Parlo di Ganja

Prendo in prestito il titolo di una canzone di Entics per toccare un argomento che è tra i più controversi. Legalizzare o non legalizzare?

Marijuana. Per alcuni il diavolo, per altri l’acqua santa. Non mi spenderò in inutili discorsi a titolo personale sulla questione. Stavolta voglio che siano i fatti a parlare, in modo da risultare quantomai inconfutabili.

Fatto n. 1: Il mercato delle mafie

Il fatto che qualcosa non sia legale non prevede affatto che questo qualcosa non sia venduto. Anzi, proprio perché illegale il guadagno si moltiplica. Ma questo poteva saperlo anche Capitan Ovvio.

Ciò che forse non tutti sanno è l’ammontare complessivo di guadagni riguardanti il traffico di stupefacenti stimato da Eurispes. Per quanto riguarda la sola ‘Ndrangheta, il valore si aggira intorno ai 27,240 miliardi di euro (dati relativi all’anno 2008); seguono la Camorra con 7, 23 miliardi l’anno e la Sacra Corona Unita con 878 milioni di euro l’anno. Una cifra complessiva impossibile da immaginare. Ora, di questa quota una parte è sicuramente frutto del traffico di Marijuana e Hashish, anche se non sappiamo in che percentuale. Quello che senza dubbio sappiamo, però, è che se questi prodotti fossero legali, la quota di guadagni della criminalità organizzata si ridurrebbe sensibilmente. Fatto che, a parer mio, vale molto più della cattura del superlatitante XY di turno, perché significa strappare una fetta di mercato all’illegalità.

Inoltre, è bene segnalare che rendendo più restrittive le leggi sul commercio della marijuana, le organizzazioni criminali che la producono e commerciano devono correre rischi più elevati per arrivare al consumatore finale, per cui tendono a praticare prezzi al consumo maggiori. Come se non bastasse, a causa dei rischi da parte delle organizzazioni trafficanti connessi con la distribuzione di droghe meno pericolose, si è sviluppato nel tempo l’incentivo a creare sostanze più potenti e meno rintracciabili ai controlli. L’effetto finale è stata la progressiva sostituzione del consumo di marijuana con il consumo di cocaina ed eroina; ma anche di crack, nato dal tentativo di rendere la cocaina più pratica nell’utilizzo e meno costosa. Tutto questo rappresenta una sorta di naturale innovazione imprenditoriale sviluppatasi nel contesto di un mercato illegale allo scopo di massimizzare i profitti. Esattamente come accadrebbe in qualunque altro mercato. Cosa che non accadrebbe se si liberalizzasse.

Fatto n. 2: Proibizionismo e Tasso di criminalità

Di recente, sono incappata in uno studio di David Friedman – il figlio del ben più noto Milton, Nobel per l’economia – sul rapporto esistente tra tasso di criminalità, calcolato in base al tasso di omicidi, e il proibizionismo negli Stati Uniti. Questo studio si ricollega ad un’analisi operata da Jeffrey Miron, un altro economista statunitense, attualmente di istanza ad Harvard.

Il grafico riporta l’andamento temporale del tasso di criminalità misurato in base al numero di omicidi ogni 100.000 abitanti negli Stati Uniti su un arco di tempo di un secolo, dal 1900 al 2000. Quello che salta all’occhio anche di coloro che con i grafici non hanno molta dimestichezza è il picco che si registra attorno agli anni ’20-’35, che coincidono grossomodo con il periodo di validità del Volstead Act, e successivamente, dall’amministrazione Nixon, intorno alla metà degli anni ’60. Lo studio mette in relazione anche la spesa nazionale pro-capite destinata alle agenzie federali incaricate di far rispettare le leggi proibizioniste e/o restrittive riguardanti droga ed alcool, che raggiunge valori proibitivi soprattutto negli ultimi vent’anni.

Un’altra argomentazione a sostegno delle tesi antiproibizioniste è la notizia dell’imminente chiusura di ben otto istituti penitenziari olandesi a causa dello spopolamento delle carceri. Il paese, infatti, ha visto negli ultimi vent’anni un abbattimento del tasso di criminalità, passando da una situazione di sovraffollamento carcerario dei primi anni ’90, al progetto, esposto dal Ministro della Giustizia olandese Nebahat Albayrak, di affittare i circa 2000 posti in esubero al vicino Belgio. Sembrerebbe che tra le cause di un così drastico abbassamento del tasso di criminalità, ci sia proprio la legalizzazione di alcune droghe, accompagnata da una politica educativa rispetto ad usi ed effetti.

Fatto n.3: Fare cassa

La situazione economica internazionale offre scenari particolarmente inquietanti. L’indebitamento degli stati è sempre più gravoso, c’è crisi, la gente sta male, non si sa dove andare a pescare i soldi. Tutte frasi degne del solito Capitan Ovvio.

Prendendo sempre spunto dagli studi di Friedman sappiamo che allo stato attuale delle cose, i costi legati al tentativo di far rispettare il divieto di vendita e di consumo della sola marijuana negli Stati Uniti ammontano a circa 8 miliardi di dollari all’anno. Legalizzarne la diffusione sull’intero territorio nazionale statunitense implicherebbe un ingente risparmio in termini di spesa pubblica ed in più garantirebbe un gettito fiscale aggiuntivo nell’ordine dei 6,5 miliardi di dollari annui (limite massimo ipotetico nel caso in cui la droga fosse tassata pesantemente, come correntemente vengono tassate le bevande alcoliche). Basta traslare i risultati di questo studio al caso italiano ed ecco una semplice ricetta per “fare cassa”, senza ledere a contratti collettivi, salari minimi e pensioni.

Fatto n.4: il ddl sulla “depenalizzazione” (legalizzazione dei derivati della cannabis indica)

Il 12 dicembre, i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante hanno presentato un disegno di legge volto a depenalizzare il consumo per l’acquisto e l’uso personale della cannabis.

“La nostra proposta – dichiarano Della Seta e Ferrante-  non nasce da un astratto e ideologico credo antiproibizionista, ma dalla convinzione che depenalizzare l’uso della cannabis sia una scelta indispensabile se si vuole rompere la continuità di questo mercato con lo spaccio delle droghe pesanti, continuità che espone migliaia di giovani a rischi immensamente superiori ai danni, che pure non vanno sottaciuti, del fumo della cannabis. Del resto questa stessa proposta nelle passate legislature ha ricevuto ampie e trasversali adesioni, a conferma che depenalizzare l’uso della cannabis non è una battaglia di estremisti, ma l’impegno di tante persone convinte che equiparare la cannabis alle droghe pesanti aggravi di molto il problema delle tossicodipendenze”

Non resta che seguire l’iter della legge e vedere come andrà a finire…

In conclusione, mi pare giusto ricordare che oltre cinquecento economisti hanno deciso di firmare un appello a favore della legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti. Gli accademici, di fama mondiale tra i quali ben tre premi nobel, invitano l’intero Paese ad aprire un dibattito serio sulla legalizzazione di questa sostanza, convinti che sia possibile e desiderabile un regime in cui la marijuana sia innanzitutto legale e tassata e/o regolata come qualsiasi altro bene di consumo. La loro ferma intenzione è quella di portare all’attenzione di tutti i risultati teorici ed empirici che indicano come l’antiproibizionismo possa indurre benefici sociali ed economici non trascurabili e decisamente superiori agli eventuali ed inevitabili costi.

Magog (& Gog)

Di Gog e Magog (10 January 2012)
  1. [...] in modo da risultare quantomai inconfutabili. Fatto n… Continua a leggere la notizia: Parlo di Ganja Fonte: [...]

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Leggi »
  • Aggregatore notizie RSS
    http://www.wikio.it
    Segnala Feed

    Miglior Blog
    Siamo partner di:

  • Archivio

  • Recent Posts

  • Tags

  • Questo Mese

    January 2012
    M T W T F S S
    « Dec   Feb »
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  
  • Meta