Signori e signorine, BENTORNATI dal vostro Gigi Proiettile!
Siamo finalmente di nuovo in onda dopo interminabili trattative coi sindacati di nani e scimmie Bonga, che a quanto pare hanno imparato a usare Internet e hanno scoperto l’esistenza del lavoro salariato.
Ad ogni modo, abbiamo anche combattuto feroci critiche, ma grazie all’appoggio incondizionato della nostra Direttora Piermiriam e del nostro webmaster di fiducia, siamo nuovamente qua ad allietarvi con i nostri deliri cinematografici.
Veniamo ai cambiamenti imposti dalla produzione: il Nano vestito da paggetto è ancora tra noi, e lo vedete al mio fianco, conciato come Hannibal Lecter, in quanto la museruola gli impedisce di sparare loffe dalla bocca.
Non mugugnare, Frodo, sto parlando.
Inoltre, ho convinto la regia ad assumere venti immigrate della Costa D’Avorio e dei Balcani come vallette del programma: renderanno più piacevole lo spettacolo a voi pubblico pagante, bastano cinquanta euro.
Ancora, la redazione è stata rimpolpata: ci siamo resi conto che non potevamo propinare articoli scritti da Scimmie Bonobo, in quanto sito serio e rispettoso dei suoi lettori, quindi abbiamo aggiunto dei gorilla dell’Amazzonia, che rendono l’ambiente molto familiare.
Bene, amiche e amici, le comunicazioni stanno a zero: passiamo all’azione con la A maiuscola, perché dai sobborghi di Londra, arriva una storia pulp da farvi rizzare le orecchie e altre parti molli.
Sigla!
“ROCKNROLLA” di Guy Ritchie
Due cose sono note, per chi ci segue: la prima, amiamo il cinema inglese; la seconda, ci piace Gerald Butler in praticamente tutte le salse con cui ci viene proposto, soprattutto nel ruolo del simpaticone bastardo, e un po’ sfigato.
Ecco perché questa pellicola ha già vinto, potrei dare le canoniche 4 stelle, e poi tutti a casa che mia nonna ha fatto le lasagne.
Tuttavia, pare che a qualcuno piaccia sentire le motivazioni che stanno dietro ad un giudizio (mah!), quindi eccomi, a disposizione.
Dicevamo, cos’è un Rocknrolla? Intendiamoci, un VERO Rocknrolla, non di quelli che si vantano con gli amici delle loro conquiste quando in realtà non beccano dal ‘99, non di quelli che suonano in garage le cover dei Cugini di campagna, non di quelli che fanno i concerti con palchi in fiamme e falli finti che spruzzano panna!
Il vero Rocknrolla, vuole tutto il fottuto pacchetto, e ti ammazza se ti metti sulla sua strada.
Se non è troppo fatto per alzare anche un dito.
Confusi? Normale, ricominciamo: “Rocknrolla” è un viaggio pulp, sporco e contento di esserlo, divertente ma senza l’intenzione di divertire. E’ una di quelle storie che si poteva trovare negli anni ’50, su quei libriccini che a Tarantino tanto piaceva recuperare da un vecchio baule.
E di sicuro piacevano anche al signor Ritchie, ex marito di Madonna, che durante il divorzio con quella galleria ambulante della moglie, ha ritrovato un po’ di ispirazione, buon per lui: dopo alcune pellicole che è generoso definire allucinanti (tra cui l’orrido remake “Travolti da un insolito destino”, proprio con Madonna, che faceva rimpiangere l’originale sotto ogni aspetto, a cominciare dalla prova di Miss Ciccone, che definirei “cinofila”), il nostro Guy riesce a costruire un film pop, rapido e graffiante, e soprattutto ricco di personaggi cult.
Perché è proprio questo, ciò che riesce meglio a mister Ritchie: creare figure che restano impresse (e il suo “Sherlock Holmes” con Robert Downey Jr. non fa eccezione).
La trama è complessa e ricca di situazioni paradossali, a volte molto distanti tra loro: un’indagine sul crimine, ma a 360 gradi, perché butta dentro la mafia russa, gli imprenditori corrotti, i politici comprati, i ladruncoli da quattro soldi e i killer senza scrupoli.
Lo sfondo è una Londra in continua espansione, che tuttavia è docile e si lascia cavalcare da una miriade di personaggi, più o meno seri, ma comunque tutti divertentissimi: come non farsi conquistare da One Two (Butler), quando, nell’atto di rubare una macchina, chiede informazioni su come avviare il veicolo?
Oppure alzi la mano chi non vorrebbe correre la campestre coi killer russi (protagonisti di due scene semplicemente esilaranti).
Tutto ruota intorno a un quadro (classico Mcgffin’, in quanto non lo vediamo mai), donato dal lord della mafia russa a Lenny, un gangster vecchia scuola: è un prestito, va restituito, e Lenny lo sa bene.
Chi non lo sa è il figliastro di Lenny, la rockstar Johnny Quid (il nostro Rocknrolla), che ruba il quadro, e mette un sacco di gente in un sacco di casini.
Il film è un ritorno del regista alle atmosfere di “Snatch”, che tanto ci era piaciuto per Brad Pitt zingaro e mille altri motivi: lo sguardo quasi compassionevole e divertito alla malavita inglese c’è tutto, e tiene incollati allo schermo.
Musiche veloci come il montaggio, come una bella scena di un omicidio sulle note di “Rock ‘n Roll Queen”, cast adeguato a un film corale (cioè nessuno sotto un certo livello), con i picchi raggiunti da quello che è il vero Rocknrolla del film, Mark Strong, nel ruolo del braccio destro di Lenny, gelido ma estremamente affabile (un misto tra Vincent e Jules di “Pulp Fiction”).
E poi ancora Tom Wilkinson, Thandie Newton, Jeremy Piven.. tanti co-protagonisti, tutti ben utilizzati, in particolare quel Toby Keppel, che dopo questo film si sta sputtanando in una maniera inverosimile, ahinoi.
Infine, la location londinese dà alla storia un sapore internazionale, ma allo stesso tempo squisitamente europeo, regalando al film un’atmosfera unica, invidiabile dai filmoni d’oltreoceano.
In sintesi, uno di quei film da non perdere, anche solo per capire cosa significa essere un vero Rocknrolla.
Quattro stelle, bye bye, losers.
****