
Non neghiamo l’evidenza: le speranze e, tecnicamente parlando, le aspettative di tutti noi riguardo a quello che mediaticamente è stato definito il governo dei professori sono state pesantemente deluse. Supermario in Senato aveva promesso rigore, crescita, equità e pare evidente che solo il rigore sia stato posto in atto. I metodi per raggiungere quell’agognato pareggio di bilancio che l’Italia, monarchica o repubblicana che sia, non ha mai veduto (quello della destra storica fu una mezza truffa) sono quelli visti e rivisti, simili a quelli post tangentopoli con l’eccezione di quella patrimoniale da ladrocinio che fu idea di Amato nel ’94.
Ma in fondo non erano queste le aspettative che ci hanno sempre indotto ad attendere il celeberrimo uomo della provvidenza? Non ho interesse alcuno nel difendere Monti o i suoi ministri, ma è necessario fare qualche riflessione sugli ostacoli che il Professore ha incontrato, e presumibilmente incontrerà, sulla propria strada.
Cominciamo da quello che è il problema maggiormente attuale, tangibile, pratico: la composizione dei rami del Parlamento è il risultato delle elezioni dell’aprile 2008, quelle che hanno regalato al PDL una maggioranza netta e hanno permesso a B., almeno fino allo strappo con Fini dell’estate 2010, di mandare avanti quello che dal ’94 è stato il suo solo e unico obiettivo politico: i propri interessi, finanziari e giudiziari. Se vogliamo fare una riflessione più generale, questo è il Parlamento dei Razzi e degli Scilipoti, il Parlamento degli opportunisti, dei venduti, dei nominati, dei vigliacchi. Cosa possiamo sperare per noi stessi se le proposte di Monti e del suo Governo dovranno essere votate, come prevede la Costituzione, da questi esseri? Gentaglia che in questi giorni ha avuto il coraggio di pretendere autonomia riguardo alla propria retribuzione, opponendosi in maniera grottesca al sacrosanto taglio non già dei loro innumerevoli privilegi, bensì della loro lauta diaria (che, ricordo, vale circa diecimila euro al mese).
Inoltre: è pura utopia pensare che per salvarsi da un default ormai vicinissimo e pergiunta devastante (pesa per l’enorme valore di 1900 miliardi di euro) quel rigore non debba essere totale e intransigente. L’Italia è una famiglia che, stando alle cifre, ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, soprattutto negli anni ottanta. Finchè è esistita la possibilità di svalutare la propria moneta, il problema è stato rimandato, pur sempre con scarsa lungimiranza; ma con l’arrivo di una moneta comune e di una crisi straordinaria, il gioco non ha più retto. Se a questo aggiungiamo le previsioni di crescita più che deludenti (si parla anche di recessione per il 2012), la situazione è tutt’altro che rosea.
Scuse buone per Mario? Assolutamente no. Perchè, è innegabile, tanto si sarebbe potuto fare (e si dovrà fare) per mettere una pressione vera e soprattutto definitiva su chi mai ha contribuito al bilancio dello Stato e/o al suo progresso. Della piaga dell’evasione su Lo Sgamato si è già discusso, e c’è poco da dire in fondo, i dati parlano da soli: circa settantamila contribuenti che dichiarano più di 200mila euro e centomila auto di lusso (prezzo sopra i 100mila euro) in circolazione. Ma concentriamoci invece su chi, pur di difendere i propri interessi di parte, spesso frena lo sviluppo e la crescita del nostro paese. E’ l’Italia delle caste, l’Italia delle corporazioni, che ancora una volta hanno dimostrato di poterla avere vinta in ogni caso: dai succitati parlamentari, ai taxisti che hanno ottenuto il rinvio delle liberalizzazioni nel loro campo, agli avvocati, ai notai, ai medici, per cui ancora vige il patto di non controllo sopra una certa soglia di reddito (in pratica: se dichiari almeno un po’, la Finanza non ti disturberà). E’ anche l’Italia dei sindacati che farebbero di tutto, sembra, per non deludere i loro tesserati: poco importa se sono già in pensione, magari da anni, e hanno già maturato, a volte, entrate di gran lunga superiori a quanto versato nelle casse dello Stato. E i giovani? Noi giovani, di cui si fa un gran parlare? Non sarebbe più adatto in un momento di crisi puntare sulle nuove idee piuttosto che preoccuparsi delle rivalutazioni per le pensioni attuali? Pensioni che, probabile, vedremo solo dopo i cent’anni.
Io sono contro questa Italia dei diritti acquisiti. Diritti che sono stati concessi con troppa leggerezza, e la situazione attuale ne è la dimostrazione incontrovertibile e lampante!
Sebbene mi renda conto di quanto sia tecnicamente insormontabile l’ostacolo di quei parlamentari che mai voterebbero provvedimenti apertamente ostili a loro stessi o ai loro amici, mando un segnale a Monti: non guardare in faccia nessuno.
E con questo gli concedo molta, forse troppa fiducia; ma in una situazione come questa non vedo alternative. Posso solo sperare che gli interessi che persegue non siano i suoi, quelli della propria casta, quelli della propria parte, ma quelli dell’Italia.



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