a prendere voti, la Lega non era un partito ma un movimento popolare, né di destra né di sinistra, che si opponeva al sistema corrotto e al malgoverno. Allo stesso modo Forza Italia, un altro movimento che rifuggiva con forza anche la semplice definizione di partito, con Berlusconi che “scendeva in campo” contro i comunisti ma era amico dei socialisti (in particolare di Craxi) e si alleava con gli ex-democristiani. Ebbene allora, i suffragi del popolo andarono a Bossi e Berlusconi. Il desiderio primo, infatti, era di voltar pagina il più in fretta possibile, col risultato che le grandi “pulizie primaverili” della politica corrotta si risolsero sbrigativamente nell’emblematico occultamento dello sporco sotto il tappeto. E mentre ci si illudeva di aver risolto i tanti problemi di questo Paese solo cambiando casacca e bandierina, il marcio riprendeva ad avanzare silenziosamente. Sono passati vent’anni da Mani Pulite e ci troviamo, più o meno, al punto di partenza. Questa volta a offrirci la magica soluzione è Beppe Grillo, e il popolino, che sta già stirando la nuova casacca, non vede l’ora di prendere parte alla nuova rassettata politica, facendo finta di non aver mai votato i partiti che adesso tanto strenuamente contesta.

Ebbene, è proprio vero quello che diceva la De Gregorio, ovvero che siamo un Paese senza memoria. Infatti non impariamo mai dagli errori e piuttosto che pretendere un reale cambiamento, una vera svolta, ci nascondiamo ancora una volta dietro lo slogan dell’anti-politica, illudendoci che basti non pronunciare la parola “partito” per cambiare le regole del gioco. Ed è così che ci affidiamo nuovamente a un grande capo carismatico, che ci propone una politica migliore per il semplice fatto che è una politica diversa da quella precedente. Nuovo è meglio! Ma guardandoci indietro e anche un po’ in faccia, riflettendo su quanto è successo in questi ultimi anni, abbiamo davvero il coraggio di riproporre questo fallimentare sillogismo per il semplice fatto che siamo troppo pigri per fare qualcosa di davvero sensato al fine di un reale cambiamento?

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Di Francesco Zaffarano (16 April 2012)
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