Julian Assange è ricercato, minacciato di morte, è un fuggiasco. O almeno lo era fino a ieri, quando si è consegnato alle autorità londinesi per difendersi da un’accusa di stupro. Resta però un ricercato per Washington, che lo brama come non mai e chissà con quali gentilezze lo accoglierebbe tra le sue braccia. Si era allontanato dalla sua famiglia da aprile per proteggerla, perché sapeva che prima o poi si sarebbero rivalsi anche su di essa per arrivare a lui. Non ci sono paesi amici per lui, solo condanne, mandati d’arresto e interpol.
Ma cos’ha fatto di così grave? In sostanza, ha detto che il re è nudo. Ha mostrato come la nostra società, intesa internazionalmente, si basi su menzogne. Ha svelato come i politici e i funzionari di tutto il mondo mentre pubblicamente dicono una cosa, privatamente fanno l’opposto. E ciò ha creato, dicendolo con un eufemismo, un bel po’ di imbarazzo.
Purtroppo i vertici delle nostre nazioni non gradiscono essere messi in imbarazzo, e noi italiani di queste cose ce ne dovremmo intendere visto l’elenco di stragi impunite e di gente ammazzata perché forse sapeva troppo, da Pasolini a Pinelli e magari ci mettiamo anche Falcone e Borsellino.
Il fatto è che Julian non si è messo a blaterare parole a caso, ha semplicemente reso pubblici i cablogrammi che gli ambasciatori USA inviavano dalle varie parti del mondo dove lavoravano. E questo è un problema, perché come puoi smentire il nero su bianco dei documenti ufficiali? Semplicemente non puoi. E allora per evitare “l’11 settembre della diplomazia”, come l’ha definito il nostro (lo so, neanche io riesco ancora a farmene una ragione) Ministro degli Esteri Franco Frattini, ci vuole un bell’intervento tempestivo, magari togliendo di mezzo la voce fuori dal coro di modo che con essa scompaia anche il suo messaggio. Poi il tempo farà il resto, la gente dimenticherà, e tutti torneremo a credere alle strette di mano e ai larghi sorrisi degli accordi bilaterali, alle democrazie esportate a suon di cannonate e ai rapporti cordiali con paesi che i diritti umani non li violano neanche troppo in fondo, finché se ne può trarre un vantaggio economico.
Quindi Julian, difenditi da questa accusa ma cerca di stare il più lontano possibile dall’America, perché ho come l’impressione che non saresti accolto a braccia aperte. Almeno non da Casa Bianca e Pentagono. Sembra assurdo che si debba fuggire per aver detto la verità, ma del resto, in una società di incantatori chi rompe l’incantesimo non può che essere bandito.
Di Antonio Grifò