La Lega in verde lutto

 

 La Lega in verde luttoSi assiste in questi giorni a quella che potrebbe essere l’inglorioso tramonto della Lega Nord. Populista, qualunquista, razzista, rozza, sono alcuni degli aggettivi con cui ci si è riferiti con disprezzo a un partito che, però, fino a qualche giorno era riuscito a farci credere che qualcuno, tutto sommato, si riuscisse a salvare nel corrotto mondo della politica. La Lega, infatti, per quanto discutibile per le posizioni assunte nel tempo, era nata, sul finire della Prima Repubblica, come un movimento connotato da una strenua opposizione anti-sistemica. Prima della Padania, della secessione, del federalismo e del Po, veniva allora il desiderio di opporsi alla corruzione che, col passare degli anni, stava insozzando ogni singolo schieramento politico, dal Msi al Pci, passando per la Dc. E per parecchio tempo la stessa Lega, che man mano andava adornandosi di qualche sfumatura ideologica e di tante patacche folkloristiche che tutti noi ormai conosciamo (nibelunghi, riti celtici e ampolle con acqua sorgiva), ha mantenuto le distanze da ogni schieramento politico, presentandosi sola contro tutti.

È passato del tempo, ormai, e il baluardo della legalità, quel partitello che allora era riuscito a strappare Milano ai socialisti, quasi tutti coinvolti in Mani Pulite, è diventato un veterano della politica italiana, il più vecchio partito presente sulla scena. Non si può dire che il tempo non abbia cambiato molte cose, ed è così che oggi, con un po’ di tristezza, sentiamo pronunciare da Umberto Bossi parole che cancellano la memoria di quei propositi di legalità da cui si era originata la Lega. “Siamo vittima certamente di una specie di complotto” dice il senatur davanti alla folla verde che lo acclama al Raduno dell’Orgoglio Padano.

Ebbene pare che Bossi sia stato vittima non di un complotto ma dell’influenza del suo più vecchio (e ormai ex) alleato. Anche lui, Berlusconi, ai tempi di Mani Pulite aveva usato le sue televisioni per dare eco all’opera dei magistrati fintanto che questi non indagavano sulle sue aziende. E come a Berlusconi è bastato che fosse lui l’inquisito per far diventare l’inquisitore da eroe ad aguzzino, allo stesso modo Bossi ha cambiato atteggiamento quando il partito sotto accusa era il suo e non più gli altri.

Ma evidentemente Bossi non è così abile a cambiare versione come il suo amico Silvio, ed è forse per questo che nel suo discorso ai militanti, durante il quale appare sempre più come immagine di un qualcosa che non c’è più, il leader leghista dice irrazionalmente tutto e il contrario di tutto, prima scusandosi “perché i danni sono stati fatti da quelli che portano il mio cognome”, e dopo affermando “i miei figli avrei dovuto mandarli all’estero a studiare, solo così avrei potuto salvarli da una stampa di regime”.

E mentre la Lega cerca di capire se è colpevole o no, ci allontaniamo ancora un po’ da questa interminabile Seconda Repubblica.

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Di Francesco Zaffarano (11 April 2012)
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