Una cosa buona che questa crisi ha fatto, probabilmente l’unica, è stato mettere a nudo i limiti della nostra economia e, di conseguenza, della società che ne deriva. Se le iniziali e più ovvie risposte ai problemi economici si sono finora identificate nel taglio della spesa pubblica e nella presunta panacea delle liberalizzazioni, un’analisi più attenta e più ampia nel tempo avrebbe portato forse a soluzioni diverse.

Aprite un qualsiasi quotidiano o guardate un tg, e il mantra che sentirete/leggerete sarà quello della Crescita. Bisogna crescere, rilanciare l’economia, far ripartire i consumi. Insomma dobbiamo comprare.
Ma, tralasciando il fatto che, se le banche europee non concedono mutui a famiglie e imprese ma si tengono i soldi che la BCE ha loro prestato, è un po’ difficile che gli investimenti ripartano, quanto possiamo andare avanti a crescere? I modelli economici attuali non fanno altro che affidarsi a una crescita infinita, dimenticandosi che viviamo in un mondo finito.
Quando la casalinga di Voghera inizia a preoccuparsi dello spread Bund-Btp, vuol dire che qualcosa sta andando storto. Se poi tre agenzie di rating private hanno il potere di vanificare in un colpo solo gli effetti delle finanziarie di mezza Europa, dobbiamo iniziare a chiederci che cos’è l’economia, cosa la finanza, e come possono migliorarci la vita. Oggi tutti parlano del Mercato: di quanto gradisce, di quanto è nervoso, perfino se è spaventato. È il nostro amico immaginario. Lo vediamo solo noi e, ogni tanto, ci parliamo pure insieme. La domanda allora è: è il libero mercato, l’economia, a essere al servizio del nostro benessere, o siamo noi al suo servizio? Ultimamente la risposta non mi è sembrata così ovvia.
Che cosa vuol dire poi benessere? Avere più soldi? Possedere più cose? Seguendo questo ragionamento, chi ha quattro automobili invece di una vive meglio. Però provate a pensare se nella vostra città girassero un quarto delle macchine che circolano adesso. Stareste meglio o peggio? E se ne girassero il quadruplo?
Non possiamo avere tutti due Punto a testa per far lavorare gli operai Fiat. E non ha nemmeno senso farsi i debiti per comprare un televisore 50 pollici “così fai girare l’economia”. Questa non è crescita, ha un altro nome: schizofrenia. Combattere la disoccupazione ingolfandoci di prodotti inutili non serve a nessuno, nemmeno agli operai, che avranno al massimo qualche mese di respiro.
La grande occasione che abbiamo, come in ogni crisi, è quella di fermarsi a pensare a quello che funziona e a quello che non funziona nel nostro modello, a cosa tenere e cosa buttare perché non serve più. Ecco, se guardiamo alle economie mature dei cosiddetti paesi più sviluppati, non possiamo non pensare a quanto siano soffocate dai loro stessi prodotti e, di conseguenza, dai loro rifiuti. Allora la soluzione è fare più cose? Per metterle dove?
Avete mai sentito parlare della Great Pacific Garbage Patch? È un’isola di spazzatura che si è formata nel Pacifico a causa delle correnti oceaniche. Tonnellate di sacchetti di plastica fluttuano sotto il livello del mare, raggruppate tra le coste americane e quelle giapponesi. Per le industrie cose come questa si chiamano “esternalità”: sono problemi che creano ma a cui non porranno rimedio. Per i politici e le elites economiche si chiamano “progresso”. Le industrie producono prodotti e scarti (ma chi se ne frega), il PIL aumenta, e la società è più ricca; non importa se quando fai il bagno finisci imbustato come la spesa.
Ora abbiamo i professoroni della Bocconi, i grandi analisti finanziari, i banchieri, e così via: tutti che prima del tracollo si erano schierati dalla parte dei subprime, i titoli tossici che in America hanno dato il via alla crisi finanziaria; e ora si propongono come la soluzione a un problema che non avevano capito in tempo. Non mi sento molto tranquillo.
D’altra parte potremmo lasciarli alle loro farneticazioni e iniziare a ripensare, nel nostro piccolo, la nostra vita: non più consumatori senza cervello ma cittadini. Ovviamente siamo nel campo dell’improbabile ma, se per caso pensate che stia dicendo qualcosa di sensato, dovete sapere che c’è già chi sta ipotizzando un modello diverso dalla crescita infinita: fate un giro su www.decrescitafelice.it.


