Tutto bello per carità, una piazza Duomo addobbata a festa per dare l’arrivederci (dopotutto siamo ancora in una democrazia) ad un’amministrazione di centrodestra che durava da quasi vent’anni. L’arancione è stato il protagonista incontrastato di queste elezioni che hanno visto una partecipazione incredibilmente stabile ed alta rispetto alle altre città italiane; nelle ultime tre votazioni, ballottaggio compreso, la percentuale di milanesi recatasi ai seggi si è sempre attestata attorno al 67 %. Numeri a parte la vittoria di Milano si deve ad una persona indipendente che fa parte della società civile e non è iscritta a nessun partito: Giuliano Pisapia. Non è la vittoria dei partiti è la vittoria di una persona umile e moderata nei toni che è riuscita a cogliere il disagio di una città intera, ma soprattutto di molti elettori del centrodestra stanchi di essere amministrati da una moglie di un petroliere che non fa altro che difendere gli interessi commerciali del marito ed è molto simile a Mary Poppins, con tutto il rispetto parlando.
La società civile al di là di esprimere un voto è andata oltre. La coscienza della maggioranza che ha espresso la propria preferenza per Pisapia si è manifestata attraverso un senso di appartenenza che, come ci insegna Giorgio Gaber in una delle canzoni a cui è più legato, significa soprattutto “avere gli altri dentro di se.” Tutto ciò si è potuto respirare durante tutta la campagna elettorale, attraverso un candidato sindaco che ha voluto dialogare e sentire con le proprie orecchie le necessità che i cittadini gli facevano presente. Ora dovranno essere messe in pratica, noi saremo pronti a seguirlo e mantenere gli occhi vigili, come lui stesso ha richiesto? E’ anche questa la nostra volontà? I confini tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa sembrano essere ormai meno marcati, con questo non voglio dire che ogni decisione d’ora in avanti venga presa da tutti i milanesi all’unanimità, ma che tutti possano contribuire per dare una propria opinione per problemi che li riguardano più da vicino.
Il fatto che Pisapia abbia abbattuto a parole (“Io sono il nostro sindaco”) quel muro ideale che negli ultimi anni si era innalzato tra palazzo marino e i cittadini, mettendosi “nei nostri panni” mi lascia ancora un pò scettico. Il vero pantano dal quale la città è uscita è, a mio parere, quello dell’antiberlusconismo fine a se stesso, nonostante sia tornato in voga durante i festeggiamenti post-elezioni con cori da stadio per eccesso di felicità. L’autoironia del popolo di centrosinistra riguardo alle accuse infondate di vari esponenti della maggioranza, ha svolto un ruolo determinante a livello comunicativo sui media non tradizionali quali i due principali social network Twitter e Facebook (qui il link ad uno dei video più riusciti e cliccati). L’ironia venne definita da Socrate come esercizio di intelligenza, quindi un segnale di attività che è andato certamente oltre al mero fatto di provare simpatia per l’ormai nuovo sindaco milanese.
“Che cos’è l’ironia? È il sentimento della realtà, che si mette dirimpetto quel mondo già tanto venerato, e ride.” Questo è quanto pensava Francesco De Sanctis scrittore e filosofo del diciottesimo secolo.
Ora la realtà è cambiata, ma starà a noi portarla per mano.
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