Eppur lo sento anch’io
questo sottile filamento
d’un qualcosa di avido
che le gambe fa traballare.
S’insinua nelle ginocchia
e da lì s’espande in fretta,
si avvinghia con forza cieca
e non molla più la presa.
Avanza fino al basso ventre
e mi divora dall’interno,
questo filo di terrore e amore
ch’esercita sublime contesa.
E il cuore, che in disparte s’è lasciato,
con moto d’invidia chiama a gran voce
le forze rimaste nel corpo assediato
per dare vita al suo potente tuonare.
E le braccia, oh le mie mani!
che hanno dimenticato come lavorare
per colpa di quel cuore traditore
che l’energie si è rubato.
Non mi resta che riposare
e darla vinta al turbatore,
vagherò con la mia mente
verso lidi noti e altri ancora da esplorare.
di Lorenzo