Una lettura (ri)costituente

scilipoti 1 Una lettura (ri)costituenteC’è dell’incredibile nell’ascoltare le sedute della Camera dei Deputati. Non si sa mai in cosa ci si può imbattere e, come sapete, ieri era una giornata molto particolare e quindi le probabilità di ascoltare deliri di ogni genere era ancora più alta del solito. Come volevasi dimostrare, infatti, nella giornata di ieri abbiamo assistito alla summa della contraddizione, ad opera dei deputati di Popolo e Territorio (meglio noti come Responsabili). In ben due casi il suddetto gruppo parlamentare è intervenuto, nella discussione relativa alla mozione di fiducia al neonato Governo Monti, attraverso le “misurate” parole degli onorevoli Vincenzo D’Anna e Domenico Scilipoti. Il primo a intervenire in merito alle questioni dibattute in questi giorni è, appunto, Vincenzo D’Anna, che con parole infuocate accusa l’attuale Governo di essere stato nominato e non eletto, ma soprattutto di essere stato nominato da un altro nominato: il Presidente della Repubblica. Imbarazzo in aula: chi ha nominato il Presidente della Repubblica? Se gli scranni di Montecitorio potessero parlare probabilmente potrebbero raccontarci molte storie divertenti sugli svariati onorevoli ma mai avrei pensato di sentire parole così tanto ricolme di ignoranza… Una profonda ignoranza che dimostra come l’on. D’Anna non si sia neanche lontanamente appropinquato a dare una fugace lettura alla nostra Costituzione. Per chiarire questo punto cito testualmente:

TITOLO II
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Art. 83.

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Si evince senza neanche troppe spiegazioni che, tanto per cominciare, il Presidente della Repubblica non è nominato ma eletto. Se davvero D’Anna crede di avere il potere di nominare il Presidente della Repubblica temo abbia qualche problema con uno dei principi cardine della democrazia in particolare, e del concetto di rappresentanza in generale. Un fatto, questo, non meno inquietante se pensiamo che certi concetti erano chiari già a Marsilio da Padova, un simpatico personaggio, ritenuto uno dei padri della filosofia politica, vissuto verso la fine del 1200 (e poi si critica il Medioevo…).

Ma non finisce qui, perché a ben vedere c’è un altro piccolo errore nelle parole dello scatenatissimo D’Anna. Come ho già detto, l’on. D’Anna, si è detto scandalizzato dal fatto che l’attuale Governo sia stato nominato: quale oltraggio, è mai possibile che adesso arriva un Presidente della Repubblica qualsiasi e ci nomina pure Presidente del Consiglio e Ministri?!?!?!?!? Cito anche qui testualmente:

TITOLO III
IL GOVERNO

Sezione I
Il Consiglio dei ministri.

Art. 92.

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Cioè, mi state dicendo che il Presidente del Consiglio e i Ministri sono sempre nominati? Ebbene sì!!! Da che Repubblica è Repubblica, in Italia non si è mai votato né il Presidente né i Ministri. Quando vedete un manifesto con scritto “Tizio Presidente”, vi stanno prendendo ampiamente per i fondelli perché il vostro voto non può determinare a priori chi sarà il Presidente del Consiglio o il Capo dello Stato. E sapete perché? Perché non siamo una Repubblica Presidenziale ma una Repubblica Parlamentare: e a questo proposito Maurizio Belpietro, con il suo editoriale del 12/11 ha dimostrato di non aver capito niente (clicca per leggere l’editoriale).

Il buon senso grida “Basta!” e “Pietà!”, ma non ho ancora finito. Si dà infatti il caso che ieri, come avevo già anticipato, sia intervenuto anche Domenico Scilipoti, che con il suo fare folkloristico, vestito a lutto e con l’amaro in bocca, ha detto che “la democrazia è morta”. Strano, mi sembrava fosse morta la decenza. Tuttavia, visto che non nego a nessuno la possibilità di apprendere qualcosa di nuovo, cito, ancora una volta, testualmente:

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Vorrei evidenziare, di questa frase che rotola nelle bocche di tutti, le ultime parole: “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Cosa vogliono dire queste parole? Che portata culturale hanno? Semplice: il popolo è, sì, sovrano ma la sua sovranità non si traduce (grazie a Dio) in un dispotismo solipsistico di ogni singolo cittadino o della maggioranza che quindi può fare il bello e il cattivo tempo quando gli pare e piace. Secondo l’interpretazione che troppo spesso si fa di questo primo articolo della nostra Costituzione, il cittadino, visto che è sovrano, decide. Scordatevelo: nessuna società potrà mai reggersi su un principio tanto stupido da concedere tutto a tutti, e questa è la risposta che si dovrebbe dare ai tanti teorici dell’anarchia che non hanno ancora capito che l’unico modo per vivere in una società (o meglio non-società) anarchica è che TUTTI la vogliano. E vi dirò di più. L’articolo uno, non a caso è l’articolo uno. Che proprio nel primo articolo della Costituzione si parli di “forme e limiti” è indicativo di una cosa: le forme e limiti vengono sviluppati in tutta la Costituzione (e sono, ad esempio, quelli dettati dai sopra citati articoli 83 e 92), che quindi, magari, andrebbe letta bene. Sembrerebbe però che nel nostro Parlamento si preferiscano letture di altro genere. Proprio per questo, a mio avviso, sarebbe auspicabile che per costruire un Paese migliore, tutti noi ricominciassimo dalle nostre fondamenta da ciò che ci unisce e che ci ha, qualche decennio fa, costituito. Buona lettura.

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Di Francesco Zaffarano (19 November 2011)
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