Intervista a Lisandre St-Cyr Lamothe, spettatrice discreta del rumore quotidiano (in italiano e in lingua originale)

Oggi vengo colpita dalla composta eleganza di una giovane fotografa, Lisandre St-Cyr Lamothe, 24 anni, del Quebec. Mentre parliamo, tono pacato e intesa conviviale, il senso di pace e tranquillità delle sue foto traspare ed emerge anche dalla sua persona, che mi sembra davvero rispecchiare l’intento del suo lavoro. Luogo appartato, fuori la neve, e così comincia la nostra conversazione.

Quando è iniziata la tua avventura fotografica? E cosa/chi ti ha spinto ad iniziare?
Quando avevo 8 anni mio padre mi ha regalato la mia prima macchina fotografica, analogica automatica, tascabile. Quel giorno ho inventato una canzone “ con la mia macchina fotografica Minolta, io fotograferò il mondo”.

Che percorso formativo hai seguito? E a chi ti sei ispirata?
Un BAC (diploma di scuola superiore) in fotografia di 3 anni, in Québec. Poi uno stage alla Agenzia Magnum, a Parigi, al Département Numérique (il lavoro consisteva nello scannerizzare le foto degli artisti dell’agenzia, ritoccare le immagini, i colori, il contrasto). Alla Magnum ho incontrato il fotografo Raymond Depardon che mi ha molto inspirata con il suo grande lavoro sui contadini. C’è anche una fotografa del Quebec che mi colpisce particolarmente: Raymonde April, con il suo interesse per la quotidianità, gli amici, il suo entourage, i suoi viaggi: la sua ricerca è poetica e sensibile.

Solitamente come lavori? Quali sono i tuoi soggetti preferiti (ritratti, paesaggi, reportage)?
I contadini, le persone che vivono la campagna, gli amici, la famiglia, il quotidiano, le nature morte, il sentimento di pace della vita quotidiana, le persone che vivono nella natura.

Di solito come viene l’idea per un tuo lavoro? Come lo organizzi a monte?
La quotidianità è il filo conduttore che guida il mio lavoro, in base a dove mi trovo, alle persone che mi circondano. Ho un approccio naturale, nulla è ubicato o modificato appositamente per fare la foto. È solo la realtà come io la percepisco. Devo vivere in un luogo per un periodo abbastanza lungo prima di iniziare a fotografarlo, per non sentirmi estranea all’ambiente e per far in modo che le persone non si sentano attaccate e fare come se la macchina fotografica non esistesse.

Come scatti le tue foto? Bianco e nero o colori? Analogico o digitale?
A colori, con macchina fotografica analogica. In seguito, proietto le diapositive delle foto con il proiettore.

A proposito di mescolare i linguaggi cosa pensi della multimedialità, della mescolanza di video, suono e immagine ad esempio?
Io penso che la fotografia, in relazione ad un’installazione multi sensoriale, possa agire come legame tra tutti i media e attenuare il passaggio da uno all’altro. Ma per quanto mi riguarda invece, il proiettore per le diapositive rimane il solo apparecchio multimediale: il rumore del proiettore quando si cambia l’immagine funziona come un metronomo e ci immerge in un ritmo di visione piuttosto lento, nel buio, e ci ricorda le foto di famiglia e della nostra infanzia.

A tuo parere, internet e il web rappresentano un’opportunità o un pericolo per i fotografi?
Internet mi sembra una buona possibilità per farsi conoscere, come strumento per diffondere il portfolio e come carta da visita. Ma per me non è comunque sufficiente. Mi piace essere fisicamente di fronte all’immagine, in un una mostra o in un libro, perché è più personale come esperienza e le emozioni delle immagini vengono trasmesse con maggiore intensità.

Raccontaci uno dei tuoi lavori/reportage/temi.
Nell’ultimo anno ho partecipato ad un soggiorno di fotografi in Spagna. Il mio obbiettivo era quello di mostrare, attraverso le foto, la sensazione di pace in campagna. Questo è un progetto che avevo già iniziato prima in altri paesi: Quebec, Svizzera, Francia. Mi sono resa conto che la vita in campagna si assomiglia in qualunque luogo ci si trovi. Il lavoro viene fatto poco a poco, con la luce naturale, a seconda del clima. Ho quindi vissuto e lavorato insieme ai contadini, fotografandoli al naturale, nella loro quotidianità, fotografando gli oggetto che utilizzano, i paesaggi nei quali loro vivono. Con uno sguardo sensibile, rispettoso, poetico. Sono alla ricerca della luce che troviamo nei dipinti olandesi ( Vermeer ) per quanto riguarda gli scatti all’interno delle mura domestiche. Do molta importanza agli oggetti del quotidiano, che si colorano di emozioni in base alle variazioni della luce.

C’è qualche aneddoto relativo al tuo percorso professionale che ti va di raccontarci?
La canzone di cui ho parlato poco fa.

Da giovane fotografa come vedi la situazione della fotografia oggi?
Io penso che si debba riflettere su come far avanzare la fotografia, come fare per segnare la sua storia, provare a espandere il suo campo d’azione. Non penso che tutto sia già stato fatto, dobbiamo continuare a sperimentare, a cercare.

Puoi raccontarci l’idea per il tuo prossimo lavoro ?
A Lione mi piacerebbe, insieme ad alcuni musicisti, organizzare delle serate di proiezione delle mie diapositive per le strade della città, evento aperto a tutti i passanti. Sarà la musica ad attirare l’attenzione (violoncello e chitarra), usando inoltre il rumore del proiettore come metronomo per i musicisti. Una proiezione di circa 10 minuti delle foto della campagna che io credo possano apportare un po’ d’aria fresca, di luce naturale, un breve viaggio destinato alle persone che vivono la città. La proiezione avverrà 2 volte alla settimana nello stesso luogo, per chi passerà casualmente a partire da metà aprile fino a fine maggio.

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Intervista in lingua originale (francese)

Interview à Lisandre St-Cyr Lamothe, spectatrice discrète du bruit quotidienne. 

Aujourd’hui, je suis frappé par l’élégance sobre d’une jeune photographe, Lysandre St-Cyr Lamothe, 24 ans, du Québec.
Comme nous parlons, ton calme et entente conviviale, le sens de la paix et la tranquillité de ses photos brille et émerge également de sa personne, qui, je pense vraiment refléter l’intention de son travail.
Endroit isolé, dehors la neige, la notre conversation commence.

Quand ton aventure photographique a commencé? Qu’est-ce qui t’a incité à démarrer?
Quand j’avais 8 ans mon père m’a donné mon premier appareil photo. Un appareil photo automatique argentique, de poche. Ce jour, j’ai inventé une chanson « avec mon appareil photo Minolta , je photographierai le monde ».

Quelle formation as tu suivie ? Et qui t’a inspiré?
Un BAC en photographie, de 3 ans, au Québec . Puis un stage à Magnum, à Paris, au Département Numérique ( scanner les photos des photographes de l’agence, retoucher les images , les couleurs, le contraste.) A Magnum, j’ai rencontré Raymond Depardon qui m’a beaucoup inspiré, pour son grand travail sur les paysans. Aussi il y a une photographe québécoise qui me touche particulièrement : Raymonde April, pour son travail sur le quotidien, ses amis, son entourage, ses voyages : son travail est poétique et sensible.

Habituellement comment travailles-tu/quels sont tees sujets favoris (portraits/paysage/reportage)? 
Les paysans, les gens de la campagne, les amis, la famille, le quotidien, les natures mortes , le sentiment de paix au quotidien, les gens qui vivent dans la nature.

Généralement comment vient l’idée de ton travail? Comment est-ce que tu prépares en amont ton travail?
C’est le fil conducteur du quotidien qui guide mon travail, en fonction de où je suis, des gens qui m’entoure. J’ai une approche naturelle, rien n’est placé, changé pour faire la photo. C’est simplement la réalité telle que je la perçois. Je dois vivre dans un lieu longtemps avant de commencer a le photographier, pour ne pas me sentir étrangère a ce milieu et que les gens ne se sentaient pas attaqué et puisse faire abstraction de mon appareil photo.

Comment tu prend tes photos ? Noir et blanc ou couleur ? Argentique ou numérique ?
Diapositives couleur, argentique. Ensuite, projection des photos avec le projecteur a diapositives.

À propos du multimédia, qu’est ce que tu penses à propos du mélange de la vidéo, du son et de l’image, par exemple ? 
Je pense que la photo, lors des installations multi sensorielles, peut agir comme liaison entre tous les médias, adoucir le passage de l’un a l’autre. Par contre, pour moi, le projecteur à diapo est ma manière pour faire le multimédia : le son du projecteur quand on change d’images agit comme un métronome et nous plonge dans un rythme de visionnement plutôt lent, dans le noir, et nous rappelle les souvenirs de visionnements des photos de famille de notre enfance.

A ton avis, internet et le web représentent une opportunité ou un danger pour les photographes?
Internet me semble être une bonne option pour se faire connaitre ou comme outil de portfolio, comme carte de visite. Par contre, pour moi ce n’est pas suffisant. J’aime être physiquement devant l’image, soit dans une expo ou en livre, c’est plus personnel comme expérience et les émotions de l’image sont véhiculées avec plus d’intensité.

Raconte nous un des tes travaux/reportage/thèmes.
Dans la dernière année j’ai participé à une résidence d’artiste en photographie en Espagne. Mon objectif était de montrer, à travers les photos, la sensation de paix à la campagne. C’est un projet que j’avais commencé avant, dans d’autres pays : Québec, Suisse, France. Je me rends compte que la vie a la campagne se ressemble d’un endroit a l’autre. Le travail se fait petit a petit, avec la lumière naturelle, selon la température. J’ai donc habité et travaillé avec les paysans, tout en les photographiant au naturel, dans leur quotidien, les objets qu’ils utilisent, les paysages dans lesquels ils vivent. Avec un regard sensible, respectueux, poétique. En recherchant les lumières de la peinture Hollandaise ( Vermeer ) pour les scènes a l’intérieur de la maison. Je donnes beaucoup d’importances aux objets du quotidien, qui se tintent d’émotions selon les variations de la lumière.

Y a-t-il une anecdote liée à ta carrière que tu veux nous dire? 
La chanson du début.

Comme jeune photographe comment tu vois la situation de la photographie aujourd’hui?
Je pense qu’il faut se questionner a savoir comment faire avancer la photographie, comment faire pour marquer l’histoire de la photographie, essayer d’élargir son champ d’action. Je ne pense pas que tout a été fait déjà, nous devons continuer a expérimenter, chercher.

Est-ce que tu peux nous raconter le sujet de ton prochain travail ?
A Lyon, j’aimerais, avec des musiciens, faire de petites soirées de projection de diapositives dans la rue, accessibles à tous les passants. La musique attirerait l’attention ( violoncelle, guitare) . En utilisant le bruit du projecteur comme métronome pour les musiciens. Une projection d’environ 10 minutes des photos de la campagne, qui je pense, peuvent apporter un peu d’air frais, de lumière naturelle, un petit voyage simple destinés aux gens vivant dans la ville.
Projection 2 fois par semaine au même endroit, pour les gens qui passent par hasard a cet endroit à partir de mi-avril jusqu’à fin mai.

Traduzione a cura dell’autrice dell’articolo

Di Valeria (22 February 2012)

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