Socialisti del Mar di Caribe-”La Revolucion Bonita” intervista ad Angelo Zaccaria

“La revolucion bonita” libro in realtà diario di viaggio, in cui Angelo Zaccaria annota pensieri idee e suggestioni sotto il sole di Caracas.

Viaggio in Venezuela e nel processo Chavista, soliloqui ed interviste a chi del progetto fa parte e chi nella nuova società ci crede.

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Chávez incontra la sua nazione dai microfoni di “Alo Presidente” da ormai quindici anni. E il 2012 è anno di elezioni, il Presidente dovrà dimostrare su un piano geopolitico internazionale in divenire e su un piano interno mai cementificato cos’è il chavismo e chi ne è il suo propulsore.

Il leader o il popolo, chi guida la revolucion bonita?

Anche nei palazzi di Caracas dalle luci sempre accese si sente quel vento del Mar di Caribe che  spesso fa tremare fino alle ossa il generale Zacarias nel “L’autunno del patriarca” del divino Gabriel García Márquez?

INTERVISTA ALL’AUTORE ANGELO ZACCARIA

Il suo viaggio inizia nel 2005 e attraverso diverse tappe, arriva alla raccolta e pubblicazione di esperienze   dichiarazioni raccolte in tre anni di studio.

1-La prima domanda che voglio farle è questa: da dove nasce l’interesse per il processo politico degli ultimi dieci anni del Venezuela?

Nasce dal fatto che si tratta di un paese che è la quarta economia del Sud America, quinto paese esportatore di petrolio, detiene metà di tutto il gas del sub continente e quindi quello che accade in un paese del genere è importante. Quello che ha aumentato l’interesse è stata la svolta del 2005, quando il presidente Hugo Chávez lancia questa proposta del “socialismo del XXI secolo”. Un paese di queste caratteristiche, di questa importanza, che dichiara di voler andare verso un sistema economico alternativo al capitalismo in una forma originale, senza rivendicare modelli specifici, compreso quello a loro più vicino, quello cubano e che lo fa dentro un meccanismo che è totalmente costituzionale a democrazia rappresentativa, dove questo governo si è insediato vincendo le elezioni ed ha continuato a rimanere al governo vincendo le successive. Checché ne dica la stampa faziosa e superficiale, su questo governo che si può criticare per tante ragioni sono elezioni ma non certo per la non legittimità; queste elezioni vengono monitorate costantemente da vari organi internazionali. L’interesse è quindi sostanzialmente questo, un paese importante, dove dicono che vogliono costruire il socialismo del ventunesimo secolo, dove pronunciano questa “bestemmia” , perché tale è nel sistema politico globale l’idea che ci possa essere un regime alternativo che non sia di tipo repressivo (come ad esempio la repubblica islamista) e che oltretutto lo fa rimanendo dentro il quadro della democrazia rappresentativa non negandola ma allo stesso tempo cercando di superarla. Questi sono quindi gli ingredienti che hanno costituito il mio interesse e che sono condensati nel titolo.

1b-Una mia curiosità, come mai ha deciso di pubblicare le dichiarazioni a sette anni dalla loro raccolta?

Il primo viaggio doveva essere anche l’ultimo, a cui sarebbe seguita la pubblicazione del libro. Poi per varie vicende personali il tutto si è ritardato e a quel punto c’è stato un secondo viaggio nel 2008 per aggiornare il materiale che avevo e per fare quindi un lavoro più aggiornato completo ed attualizzato. Il lavoro ne è divenuto più corposo perché è divenuto espressione di un soggiorno di circa sette mesi nell’arco di tre anni e con un numero di interviste di personalità interne al processo, molto spesso dell’area un po’ critica del blocco che appoggia Chavez, ovvero rappresentanti di quella sinistra chavista che pur stando nel processo ne rivendica la radicalizzazione. Nella seconda parte riporto anche punti di vista dell’opposizione di destra, non li intervisto ma faccio dei resoconti dei nostri dialoghi; dando anche un ulteriore elemento di arricchimento del lavoro cercando di includere tutti gli umori del paese compresi quelli che si oppongono al processo da destra.

2- Penso che in ogni esperienza geopolitica siano presenti particolarità uniche e irripetibili sia sincornicamente che diacronicamente. C’è da dire però che ogni esperienza umana spesso ricorda tutte le altre possibili. Di cosa è rappresentativo il Venezuela ed il percorso boliviano? Si inscrive maggiormente del processo di autogestione delle nazioni definite un tempo “terzo mondo”, o è invece il più emblematico riproporsi di processi populisti già verificatesi in Europa in quelli che sono gli anni zero del secondo millennio?

È un processo che rientra dentro un processo storico proprio dell’America Latina che vede fenomeni di nazionalismo progressista e populista con un ruolo importante del militari. Ci sono state già in Sud America esperienze di governi di questo tipo capeggiate da militari (penso ad Alvarado in Perù). Diciamo che il Venezuela si inserisce nel processo di lungo periodo. Il Venezuela in qualche modo è anche dentro un ciclo storico che si apre con il Muro di Berlino da una parte e la sconfitta delle guerriglie da un lato; l’89  ed il ’91 riaprono i giochi della storia riportando alla ribalta una problematica paradossale e macrostorica in un continente con 400 milioni di abitanti, ricchezze naturali energetiche floro-faunistico enormi; una terra sottopopolata e con un surplus di ricchezza in cui la povertà non avrebbe ragione d’esistere.  Ed è chiaro che se esiste esiste perché c’è un problema di sistema, che consiste nel ruolo che per decenni è stato dato a questo territorio, ovvero di esportare materie prime a bassissimo costo.  Quindi la riapertura delle danze è legata all’antecedente, almeno sul piano continentale, alle rivolte zapatiste del 1994 in cui riemerge sulla ribalta globale un nuovo ciclo storico.  In Venezuela c’è una specificità loro locale, individuabile nell’antecedente storico riconosciuto da tutti come fondamentale del processo bolivariano, ovvero la rivolta del caracazo nel febbraio dell’89. Una delle prime grandi rivolte contro le politiche neoliberali e che lascia un saldo di morti a tuttora non del tutto quantificato ( si parla comunque di alcune migliaia di vittime) e che ha dato la scossa all’apertura di una fase politica che già dall’83 era iniziata nel primo embrione costituito dal Movimento Revolucionario Bolivariano-200 che è il primo embrione del movimento di militari nazionalisti progressisti legati a Chávez  che si propone di sviluppare un movimento con l’obbiettivo di dare al paese con una nuova costituzione, di restituire al paese la sua sovranità e di lottare contro la corruzione. Questo embrione che nasce nelle caserme dell’esercito ha un suo punto di svolta col caracazo per l’impressione enorme che lascia nel paese, e non a caso di lì a poco avverrà il colpo di stato del ‘92 ad opera di Chávez ed altri militari con la partecipazione di alcuni settori della popolazione civile; colpo di stato che fallisce rapidamente ma che lascia dei semi, nel senso che Chávez dopo due anni esce di galera per una amnistia e fonda il Movimento  Quinta Repubblica (MVR) che concorre alle elezioni nel ’97 vincendole.

Venezuela sta in questo processo storico e la rilevanza geopolitica di quello che accade nel paese è indiscutibile, non solo perché stiamo parlando di uno stato che si pensa abbia le maggiori riserve di petrolio mondiali (e molte zone non sono neanche state scandagliate) strategicamente cruciale, a nord affacciato sul Mar Caribe e non lontano da Panama, con il resto del paese che confina con l’area amazzonica che è un’altra area molto importante per gli appetiti per le risorse che custodisce. Un paese demograficamente importante, con 28 milioni di abitanti, prevalentemente urbano. Quindi tutto ciò che ci accade ha importanza politica per tutto il continente.

3-Cosa conta di più nel movimento bolivarista: nazionalismo o socialismo?

Se dobbiamo dirla tutta il nazionalismo è il collante più profondo. Del socialismo non è stato ancora definito questo nuovo “socialismo del secolo ventuno”, esistono come in tutti i blocchi di una certa rilevanza diverse anime: un’anima militare, civile, religiosa, realtà sindacale, contadina, classe media… Esiste quindi una dialettica ampia fra una componente più moderata  che guarda ad una sorta di nazionalismo progressista riformista che in qualche modo dovrà arrivare ad una sorta di compromesso con quelli che sono i centri politici di potere globale. Quella che loro chiamano “Derecia endogena” e che costituisce la parte più  moderata del processo. Qualcuno dice parte moderata guidata non solo da dinamiche ideologiche ma anche di carattere economico, connessa a quella che viene chiamata la Boli-Borghesia, ovvero quel gruppo di esponenti bolivaristi (circa un centinaio) che stando all’interno del processo e ricoprendo cariche importanti si sono arricchiti.  Questo perché stiamo parlando di un paese che ha alcune caratteristiche storiche importanti; primo un paese in cui il livello di corruzione è sempre stato molto elevato, per niente secondario né collaterale. Problema storico che è stato uno dei cofattori della crisi sociale ed economica che ha spianato la strada all’avvento del chavismo. L’altro fattore che determina la formazione di questa borghesia bolivariana sta nel fatto che essendo un paese a economia petrolifera c’è una  altissima circolazione di denaro a controllo governativo. Altro problema è la burocratizzazione, nella creazione di uno strato burocratico che da sempre è il maggiore problema di tutti quei processi di rinnovamento quando raggiungono la forma statale.   Questo per quel che riguarda la componente moderata.

Esiste poi una componente frammentata ma vasta, la sinistra bolivariana, e che ha le proprie radici all’interno di un’ampia rete di movimenti: comitati terra urbana con i quartieri di edilizia informale, realtà contadine importanti legati al chavismo, movimenti sindacali, femminili, studenteschi, volontariato all’interno delle missioni del governo, attivati in vari settori dalla sanità all’educazione e finalizzati al sostegno della popolazione più debole e che mobilitano, con l’idea di costruire una sorta di stato parallelo  utilizzando quelle che sono le risorse che vengono dal petrolio, militanza sociale organizzata. Questa sinistra movimentista bolivariana più socialista si contrappone alla destra riformista nazionalista e ne rivendica una radicalizzazione ed un approfondimento del processo stesso. Ad esempio rivendica il fatto che le fabbriche vengano totalmente espropriate, e che la gestione sia affidata ad assemblee di lavoratori, spingendo verso l’adozione di una economia di tipo collettivista.

Al centro del bolivarismo, collante garante architrave che permette che tutto questo magma non imploda c’è Chávez. Per quello che è il sistema fortemente presidenziale che caratterizza le costituzioni statali del Sud America e per quello che è la figura stessa del presidente. Da quello che ho potuto arguire, parlando coi le differenti persone conosciute, è una figura considerata in buona fede, che crede in quello che dice. Ciò non vuol dire che non farà degli errori, è una personalità permeabile, che sente gli umori dei movimenti di base e spesso se ne lascia condizionare. All’interno del marasma molto composito Chávez ne è il perno e garante dell’unità, se c’è un argomento che accomuna tutte queste correnti questo è il riconoscimento della leadership di Chávez e l’accusa di corruzione e sabotaggio del processo, tradimento della rivoluzione alla classe politica burocratica. Ambivalenza di tutto il processo e in tutto il processo.

Per leggere l’intervista in forma integrale clicca su:

http://www.laboratoriolapsus.it/lapsus-leaks/la-revolucion-bonita-intervista-allautore-angelo-zaccaria

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Di (18 March 2012)
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